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Radio Vaticana intervista il Rettore sulla grandezza e attualità di Don Bosco

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Da "www.unisal.it" 01/02/2011

Radio Vaticana intervista il Rettore sulla grandezza e attualità di Don Bosco
(UPS, Roma, 1 febbraio 2011) - In occasione della festa di Don Bosco, lo scorso 31 gennaio, Radio Vaticana, nella persona della giornalista, dott.ssa Roberta Gisotti - che tra l'altro è docente presso la facoltà di Scienze della C
 

Memoria di San Giovanni Bosco. Il Rettore dell'UPS: apostolo dei giovani ed esempio per gli adulti

di Roberta Gisotti

Prevenire anzichè reprimere: san Giovani Bosco seppe farlo attraverso l'amore prodigato verso i giovani nell'Italia, in via di formazione nel secolo XIX. Oggi, nella festa di questa grande personalità nella storia Chiesa, ci si chiede cosa resta di più attuale del suo apostolato. Roberta Gisotti ha intervistato don Carlo Nanni rettore magnifico della Pontificia Università Salesiana (UPS).
D. - Professor Nanni, il cuore del messaggio di Giovanni Bosco resta vivo anche per i ragazzi di oggi?
R. - Sì, senza dubbio. Anzi, forse, oggi più che ieri: c'è il problema del prevenire invece di reprimere, del poter dare spazio ai talenti di ognuno. Don Bosco diceva che anche nel ragazzo più disgraziato c'è un punto accessibile al bene. Credo che la generazione adulta dovrebbe mettersi bene in testa questo. Anzitutto, proprio nel modo di atteggiarsi: non deve essere negativo e pessimista. Io dicevo a più d'uno che don Bosco ha fatto gli italiani! Quest'anno siamo a 150 anni dall'Unità d'Italia: don Bosco l'ha fatta prima di D'Azeglio e prima di Cavour, cioè permettendo a persone che sarebbero state emarginate di essere, invece, protagoniste nella loro realtà. Credo che questo sia l'imperativo categorico che don Bosco lascia a noi salesiani e a tutti quelli che sono preoccupati, perchè la questione educativa, oggi più che mai, è importante, proprio per permettere una cittadinanza attiva, democratica, responsabile, ma che dia anche la possibilità alle persone di sentire che la loro vita ha un senso.
D. - Professor Nanni, effettivamente, nell'immaginario collettivo i giovani vengono descritti come colpiti da insicurezze personali e sociali, da precarietà nel lavoro, da crisi di valori morali, ma le chiedo: è proprio così? Dal suo osservatorio privilegiato, lei li vede così, questi giovani?



R. - No, assolutamente no. La prima insicurezza è di noi adulti che non riusciamo a saper controllare, dominare una situazione che è complessa. Ma per quanto mi riguarda e per quello che posso constatare direttamente ci sono molti, molti giovani, non meno che nel passato, che hanno invece questa intenzione grande di vita. Certo, bisogna sostenerli con un ambiente adeguato, con politiche giovanili adeguate che non ci sono e che non sembrano essere nella preoccupazione di chi ci governa, in tutt'altre faccende affaccendato. Mentre, invece, se si potessero avere persone adulte che testimonino la possibilità di vivere in una forma umanamente degna, se si desse mano a politiche educative per l'ingresso dei giovani nel mondo adulto ma anche in quello di una vera cultura formativa, allora credo che le cose potrebbero essere molto diverse. Ma se non c'è questo impegno concreto, se i primi a non farci vedere una umanità forte, grande e degna di valore, sono quelli che ci governano, è chiaro che allora non si può chiedere ai giovani quello che noi adulti non riusciamo a fare e forse, neppure a volere.

 

 

 

 

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