“Il Signore accolga i defunti nella sua casa e dia conforto ai loro familiari”. La pena di Francesco per quello che si profila il peggiore disastro mai avvenuto in una miniera in Turchia, ha ammesso il ministro dell’energia Yildiz, che insieme al premier Erdogan si è recato sul luogo del tragico incidente, contestati dalla gente, alcuni hanno preso a calci l’auto del premier, lanciato bottigliette di plastica E gridato ‘dimissioni’. A provocare l’esplosione e l’incendio, non ancora del tutto spento, sarebbe stato un cortocircuito. In quel momento in fondo alla miniera c’erano oltre 600 minatori, di cui circa 300 sarebbero subito fuggiti, e ce ne sarebbero ancora 120 intrappolati, ha dichiarato Erdogan, ma si dispera ormai di trarli in salvo. Immediate le reazioni nel Paese per le insufficienti misure di sicurezza. Manifestazioni di protesta si sono svolte ad Ankara - dove è intervenuta la polizia con i gas lacrimogeni – ed anche ad Istanbul, Smirne e Antalya e in altre città minori. Aiuti nei soccorsi sono stati offerti da Francia, Israele e Germania. Il governo ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.