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AGE - Scuola De Amicis Fidenza (Parma) Ciclo d'Incontri Media e Bambini

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Articolo in: Conferenze e dibattiti  

Roberta Gisotti 23/05/2003

AGE - Scuola De Amicis Fidenza (Parma) Ciclo d'Incontri Media e Bambini

Tv e minori: quali pericoli, quali garanzie - Bambini Auditel: piccole cavie crescono

 

Presentazione

Sono qui come mamma, come giornalista, come cittadina che è scesa in campo per difendere i nostri bambini, i nostri ragazzi, i nostri giovani da una cattiva televisione, che nuoce alla salute fisica e psichica, in difesa quindi di tutti noi perchè i bambini siamo noi, il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro. Non è retorica ma è vita di ogni giorno. Mi sono ritrovata militante di una causa che dobbiamo sposare davvero tutti quanti sapendo di incontrare mille e più difficoltà, sapendo di trovarci schiacciati di fronte ad un sistema mediatico nel quale siamo tutti oggetto di un grande business, ma in particolare i più giovani, sono la preda preferita di un mercato globale imponente dominato da colossali compagnie multinazionali di intrattenimento elettronico, dove la televisione resta lo strumento principe per assoggettare le masse a stili di vita e di consumo soprattutto. Pensate che negli Stati Uniti l'investimento annuale per il marketing rivolto ai bambini ammonta a 12 miliardi di euro, vale a dire 24 mila miliardi di vecchie lire, e si stima che i bambini americani influiscano sugli acquisti per 500 miliardi di euro l'anno, mille miliardi di vecchie lire.

E nessuno pensi di essere indenne dai condizionamenti culturali, sociali, economici, politici, etici che la Tv induce, nè che il proprio figlio sia del tutto immune dal male che può derivare da una sovraesposizione al mezzo Tv o da una programmazione di scarsa o pessima qualità o anche da una programmazione esteticamente valida ma di discutibile contenuto sul piano dei valori, o comunque inadatta per i minori. La Tv può essere il più formidabile educatore - come lo è stata in massima parte per il pubblico della mia generazione - o il più formidabile diseducatore dei ragazzi, come avviene in massima parte purtroppo oggi. E non conosce competizione con le famiglie, i genitori, la scuola, gli insegnanti, i catechisti. Noi cerchiamo di affermare dei valori ma restiamo isolati rispetto alla società che i media, in particolare la Tv ci impone, accomunando il grande pubblico su disvalori, stili di vita e di consumo che stridono con quei valori che faticosamente le famiglie, la scuola, la parrocchia, il centro sportivo cercano di affermare e praticare.

Basta con le parole bisogna passare ai fatti

Le prime ricerche internazionali su Tv e minori risalgono a 50 anni fa, ed anche in Italia negli ultimi 20 anni il tema ha conquistato l'attenzione di genitori, insegnanti, operatori dell'informazione che hanno capito la centralità della Tv nei percorsi di crescita dei ragazzi e nella trasformazione degli stili di vita e dei modelli culturali.

Il dibattito è rimasto però schiacciato da una dialettica sterile tra due tendenze opposte: chi ha lanciato allarmi esasperati soprattutto in tema di violenza in Tv = aggressività infantile, denunciando un rapporto diretto di causa-effetto e chi ha risposto con un atteggiamento superficiale e irresponsabile sostanzialmente assolutorio e questo soprattutto da parte di produttori ed emittenti, chiaramente interessati a negare possibili effetti negativi della televisione sull'infanzia, ma anche da parte di genitori, nonni e adulti abituati a parcheggiare per ore ed ore i bambini davanti alla Tv, a farli mangiare guardando i cartoni animati, a disfarsi di loro al mattino ,al pomeriggio, alla sera, perchè si sa che i bambini sono faticosi da accudire, mentre la tv li tiene fermi, non si sporcano, e non sporcano, non rompono niente e non mettono in disordine, stanno zitti, fermi, non corrono e non sudano. Ma cosa accade nelle loro menti durante tante ore di trasmissione? Non lo sappiamo bambino per bambino ma lo sappiamo sui grandi numeri. La ricerche più avanzate in materia hanno infatti evidenziato che la sovraesposizione alla Tv, sempre di peggiore qualità ha indotto atteggiamenti di assuefazione alla violenza, la diffusione di stereotipi e pregiudizi, la crescita di isolamento psicologico e di difficoltà di relazione tra i giovani, nonchè l'insorgere di sindromi di diffidenza e paura rispetto al mondo esterno. Tutto ciò è stato aggravato negli ultimi decenni dall'ondata multimediale che ha investito soprattutto le giovani generazioni con l'avvento dei computer, dei videogiochi, di Internet, dei cellulari e di altri strumentazioni elettroniche.

