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Caos calmo - No alla censura, sì alla critica. I soldi dello Stato per un grande spot ad una casa d'auto tedesca

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Articolo in: Articolo 21  

Roberta Gisotti 16/02/2008

Caos calmo - No alla censura, sì alla critica. I soldi dello Stato per un grande spot ad una casa d'auto tedesca

Oggi su tutti i giornali c'è la polemica della CEI sulla inutile scena di sesso nel film caos calmo. Ma non è questo l'aspetto più inquietante del film, sebbene la scena in sé si presenti molto volgare, interpretata con freddezza, senza trasporto e del tutto gratuita.

 

La verità è che caos calmo è un film senza anima, dove non vi è alcuna tensione spirituale e dove la vicenda tragica di un uomo, con una figlia piccola, che perde la giovane moglie viene narrata senza un briciolo di umanità.
È giusto che in Italia riprenda vita la critica e la stroncatura degli spettacoli, per l'impatto che hanno sulle grandi masse, specie di giovani, senza gridare alle censure.

Detto questo, si deve denunciare che pure in presenza di finanziamenti dello Stato e di Rai Cinema, la produzione in accordo con una nota casa d'auto tedesca ha trasformato il film in un megaspot, con un testimonial d'eccezione, Nanni Moretti. Eccolo il nostro Nanni mostrare nel film tutti gli optional di un particolare modello di auto: come si alza il volante per agevolare la discesa e salita del conducente quando l'auto viene spenta; come si chiude facilmente il portellone posteriore, con un leggero tocco; si escogita perfino un gioco con un bimbo down per rivelare l'efficienza del sistema antifurto, che si può attivare anche a distanza di decine di metri.
Tanto è importante nel film questa presenza di marketing, che lo spettatore invece di seguire la storia, alquanto noiosa e deprimente, aspetta di vedere quale altra meraviglia riveli l'automobile di Moretti oppure aspetta di vedere quale modello della stessa casa posseggano gli altri personaggi.Unica eccezione, Isabella Ferrari dotata di un'auto di una casa diversa ma dello stesso gruppo. Per capire l'entità dell'accordo basti dire che il film si chiude sul marchio della nota casa automobilistica, che si allontana.
Sul piano tecnico il film è stato girato, con ogni evidenza, a bassissimo costo, con pochissime location mai inquadrate in campo lungo e quindi senza la necessità di allestire set vasti e fare ricorso a masse di figuranti.

Ora è un bene che il Cinema italiano sia finanziato dallo Stato poichè si tratta di un'importante forma di produzione culturale e d'impresa, parimenti è bene che siano possibili accordi di product placement ma occorre misura ed equilibrio per non imporre allo spettatore pagante una proiezione pubblicitaria, imperniata su un film. Tanto da ipotizzare che l'attenzione sulla scena di sesso sia stata opportunamente veicolata dalla produzione per dare maggiore visibilità ad un prodotto mediocre. Ricordiamo il battage pubblicitario che ha preceduto il film per il mancato nulla osta del Ministero a pochi giorni dall'uscita nei cinema, salvo poi l'ammissione del distributore di avere lui ritardato la consegna delle copie alla Commissione di revisione cinematografica.

 


 

 

 

 

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