Torniamo da Firenze, i tre giorni passati con Brava Gente alle spalle ma con tutte le discussioni, i confronti e soprattutto i progetti, davanti a noi.
Nelle pause dei documentari in mostra, si è parlato di televisione, di Auditel, di Italia. Nelle opere in concorso sono passate molte immagini e molte voci del nostro paese oggi. La crisi economica inevitabilmente era tra le questioni al centro dell’obiettivo. Caccia grossa, il documentario vincitore, ha mostrato frammenti di lavoratori in manifestazione, ieri ed oggi, ha raccolto le loro voci, parole di delusione, a volte rassegnazione, che tuttavia accompagnavano l’impegno diretto, personale, per il futuro propio e degli altri. Lavoro collettivo e in divenire, ha vinto prorpio per questo suo essere aperto nella forma e proiettato in avanti. Debito di ossigeno ha avuto la menzione speciale della giuria per aver messo a tema, tra l’altro, la crisi della classe media, poco trattata dal nostro cinema.
Noi de Il Corpo delle Donne abbiamo parlato di educazione alla televisione, facendo il punto su e rilanciando il nostro percorso formativo per le scuole. E abbiamo lanciato la campagna di sensibilizzazione sull’Auditel, insieme a cinemaitaliano.info e Roberta Gisotti: riforma che è tappa fondamentale per cambiare in meglio la TV italiana.
Dalla grande energia di queste giornate ripartiamo. Insieme a chi Firenze c’era, e insieme a tutti voi.
http://www.ilcorpodelledonne.net/2010/04/ripartiamo-da-firenze/
Commenti:
Chiara says:
apr 13, 2010
Tre giorni interessantissimi, soprattutto quando si è parlato di televisione italiana e di Auditel…su cui devo ammettere che sapevo pochissimo. La grande bufala dell’Auditel! Ne sto parlando a tutti quelli che conosco e mi rendo conto, come dicevate voi l’altra sera, che in generale la gente ne sa molto poco e questo non è giusto. L’Italia anche stavolta deve fare passi da gigante e sforzi sovrumani per abbattere queste dittature televisive, però confido che se siamo in molti si può fare! Si possono fare raccolte firme, incontri nelle librerie, nei festival e in particolare sfruttare internet e i social network che sono un veicolo ottimo di diffusione veloce dell’informazione… e infine parlarne a tutti gli amici e conoscenti!
laura a says:
apr 13, 2010
poco fa ho incontrato un amico molto impegnato sui temi dell’immigrazione, e quando gli ho parlato delle iniziative di questi giorni nominando la parola Tv ha detto la famigerata frase: “vabbe’ ma basta non guardarla…” poi lui stesso si è auto-commentato: “certo mi rendo conto che è un punto di vista elitario”, per fortuna – ma non è ancora affatto scontata l’idea di “dover far qualcosa”.
Anche chi fa molto in altre direzioni tende a rimuovere “il problema”, e anche per questo bisogna continuare a fare rete sfruttando tutte le occasioni, come ha detto Chiara qui prima di me. Noi qui a Firenze continueremo a esserci.
Lorella says:
apr 13, 2010
sto andando ad Ancona, non ho molto tempo.
Laura, vorrei tu raccontassi quando vuoi, l’esperienza di Libere tutte con il doc sul territorio. Si riparte da inizative così. lo diceva concita dg con urbinati, ma non c’entra pu con l’essere di dx o sinistra: c’entra con il volere fare.