Da uno studio recente del Censis, condotto in 9 Paesi europei, tra cui l'Italia, risulta che il 44 per cento di bambini e adolescenti, guarda la Tv 2 ore e mezza al giorno, il 25 per cento la guarda 3 ore e mezza, il 21 per cento arriva a 4 ore; a queste ore si deve aggiungere il tempo trascorso fruendo di altri media: poco meno del 10 per cento passa ogni giorno davanti allo schermo di tv e computer vari da un minimo di 6 ore fino ad oltre 7. E' spaventoso seppure riguarda una parte minima di bambini e ragazzi che non possiamo abbandonare a questo destino di cui non conosciamo gli esiti finali!

Dunque alla luce di una produzione scientifica sui processi d'influenza dei media, che è vastissima e imponente, le preoccupazioni di genitori e insegnanti sono fondate circa gli effetti psicologici e culturali dei media, in particolare della Televisione. Una fruizione troppo assidua di contenuti mediocri può avere infatti una serie complessa di effetti: da quelli di interesse medico (posture errate, soprappeso, alimentazione sbagliata) a quelli psicologici (isolamento, percezione 'romanzata' della realtà, assuefazione alla violenza) a quelli culturali (senso estetico elementare, povertà linguistica, stereotipi sessuali ed etnici, coazione, ovvero spinta coercitiva al consumo, limitazione dell'esplorazione conoscitiva individuale, ovvero pigrizia conoscitiva personale ed altro ancora).

Si è favoleggiato negli ultimi anni, forse per scaricarsi la coscienza della teoria del "bambino competente", ma la competenza del bambino è di tipo strumentale; quante volte diciamo o sentiamo dire: 'per mio figlio è tutto facile con il computer, con i videogiochi; io non ci capisco nulla, con quegli aggeggi elettronici lui invece ha imparato subito, io ci ho messo moltissimo; lui sa cosa guardare in Tv, sceglie bene, si diverte con i cartoni e certo capisce che è tutta finzione; vede spesso il grande fratello ma ha capito che è come un gioco di società....e cosi via'. Ecco questa teoria è stata usata come alibi deresponsabilizzante: al contrario gli effetti della rappresentazione della violenza (e cioè assuefazione, diffidenza, giustificazione della stessa? Sono state ampiamente verificati sul piano della ricerca psicosociologica, anche se resta importantissima l'interazione con altri fattori di tipo individuale e sociale.

E tale è la preoccupazione per i potenziali effetti negativi che la ricerca internazionale si è impegnata pure in misura minore a studiare gli effetti sociali positivi, che certamente vi sono stati, a dire il vero più nella Tv del passato: come promuovere le conoscenze e le relazioni umane, rimuovere stereotipi etnici e pregiudizi religiosi, perfino fare terapia di fobie, ecc.

Il problema allora si pone in chiave più ampia si vorrebbe dire politica. Ovvero chiediamoci qual è il senso e il ruolo che noi adulti attribuiamo alla Tv e in generale ai media nella vita dei nostri figli? Ecco, siamo consapevoli del fatto che tali mezzi possono essere occasione positiva di crescita e non solo intrattenimento o evasione problematica? Siamo disposti a confrontarci con l'universo dei bambini e degli adolescenti per quello che sono, al di là degli stereotipi di creature fragili e perennemente minacciate o di bambini perfetti e radiosi che gli stessi media costruiscono.

