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Audience: dea ex machina

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Da www.fantauditel.it Facoltà Scienze Comunicazione La S 06/07/2009

Audience: dea ex machina
Quantità e qualità a confronto nello studio del pubblico
 

Audience: una semplice parola in gado di mettere in agitazione anche i più grandi artisti. A volte osannata come giudizio indiscutibile del popolo italiano, spesso denigrata e accusata di essere scarsamente rappresentativa.
Comunque la si pensi i dati auditel sono un elemento dal quale è impossibile prescindere. Questi incidono, infatti, sulle scelte dei pubblicitari e anche sulla stesura dei palinsesti televisivi e radiofonici.
Da anni si dibatte sul valore effettivo dei dati d'ascolto e sul loro condizionamento del mondo televisivo. In un articolo di La Repubblica si legge: "Come si va sostenendo da anni, il meccanismo dell'Auditel lo ha inventato il diavolo in persona: non c'è uno che nell'intimo lo ritenga veritiero, ma non c'è uno - anche e soprattutto tra i televisivi di pregio, quelli della tv intelligente o come si chiama - che in caso di buoni riscontri non se ne vanti con chiunque, con gli uffici stampa nonchè al bar con gli amici".
Nessuno ci crede (o meglio, ammette di crederci...) ma tutti lo temono, commpresi i grandi mostri sacri come Pippo Baudo che lo scorso anno, vedendo il suo Festival di Sanremo stroncato da un'audience decisamente bassa, si lasciò andare a dichiarazioni anti-Auditel come "Quando non c'era l'Auditel, non solo non c'era l'Auditel ma, come riporta un'ampia letteratura, erano migliori un sacco di altre cose, per esempio il sapore dei Pavesini", riconoscendo nell'ente di rilevazione dati la causa dell'attuale scarsa qualità televisiva. Già più di 10 anni fa, nel 1996, l'allora Presidente Rai, Letizia Moratti, su La Repubblica, intimò a frenare queste corse all'audience affermando, inoltre, che "è falso l'alibi secondo cui al pubblico viene offerto un certo tipo di programmazione, semplicemente perchè lo desidera" ed invitando, quindi, a valutare con cura i contenuti dei programmi televisivi proposti.
In molti, infatti, ritengono che questa tendenza a trasmettere solo programmi che raccolgano un ampio bacino di utenti, così da attirare anche maggiori investimenti pubblicitari, vada a discapito della qualità della programmazione televisiva. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Baudo ha dichiarato: "C'è bisogno di una rieducazione del pubblico. Non penso a interventi nazisti in stile Grande fratello di Orwell, ma qualcosa va coraggiosamente fatto: si sta perdendo il senso del bello". Baudo si è più volte proposto quale difensore della tv di qualità, in netto contrasto con l'attuale cosiddetta tv trash, fatta di reality show di ogni genere, capaci di far registrate picchi di audience da capogiro, ma troppo spesso poveri di contenuti. Già 10 anni fa, nel 1999, Carlo Freccero in un artcolo scritto per La Stampa, metteva in guardia: "l'audience ottenuta con l'abbassamento del livello culturale sino alla elementarità' può, a mio parere, essere più diseducativa di certi eccessi, perchè contribuisce ad appiattire il capitale culturale del pubblico e soprattutto dei giovani".
Gli attacchi di Baudo non sono stati graditi da Maria De Filippi, conduttrice di programmi come Uomini e Donne e Amici, che si è sfogata sulle pagine di La Stampa dichiarando: "Trovo sconveniente accapigliarsi sulla tv di qualità. Chi stabilisce cosa sia la qualità? Colui che è unto del Signore? Cosa fa stabilire chi sia titolare della qualità e chi no? Avvelenato dalle critiche, Baudo sparge accuse qua e là. Chissà poi perchè non difende il suo operato invece di far paragoni e tirare in mezzo chi non c'entra".
Dunque una visione dell'audience assolutamente negativa, addirittura antagonista della qualità di quell'offerta televisiva della quale essa stessa fruisce. Un pubblico da rieducare al senso del bello, che preferisce la tv trash a quella impegnata. Da ciò si dovrebbe dedurre che un programma che abbia un indice d'ascolto molto alto sia, molto probabilmente, trash e lonano dal cosiddetto senso del bello. Ma non sempre è così. A volte i dati audience si trasformano da meramente quantitativi a dati qualitativi, sinonimo di indiscutibile eccellenza.
Un esempio in questo senso è dato dalla fortunatissima ultima edizione del Festival di Sanremo condotta da Paolo Bonolis. Il successo di pubblico è stato tale da spingere Maria De Filippi, ospite d'onore dell'ultima serata, ad affremare che il reale vincitore della manifesazione fosse proprio il conduttore. In quei giorni furono dedicate pagine e pagine dei quotidiani italiani ai dati relativi agli ascolti ed alla kermesse in generale, al punto che sul Corriere della Sera si è parlato di bonolizzazione. Il pubblico aveva premiato la qualità della tv pubblica.