donatella says:
apr 13, 2010
Purtroppo destra e sinistra nel nostro Paese si equivalgono e fanno a gara a chi è più distante dalla vita di uomini e di donne. Se non fossimo sull’orlo, o nel pieno, come io credo, del disastro, sarebbe anche un momento interessante nel quale esplicitare i criteri con i quali si distingue il “fare” utile alla libertà di tutte e tutti, dal “fare” tout court. Lo dico perché quello attuale si definisce, e pure con orgoglio, “il governo del fare” e basta guardare alla Scuola per capire dove stanno portando le nostre vite e quelle di coloro che ci succederanno. Se destra e sinistra non sono più categorie significative, occorre uno sforzo di elaborazione molto grande nel quale ricomprendere il senso di una democrazia che davvero abbia a cuore il fatto che i soggetti al mondo sono due nelle loro molteplici espressioni. Ma questo è un tempo terribile durante il quale riparlare di modifiche costituzionali per dire che il sesso non è paragonabile alla razza o al credo religioso, vuol dire rischiare di dare il via a interpretazioni illibertarie o libertaristiche che, certo, non aiutano a migliorare la nostra vita. Il punto è, secondo me, come stare equilibratamente in questo momento che io avverto segnato dal pericolo. Un momento che può dare luogo a cambiamenti interessanti o farci precipitare definitivamente.
Abbiamo alcune certezze e da quelle si può partire per dare un contributo alto al cambiamento. Ad esempio cambiare la tv è una di queste certezze, ma resto convinta che senza la capacità di mantenere alto il senso della libertà di tutt*, il “fare” in sé può essere intercettato da forze che hanno a cuore soltanto la propria di libertà. A destra e a sinistra, sono d’accordo. E fa più rabbia la sinistra per quelle ragioni che indicò un intellettuale che a me non piace del tutto, Nanni Moretti al tempo dei Girotondi. Fa più rabbia perché si avverte la beffa del tradimento, ma credo che sia arrivato il momento di smettere di credere alle parole vuote e di ricominciare, invece, a riempirle di significati. Cosa intendiamo per libertà? Cosa intende la sinistra di oggi? E cosa la destra? Ma, soprattutto, cosa intendiamo noi che abbiamo chiaro cos’è che minaccia gravemente la dignità delle donne? E, subito dopo – stavolta subito dopo perché sarebbe importante partire dal soggetto che paga maggiori conseguenze in termini di insignificanza sociale e non solo – pensare alla dignità maschile in questa società della quale la nostra tv è specchio parlante.
laura a says:
apr 13, 2010
Volentieri, ho scritto qualcosa ora in coda al post “Un’altra donna” dove si parla proprio di questa cosa.
Riporto qui sotto (se non è necessario si può cancellare in moderazione, decidete voi…)
Sulle iniziative che abbiamo organizzato: l’idea è partita dalla rete di donne di Firenze “Libere Tutte”, che da tempo si occupa dei temi dell’autodeterminazione femminile. Abbiamo cercato e trovato sostegno e attiva collaborazione nell’ARCI di Firenze, con il quale si sono individuate alcune Case del Popolo che potevano ospitare la proiezione del documentario con relativo dibattito. Lo abbiamo proiettato anche in alcune sedi Coop e in un’associazione LGBT.
La cosa più bella è stata proprio la sensazione del “fare”, finalmente, qualcosa di concreto – trovare le persone reattive e ricettive all’idea e alla possibilità di cambiamento, suscitare energie e proposte.
Uno di questi luoghi in cui siamo state, la Casa del Popolo di Mercatale, non a caso è un luogo storico del “Fare Politica” che è stato filmato in un bel documentario di un regista belga: http://www.cinemaitaliano.info/ilfarepolitica
In ogni spazio il dibattito ha avuto sfumature diverse: in certi posti ha preso una piega più politica, in altri più “pedagogica”, in altri ancora più attorcigliata sulle eterne e inesauribili diatribe “maschile-femminile”. In un paio di casi non è mancato il “maschilista” di turno che interveniva per dissentire – o forse per distinguersi, ma nessun intervento è stato mai offensivo.
Più persone, di età varie, hanno manifestato la necessità urgente di darsi da fare concretamente.