Se accettiamo di rispondere a queste domande dobbiamo anche essere convinti che occorre una strategia consapevole d'intervento in questo complesso e delicato settore, strategia che comporta diversi livelli di azione e soprattutto comporta la partecipazione attiva di tutti noi adulti ed anche dei nostri bambini e ragazzi perchè diventiamo protagonisti della nostra vita anche di fronte e dentro la Tv.

Smettiamola allora di essere pubblico indistinto, assoggettato a logiche di mercato oscure, che si pongono al di fuori del controllo democratico, logiche di malsana competizione tra emittenti, a danno della crescita culturale, sociale e politica dei cittadini.

Che fare in concreto, dopo tanti fallimenti di Codici, Comitati, Convegni su media e minori?

Occorre una spinta dal basso, che sollevi il pubblico dal torpore e dallo stordimento che la Tv in Italia a partire dagli anni '80, la cosiddetta neotelevisione, ha contribuito a sedimentare tra la popolazione, dalle classi sociali più deboli economicamente e intellettualmente a quelle più evolute e ricche, che hanno letteralmente abdicato al loro ruolo di leadership illuminata, hanno sepolto nelle loro coscienze la responsabilità di chi accede alla cultura di porsi criticamente di fronte ai fatti della vita, di produrre pensiero per il bene comune, di progettare il futuro.

Negli ultimi 20 anni - come ho già detto - c'è stata in Italia è vero della ricerca scientifica sul tema minori e Tv, ci sono stati dei Convegni, sono stati pubblicati alcuni libri, si sono interessate qua e là Commissioni parlamentari, l'Ordine e la Federazione dei giornalisti, le associazioni degli psicologi, dei sociologi, dei pediatri, la Chiesa, alcune Scuole, alcuni Comuni, si sono scritti Codici deontologici, si sono formati Comitati e l'ultimo è proprio il neo Comitato di tutela dei minori in Tv, di cui sono rappresentante. Comitato istituito nel gennaio scorso, allo scopo di applicare l'ultimo Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori, varato nel novembre scorso dal ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri.

Ora non ci dobbiamo nascondere che questo Codice arriva dopo il fallimento di almeno altri 10 Codici, ultimo in ordine di tempo il "Codice Prodi" del 1997, il cui Comitato di applicazione è andato incontro ad aspre polemiche con le dimissioni, sotto il governo D'Alema, del primo presidente il prof. Tonucci, e di altri illustri membri, proprio per l'incapacità di arginare l'ondata montante di Tv spazzatura e di ottenere il rispetto dei diritti dei minori in Tv.

Prima di parlarvi del Codice attuale di autoregolamentazione - che è quindi un patto stretto tra le emittenti che decidono di darsi delle regole interne - vorrei chiarire che esistono delle Leggi di riferimento per la tutela dell'infanzia in Tv.

Esiste la Legge 223/90 la cosiddetta Legge Mammi che prevede il divieto assoluto di trasmettere in Televisione film vietati ai minori di 18 anni, e il divieto di trasmettere film vietati ai minori di 14 anni prima delle 22.30 e dopo le 7.00.

