A Francesco Rutelli, Sindaco di Roma 22/10/1996
Gentile Francesco Rutelli
se dovrà passare alla storia per avere piegato i romani all'uso del mezzo pubblico, che qualcuno si ostina a definire "carri bestiame", allora potrebbe anche farsi ricordare come il sindaco che da primo si fa ultimo cittadino, abbandona la sua bella casa nel quartiere Prati, con diritto di parcheggio per tutta la famiglia, rinuncia lui e la Sua gentile signora giornalista ad ogni altro permesso speciale di viabilità, sosta e fermata, ed emigra nella lontana, sperduta periferia urbana, per dimostrare a tutti che Roma è una città europea.
Sarà bello per tutti i romani condividere con il proprio sindaco quel piccolo sacrificio quotidiano di attendere con pazienza ore intere l' autobus e poi un altro sotto pioggia, vento, o solleone, ammassarsi senza scomporsi, fra cattivi odori e malumori, su vetture sporche, pressati da borseggiatori in agguato, fieri di salire su bus sandwich ricoperti di pubblicità anche per pagare gli stipendi del benemerito Corpo dei Vigili urbani, così attento ai disagi degli automobilisti. E poi infilarsi di forza nei vagoni sovraffollati del metro', costretti a socializzare (obbligatorio quando il tuo gomito è infilato nello stomaco del vicino e nella tua gamba è conficcata la borsa di un altro) con i compagni di viaggio, contenti e fiduciosi che questa è la via giusta per offrire ai turisti, ma anche ai ricchi ed ai soliti noti con permessi e a tutti gli altri romani, una città bella e ordinata.
Ma io sono certa della buona fede del sindaco e per questo aspetto con ansia di conoscere il suo nuovo indirizzo periferico e la rinuncia, sua e di tutta la sua famiglia, ad ogni privilegio legato alla circolazione.