Durante le proiezioni del Corpo delle Donne ho visto indignarsi non solo donne, ma anche uomini – che alla fine, sulla frase conclusiva “è in gioco la sopravvivenza della nostra identità” hanno corretto in “la sopravvivenza della specie”…
Si parlava con Lorella di come, a chi ha l’età per ricordarlo, sia rimasto in memoria il 1980 come l’anno-spartiacque in cui cessò improvvisamente l’impegno politico, e il disinteresse prevalse – e quel vuoto si riempì poco a poco con quello che sappiamo. Ecco, se è potuto cambiare tanto in un solo anno, può succedere ancora – ma stavolta in meglio.
claudio says:
apr 13, 2010
Mi spiace dover intervenire di fretta, ma sono in partenza. Sono convinto anch’io che il 1980 è stato l’anno della svolta, e ricordo che fu anche l’anno della sconfitta storica del movimento operaio sui temi del salario e delle garanzie, come non ricordare la marcia di Torino dei 40.000 colletti bianchi fiat a favore della ristrutturazione (leggi licenziamenti), oggi il problema del reddito torna centrale e concordo con Donatella che prima le donne, ma subito dopo tutti , se ne dovranno occupare collettivamente, perchè sogni americani del farsi tutto da se sono svaniti nel nulla, Ho visto solo il trailer di “Debito d’ossigeno”, ma è comunque illuminante sui soggetti sociali che vengono travolti dalla crisi, soggetti intelligenti acculturati che hanno bisogno di superare la botta in testa della perdita di lavoro/reddito, ma che hanno grandi potenzialità da mettere in circolo. Io leggo e cerco di tenermi informato, ma qui in alcuni post trovo il livello di dibattito più alto in italia
Grazie a tutte/i
donatella says:
apr 14, 2010
Si è soliti dire che le donne sono coloro che pagano più duramente ogni genere di crisi. Si dice, ad esempio, che al comparire e all’affermarsi di forze conservatrici in politica, la quantità delle donne presenti e attive nella politica stessa, diminuisce. Ora noi assistiamo, invece, ad una maggiore presenza di donne in politica nelle liste e nelle istituzioni governate da quelle forze che tradizionalmente si considerano conservatrici – non ho qui i dati, ma mi pare abbastanza evidente ed è questa l’amarezza che provo nei confornti della “nostra” Sinistra.
Sappiamo anche come in genere avviene che a una donna venga data la possibilità di accedere alla carriera politica e quindi io deduco che una presenza di qualità delle donne nella società in generale, è specchio e frutto di processi ben precisi. Intendo dire che se il 1980 è, come segnalano Laura e Claudio, un anno importante per definire un processo di degrado complessivo che ha come risultato anche la proposizione ossessiva di un’immagine degradata delle donne in tv e non solo; se vi è stato un arretramento culturale che ha investito la politica, l’economia e il lavoro, a quell’arretramento noi dobbiamo la situazione che attraversiamo e alla quale stiamo reagendo con grande forza. L’appello Donne e Media e il convegno che si svolgerà presso la Presidenza del Consiglio sono indice di questa forza. Sappiamo chi ringraziare se vi è una ripresa del dibattito che ha in sé la capacità di cambiare il mondo, come dice Lorella riferendosi alle iniziative di Firenze.
Quello che voglio dire è che quando vi è stata la possibilità di una presenza di qualità delle donne nella società, penso al 68, fino e appena oltre il 77, la società nel suo complesso si è avvantaggiata della conquista di diritti civili che hanno riguardato tutti, non solo le donne. Che poi quelle conquiste si sono rivelate insufficienti a garantire una permanenza di un grado di civiltà elevato, è un altro problema ma che comunque testimonia che la presenza qualificata di donne nella scena pubblica, è qualificante per l’intera società. Per questo, Claudio, dico: ora prima le donne. Non per esigenze di tipo rivendicativo che a me, come sai, non interessano molto.