Accade però che la Commissione di revisione cinematografica, presso il Dipartimento dello Spettacolo che dipende dal Ministero per i beni culturali, Commissione una volta detta di censura, che impone i divieti, non assolve al suo dovere. Io ho fatto parte per due anni come genitore di questa Commissione, e mi sono dimessa polemicamente nel gennaio scorso, e vi posso assicurare - che al di là delle buone intenzioni di alcuni membri, e degli altri colleghi genitori che sono rimasti nella Commissione come militanti per non abbandonare del tutto la lotta - i minori sono del tutto sacrificati anche lì alle logiche e agli interessi delle case di produzione, che magari pietiscono un taglio censorio per ottenere il visto per tutti e poter ottenere la trasmissione in Tv; e semmai ottengono un divieto da una delle otto sezioni in cui composta la Commissione, ricorrono in appello e alla fine ottengono quasi sempre la liberatoria che vogliono; se invece - in pochissimi casi - il divieto resta, escono nelle sale cinematografiche - che tanto poi in gran parte chissà perchè non riportano i divieti nelle locandine, e fanno entrare tutti, cosi come vi sarete accorti anche i giornali ci dicono quanti posti hanno le sale, se c'è l'aria condizionata, il bar, il parcheggio ma non riportano i divieti dei film, chissà perchè? Ecco poi passato del tempo al momento di vendere il film vietato alle Tv tornano di nuovo in Commissione con una versione tagliata del film - magari di 1-2 minuti - e lì con tutte le compiacenze del caso ottengono il visto per tutti.

Perchè vi ho raccontato tutto questo perchè è scandaloso, perchè dimostra che dei nostri bambini non interessa proprio niente alle istituzioni, che creano apparati di facciata per lasciare che il mercato e gli interessi economici di pochi facciano tutto ciò che vogliono, elargendo naturalmente a chi di dovere.

E torniamo alla Televisione dove questi film che in realtà sono stati o avrebbero dovuto essere vietati ai minori, vengono trasmessi in perfetta legalità. Ecco che le proteste su film inadatti vengono respinte dall'emittente che dichiara: "il film non ha alcun divieto, possiamo mandarlo in onda anche alle 15 del pomeriggio" oppure dice "il film è stato tagliato ed ora ha solo il divieto ai 14 anni e possiamo trasmetterlo dopo le 22.30". Dunque chi protesta 'zitto e mosca', perchè la legge è dalla parte loro.

Ma siccome negli ultimi anni sempre più film violenti, con scene di sesso esplicite, situazione scabrose di ogni tipo, tematiche paurose, traumatizzanti, fuorvianti, si sono riversate sul piccolo schermo le proteste isolate sono continuate e qualche parlamentare e persona di buona volontà nelle istituzioni, nelle stesse Tv, le hanno pure raccolte si è trovato un escamotage del tutto inaccettabile quello dei bollini che segnalano che un film non è adatto a i minori. A parte le carenze di tali segnalazioni, a volte solo all'inizio del film e qualche volta durante le interruzioni pubblicitarie, invece di essere fisse, ma come si può accettare l'idea che il minore, bambino piccolissimo ma anche il 15 enne, il 17 enne, in autonomia e responsabilità sappia decidere di distogliersi dalla visione di quel film, quando studi hanno dimostrato che al contrario spesso il bollino richiama l'attenzione del minore che si dispone con curiosità, sfidando i grandi e l'autorità a vedere di proposito il film.

A questo punto in genere si tira in ballo la famiglia, la tanto vituperata famiglia, che quella stessa Televisione ha contribuito grandemente ad indebolire nel suo ruolo educativo e perfino nella sua centralità quale cellula fondamentale della società, famiglia tradizionale attaccata in ogni modo, ecco questa famiglia deve accudire i propri figli 24 ore su 24 davanti alla Tv. Ma dove vivono questi signori - tra cui anche il ministro Gasparri - quando esclamano: ma insomma c'è chi protesta per un film violento in onda alle 23, ma i bambini a quell'ora vanno a letto! I genitori facciano allora i bravi genitori e non protestino! Questo ha detto il Ministro presentando il Comitato alla stampa e purtroppo non ho avuto modo di replicare ma lo farò alla prima occasione di nuovo incontro. Dirò al Ministro - che mi chiedo dove viva - che ci sono quasi il doppio di minori circa 3 milioni davanti alla Tv in prima serata rispetto alle ore pomeridiane, e ne restano incollati al video più di mezzo milione dopo le 22.30. Dirò al Ministro quanti bambini e ragazzi hanno il televisore in camera, e mi sembra difficile una vigilanza diurna e notturna nell'arco dell'intera giornata da parte delle famiglie, che certamente e sono tante sbagliano e sottovalutano il problema Tv, ma anche le più accorte sono oggettivamente impossibilitate a difendere i figli dall'invadenza di una Tv, che attenta all'infanzia anche nelle cosiddette fasce protette del pomeriggio, 'fasce protette' un'altra ipocrisia.