Ma quella stessa audience, che ha così tanto glorificato Bonolis, ha avuto un valore del tutto diverso per Marco Carta, vincitore del talent show Amici 2008 e di Sanremo 2009, al quale ha partecipato nella categoria big, suscitando non poche polemiche. Carta si è visto sommergere da critiche provenienti da pulpiti più o meno autorevoli. L'audience che supporta il cantante sardo non sarebbe sinonimo di qualità, ma sarebbe composta in maggioranza da ragazzine,grazie alle quali sarebbe riuscito a vincere il festival canoro più importante d'Italia. Secondo Soundblog il televoto avrebbe messo "in posizione di grande vantaggio un giovane amato da uno zoccolo duro di giovani avvezze all'uso dei cellulari e dei sistemi di televoto".
Dopo la fine del Festival, i cantanti in gara sono stati ospitati a Domenica In, nella parte condotta da Pippo Baudo, dove erano presenti diversi giornalisti per intervistarli. Il giovane vincitore, però, più che da domande, è stato accolto da una serie di attacchi, come quello di essere un "protetto" della De Filippi, presente la sera della sua vittoria (coincidenza che non è sfuggita a nessun quotidiano, blog o rivista...), o di aver sfruttato Amici per evitare la gavetta, o, addirittura, di non riuscire a vedere la differenza tra musica e televisione.
Ad ogni modo, Carta continua a mietere successi e l a fedeltà del suo pubblico che continua a seguirlo con costanza lo ha portato a vicere addirittura il premio di Mtv Man Of The Year 2009, battendo artisti del calibro di Tiziano Ferro.
Verrebbe quasi da dire che i dati audience siano soggetti a differenti interpretazioni. Per ovviare a questo ostacolo, il management Rai ha previsto nel Contratto di servizio 2007-2009 di istituire il Qualitel, presentato su CineTv come "un nuovo rivelatore del gusto del pubblico, che affiancherà, per la Rai, in maniera differente, l'Auditel". Il sito ne illustra anche il funzionamento: "Ogni settimana cinquemila esprimeranno il loro giudizio (su una scala di valore), sulla qualità di un prodotto trasmesso. Quali sono i termini oggettivi per definire la qualità del prodotto non è dato di sapere (non bisogna dire se il programma è bello o brutto, ma se qualitativamente valido oppure no)".
Giancarlo Leone, vicedirettore generale Rai, non si è, però, mostrato pienamente d'accordo con l'iniziativa. Il quotidiano on-line Key4bizz ha riportato alcune dichiarazioni rilasciate da Leone: "La Rai non ha mai nascosto le sue perplessità su questo strumento, anche in sede di confronto con il ministero delle Comunicazioni. Dobbiamo applicarlo e lo applicheremo, ma non siamo convinti che sia il modo giusto e soprattutto che si debbano spendere così tanti soldi per misurare la qualità del servizio pubblico". Il vicedirettore sembra non essere convinto dell'effettiva validità e utilità di uno strumento che tra sarebbe l'altro molto costoso.
L'idea di un apparecchio che misurasse la qualità delle trasmissioni tv non è, però, nuova in casa Rai. Come ci ricorda la giornalista e scrittrice Roberta Gisotti in un articolo pubblicato sul quotidiano on line articolo21.info, già più di dieci anni fa, nel 1997, la Rai si era dotata di un sistema di rilevamento quantitativo chiamato Iqs, acronimo di Indice di Qualità e Soddisfazione, che, però, fu "tenuto occultato anche all'interno dell'azienda, tanto da negarne l'esistenza", finchè l'allora ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, non inserì l'obbligo di misurazioni qualitative nel Contratto di servizio 2003-2005. "Un solo giorno di gloria per l'Iqs tornato all'indomani nell'oblio aziendale fin quando il ministro delle comunicazioni Gentiloni non ha inserito nel nuovo Contratto di servizio 2007-2009 l'obbligo di rilevamenti di qualità più raffinati rispetto al vecchio Iqs, mandato inspiegabilmente in pensione prima di sostituirlo".
L'esperienza negativa dell'Iqs è probabilmente tra le cause principali di titubanza nei confronti del nascituro Qualitel, il quale dovrebbe avere un costo decisamente elevato, intorno al triplo del suo antenato, che già costava allo Stato (e, quindi, ai contribuenti...) oltre un milione di euro all'anno.
Audiel, Qualitel, Iqs... che la si ami o la si contesti l'audience sembra essere, comunque, al centro dei pensieri di chiunque lavori per il piccolo schermo. Purtroppo, però, questa smania di raggiungere numeri da capogiro a volte fa uscire di strada. Capita che essere seguiti da un'alta percentuale di italiani diventi più importante di tutto il resto e si fa di tutto per "catturare" sempre più spettatori. Si è assistito a questa triste degenerazione, che in molti hanno definito "sciacallaggio mediatico", nei giorni immediatamente successivi al terribile sisma che la notte tra il 5 ed il 6 aprile ha scosso l'Abruzzo. Qui di seguito ne proponiamo due esempi, lasciando alle immagini stesse il compito di commentare quanto accaduto.
Audience, croce e delizia della tv. Numeri che esaltano, numeri che stroncano, numeri che fanno discutere, che fanno nascere polemiche. E tra breve (speriamo...), grazie all'imminente arrivo del Qualitel, numeri che hanno finalmente una propria opinione.

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