Il dibattito attuale, che io trovo insignificante, si attesta sul dimostrare se c’è o no declino in Italia. Ho spento la tv, confesso, ieri sera durante questa discussione su Ballarò. Se c’è chi vuole dimostrare che il declino si misura con il benessere di una sola parte della società, beh, io non sono interessata a farmi coinvolgere da queste mistificazioni. Perché la sofferenza che ho intorno e davanti a me delle persone che perdono il lavoro, che non lo trovano, che non hanno modo di progettarsi una vita perché sono attanagliate dalla precarietà; la sofferenza di chi non riesce a ritagliarsi uno straccio di momento per ricostituirsi perché deve passare il suo tempo libero a riparare le disfunzioni di questa società nella quale sembra non funzionare più niente e che chiama “conciliazione” la fatica di quelle donne che debbono occuparsi di tutto contemporaneamente e che, delle volte, lavorano fuori casa per assicurare un reddito sufficiente alle loro famiglie; la fatica e la beffa di quella donna che mi ha raccontato di aver dovuto mandare il proprio figlio in una scuola materna privata, accollandosi la relativa spesa e mortificando così quel suo reddito, solo perché la sua amministrazione (pubblica) non le ha concesso dieci, letteralmente dieci minuti al mattino di “flessibilità”. Ecco, davanti a tutto questo e ad altro che ciascuno sa, se non appartiene al mondo dei fortunati (quelli che testimonierebbero l’inesistenza del declino), io non ho dubbi a definire la nostra una società in declino. Ma sono altresì convinta che il contributo delle donne per affrontarlo dalla testa è fondamentale, perché le donne, più della maggior parte degli uomini ( fatte le dovute eccezioni che io apprezzo con entusiasmo autentico), sanno confrontarsi con i problemi reali e affrontando i propri, apportano benefici a tutti. Scardinare questo uso del corpo delle donne in tv è una grandissima impresa di civiltà che ha la capacità di rimodellare la società e di farci ritrovare il senso e il significato della libertà. Grazie ancora Lorella.
donatella says:
apr 14, 2010
Aggiungo che non mi è sconosciuta la presenza qualificata delle donne nella società anche in un periodo di degrado, dico però che essa non mi appare sufficiente a far sì che contemporanamente non vi sia stato un processo che ha coinvolto non solo l’immagine delle delle donne ma la qualità della vita e della libertà di moltissime di loro che si ritrovano comunque a far fronte all’addossarsi di stereotipi, alla fatica doppia di dover dimostrare la loro bravura “malgrado” la loro appartenenza al genere femminile perché ciò che non si è riusciti ancora a scardinare è la considerazione che si ha di loro malgrado quella presenza qualificata. La grandezza femminile c’è sempre stata e spesso è anche stata riconosciuta, il fatto che sia aumentato il numero di coloro che “ce la fanno” non è per me un indice sufficiente di un cambiamento necessario, anzi, trovo che negli ultimi trent’anni, all’aumentare quantitativo del riconoscimento verso le donne, è aumentata la frequeenza dei meccanismi con i quali si legittima una immagine non congrua alla dignità. Penso ai fenomeni libertaristici con i quali si equivoca la libertà con il fare di se stesse ciò che si vuole, ad esempio il prostituirsi o il mostrarsi del corpo e della “bellezza” artefatta.
Evidentemente non basta dimostrare bravura, competenza ed altro, se allo stesso tempo continua ad affermarsi la necessità di “dimostrare”, mentre agli uomini è sufficiente “mostrare”. I progressi ci sono stati ma non bastano alla dignità delle donne complessivamente intesa.
monica says:
apr 14, 2010
Ciao,
faccio parte di Libere Tutte, portare Il corpo delle delle donne in giro per Firenze e provincia è stato molto stimolante, mi sono resa conto in prima persona di quanto il documentario sia incentivo a porsi delle domande sulla propria identità. E’ perfettamente vero che il continuo flusso di immagini che ci propinano i media inserite in uno stile di vita iperveloce ci costringe ad accettare quasi passivamente clichè e ruoli che forse, anzi sicuramente non abbiamo neanche il tempo di razionalizzare, solo di parcepire e subire. Poi all’improvviso ecco un’occasione come Il corpo delle donne ed avviene l’illuminazione e cominci a pensare ed a riflettere – come tu ti percepisci, se il tuo percepirti così è indotto, se tu vuoi essere proprio così, se invece non c’è un altra scelta, un’altra vita. E può iniziare così un percorso di libertà.