La Televisione è infatti un elettrodomestico alla portata di tutti ad ogni ora del giorno e della notte ed allora o ci mettiamo in testa che l'infanzia va tutelata 24 ore su 24 oppure - come avevo proposto in una lettera aperta che mandai nel '94 all'allora Garante per l'editoria e la radiodiffusione, prof. Santaniello - dobbiamo imporre per legge una scritta su tutti gli apparecchi televisivi: 'attenzione può nuocere alla salute, tenere lontano dalla portata dei bambinì. Non è una semplice provocazione è una strategia di lotta perchè non possiamo permettere che il tesoro più prezioso nella vita di una persona - un'infanzia serena - sia minacciato dalla Tv.

Abbiamo parlato della legge Mammi, ma possiamo citare anche la stessa Costituzione che impegna la comunità nazionale in tutte le sue articolazioni - quindi anche le Tv - a proteggere l'infanzia e la gioventù. E c'è poi la Convenzione dell'Onu sull'infanzia dell''89, ratificata dall'Italia, che fa divieto a tutti di sottoporre i minori a forme di violenza, danno, abuso mentale, sfruttamento. E c'è poi un decreto legislativo n.368 del '98 che ha istituito la nuova Commissione di revisione cinematografica - di cui vi ho parlato - che prevedeva anche l'istituzione di un'analoga Commissione per le fiction televisive, che però non è stata mai nominata, chissà perchè?

Come capire se un programma è adatto o meno per i minori?

Sembra qui di scoprire l'acqua calda. Anzitutto lasciamoci guidare dal buon senso per capire cosa è adatto o meno per i minori e non lasciamoci incantare da tanti dubbi indotti ad arte per creare nei genitori confusione, incertezza, per indurli a pensare che i tempi sono cambiati, che i bambini ed i ragazzi di oggi possono vedere di tutto, che non c'è pericolo, che non portano conseguenze di ciò che sentono e vedono in Tv. Ma se cerchiamo riferimenti certi possiamo ricorrere alle disposizioni della Legge n.161/62 che si riferisce alle opere cinematografiche e teatrali e applicarle alla Tv, visto che i soggetti da tutelare sono gli stessi. Dunque sono da vietare ai minori trasmissioni che "contengano battute o gesti volgari; indulgano a comportanti amorali; contengano scene erotiche o di violenza verso uomini o animali, o relative ad operazioni chirurgiche od a fenomeni ipnotici o medianici se rappresentate in forma particolarmente impressionante, o riguardanti l'uso di sostanze stupefacenti; o fomentino la vendetta; presentino crimini in forma tale da indurre all'imitazione o il suicidio in forma suggestiva".

Ecco già in base a questi sani principi la Tv di oggi sarebbe in gran parte da censurare per un sano sviluppo psicofisico dei ragazzi, e non solo loro.

Il nuovo Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori in Tv

E veniamo ora al nuovo Codice - di cui ho fatto delle fotocopie a vostra disposizione - non è un testo eccellente, ci sono delle lacune e dei punti non chiari, ma può essere migliorato in corso d'opera dal Comitato stesso. Comitato che è costituito da 15 membri effettivi e 15 supplenti, di cui 10 di nomina istituzionale, 10 nominati dal Consiglio nazionale degli utenti e fra questi sono io e 10 in rappresentanza delle emittenti. Il presidente è il dott. Emilio Rossi, anziano giornalista cattolico, già direttore del Tg 1 e già presidente dell'Ucsi.

