R. – Accanto a noi, a meno di un chilometro, c’è la gente, i nostri amici, sono lì e vivono un tempo difficile, molto difficile, direi, perché non hanno più da mangiare, non hanno quasi niente, ed ora fa freddo e non ci sono medici né medicine: non hanno nulla! Noi viviamo accanto a loro però non possiamo fare niente, solo pregare e sperare che finalmente tutti i responsabili rispondano per aiutare la gente che vive lì.
D. – Abbiamo saputo che domenica scorsa c’era stato un accordo per liberare almeno le donne e i bambini: un accordo che era stato annunciato a Ginevra dal mediatore internazionale dell’Onu e della Lega Araba, Lakdar Brahimi. Voi sapete niente, perché questo accordo sia saltato?
R. – Sì, abbiamo sentito che c’era qualcosa, però finora non c’è niente sul terreno. Sembra ci siano negoziati per liberare tutti i civili all’interno, ma anche che questi negoziati siano difficili e spinosi, perché ogni parte cerca il suo proprio interesse.
D. – Quanti sono i civili assediati?
R. – Tremila, quattromila persone circa.
D. – Lei è direttore di un Centro educativo ad Homs. Come prosegue la vita di tutti i giorni?
R. – Noi viviamo, ma sentiamo sempre il fragore del mortaio o di altre armi e avvertiamo sempre che siamo in guerra. Noi proviamo a vivere “come al solito”, e così la vita va avanti… Proviamo ad accogliere la gente, ad aiutarla. Anche i bambini che vengono alla scuola, al centro: proviamo a dar loro qualche piccola cosa per compensare la durezza, la crudeltà della guerra.
D. – Tutte le speranze sono quindi riposte in questo momento su Ginevra, perché le parti in conflitto trovino finalmente un modo per liberare la popolazione siriana da questo incubo…
R. – Infatti. Sì, dobbiamo sperare, però è difficile. Trovare una soluzione che possa accontentare tutte le parti, non è cosa semplice. Speriamo che mettano al primo posto l’interesse del popolo siriano, di tutta questa povera gente che soffre ogni giorno, che non ha da mangiare. Non solo a Homs: ci sono altre città, altre zone, ci sono quasi tre milioni di persone che non ricevono niente dell’aiuto umanitario… I negoziati politici si dice che forse dureranno un anno: ma per l’aiuto umanitario, non si può attendere tutto questo tempo. Speriamo che in questi giorni ci sia una soluzione e che la gente possa tornare a vivere in modo, diciamo, “umano”.