Ho seguito con interesse anche l’incontro sull’auditel. Credo che la riforma dell’auditel sia utile ed importate, perchè può anzi è uno strumento utilizzato per generalizzare cultura, mentalità, senso comune, immaginario collettivo. Ultimamente ciò che è stato indotto è uno stile volgare, urlato, becero, prepotente, Invece è necessario che sia riscoperta l’eticità ed il rispetto per la dignità della persona.
Cari Lorella e Cesare in attesa di rivedervi presto a Firenze (certamente verrò alla presentazione del vostro libro il 25 maggio a Firenze) vi mando le indicazioni bibliografiche dei due libri di cui vi avevo accennato: Giorgia Wurth, Tutta da rifare, Fazi editore, 2010 (con riserve su ciò che scrive in relazione all’aborto) e Ignacio Ramonet, Propagande silenziose. Masse, televisione, cinema, Asterios, 2002.
Grazie di nuovo
a presto!
monica
luisa says:
apr 14, 2010
Sono Luisa di “Libere tutte” di Firenze. Da tempo volevamo riuscire ad aprire un dibattito sul territorio, partendo dai circoli Arci e da altri centri di aggregazione, per risvegliare l’interesse e l’indignazione, relativamente alla denigrazione, svalorizzazione, discriminazione a cui siamo sottoposte costantemente noi donne. Il vostro lavoro ci è stato utilissimo in quanto ci ha permesso di realizzare tale proposito. Vorremmo che questo fosse solo l’inizio di un percorso di riflessione e di confronto in grado di modificare lo stato attuale delle cose.
Ci fa ben sperare il fatto che ci siano pervenute richieste di ulteriori iniziative da parte di donne presenti agli incontri.
Vi ringraziamo per il vostro prezioso contributo. Arrivederci alla libreria Feltrinelli il 25 maggio
Luisa
monica says:
mag 18, 2010
Cara Lorella sto leggendo Il Corpo delle donne e ci sono moltissime cose che condivido pienamente. Di altre te ne scrivo quì brevemente. Non ho ancora terminato il libro, quindi scusami in anticipo se a queste mie riflessioni rispondi già nel testo.
Non sono del tutto d’accordo quando scrivi che è assurdo scagliarsi contro le “veline” quello che bisogna cambiare è il sistema delle veline. Certo lottare contro il sistema è fondamentale ma Il velinismo non è presente solo a livello mediatico e non è condotto solo da giovani ragazze cresciute senza altri punti di riferimento e senza possibilità di riflessione e di autoconsapevolezza. A volte succede di notare gli stessi comportamenti anche da parte di persone adulte, in ambienti politicizzati. E non è possibile che non ci sia consapevolezza. C’è strumentalizzazione. E gli atteggiamenti da “gatta morta” non sono offensivi ed opprimenti per le altre donne di per sè? E tali atteggiamenti non ci fanno indietreggiare tutte di decenni? E sono comunque deleteri perchè il piccolo potere che ne deriva non porterà mai a raggiungere l’equiparazione completa rispetto all’altro sesso. La competizione inutile porterà solo acqua al mulino del sistema del velisnismo. La competizione individuale produce un magro ricavo individuale rispetto alla grande sconfitta collettiva. Ciao. monica
paola says:
mag 19, 2010
Ciao Lorella, non so se è una coincidenza, oppure il segnale che qualcosa si sta muovendo:
1) a Roma il 21 maggio si tiene una Tavola Rotonda, nei pressi de “La Sapienza”, al Teatro della Casa dello studente, intitolata “Voci e sguardi di donne. Modelli femminili nella politica e nei media”.
2) oggi l’iniziativa del Comitato “Pari o dispare”, che proponeva l’istituzione di un Osservatorio indipendente contro gli stereotipi di genere nel servizio pubblico radiotelevisivo, ha conseguito l’obiettivo dell’emendamento al contratto di servizio Rai.
Qualcosa si sta muovendo? Le iniziateve di piccoli gruppi di donne e, talvolta, di singole donne (come te) sono veramente efficaci? Pare di sì. Forse, fino ad oggi, non avevamo avuto abbastanza fiducia nelle potenzialità degli strumenti che avevamo a disposizione. Forse al peggio non c’è mai fine, ma il meglio deve ancora venire….