Se il Codice presenta delle ombre molto chiara è invece la "premessa" laddove è riaffermato che il bisogno del minore ad uno sviluppo regolare e compiuto è un diritto riconosciuto dall'ordinamento giuridico nazionale e internazionale; che la funzione educativa, che compete innanzitutto alla famiglia, deve essere agevolata dalla televisione per aiutare i minori a conoscere la vita e affrontarne i problemi; che il minore è soggetto di diritti, tra cui quello di essere tutelato da trasmissioni televisive che possono nuocere alla sua integrità psichica e morale, anche se la sua famiglia è carente sul piano educativo; che i maggiori interessi del bambino devono costituire oggetto di primaria considerazione.

Va subito detto che questo Codice nasce per ovviare alle manchevolezze dei precedenti Codici, che sono stati poco conosciuti dagli utenti, dai cittadini e non sono stati supportati da un'azione efficace di controllo, nè da adeguate sanzioni, si è detto ma questo non è del tutto vero, come vi spiegherò poi.

Il nuovo Codice indica dei "principi generali" - anche questi abbastanza chiari - dove si configurano precisi impegni per le emittenti firmatarie: anzitutto elevare la qualità delle trasmissioni per i minori; poi aiutare gli adulti, le famiglie e i minori ad un uso corretto della Tv, evitando una dipendenza dal mezzo e l'imitazione acritica di modelli televisivi; collaborare con le scuole; curare che i programmi per bambini e ragazzi siano seguiti a tutti i livelli da personale altamente qualificato; sensibilizzare il pubblico alla problematiche di disagio dell'età evolutiva. Il Codice prevede inoltre che le emittenti diano ampia diffusione al Codice stesso, per porre gli utenti nelle condizioni di denunciare direttamente le violazioni. Ora dobbiamo dire in questa sede che tali impegni non risultano ancora assolti ma è pur vero che sono passati solo pochi mesi e speriamo bene.

Entrando nel merito del Codice questo prescrive l'impegno delle emittenti a garantire ogni giorno in prima serata trasmissioni per famiglie almeno su una Rete e di darne adeguata informazione. Prescrive poi l'impegno nella fascia tra le 16 e le 19 di una programmazione specifica per i minori, con controllo sul porno, i trailer e la pubblicità. Prescrive poi di non diffondere fino alle 22.30 programmi d'informazione con sequenze crude o brutali e notizie che possono nuocere ai minori e in casi straordinari il giornalista deve avvertire il pubblico su eventuali servizi inadatti per l'infanzia.

Il Comitato di applicazione del Codice

E' comunque il Comitato che deve esercitare il controllo sul Codice e in caso di violazione ingiunge la modifica o la sospensione del programma, operando in stretto raccordo con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che - qualora accerti che un programma nuoce allo sviluppo psichico o morale dei minori o che contiene scene di violenza gratuita o pornografiche - impone delle sanzioni pecuniarie che vanno da 5 mila a 20 mila euro e nel caso di rifiuto di ordini e diffide salgono da 10 mila a 250 mila euro; mentre in caso di grave e reiterata violazione l'Autorità ingiunge la sospensione o la revoca della licenza o dell'autorizzazione.

Va detto però che tali sanzioni non sono una novità come si è scritto e detto a gran voce quando è stato presentato il Codice perchè tali sanzioni erano già previste nei dettati delle Leggi Mammi 223/'90 e dalla legge istitutiva dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la 249/'97.
E' solo che è mancata la volontà politica di applicarle e speriamo che vi sia in futuro.
Devo confessare che quando il prof. Bonvini mi ha contattato circa due mesi fa per invitarmi a questo incontro ho espresso delle riserve perchè non ero convinta della possibilità di questo nuovo Codice e Comitato di operare nella direzione giusta che i cittadini si aspettano. Ora sono convinta anche per la qualità di molte persone del Comitato che vale la pena tentare ed insistere su questa strada, sebbene vi siamo resistenze interne, non sempre decifrabili, e per assurdo non da parte dei rappresentanti delle emittenti, che giocano un doppio ruolo difficile nel Comitato, sono genitori, cittadini utenti ma anche messi lì a tutelare gli interessi delle Tv. Ma non sono loro che stanno facendo resistenza ad un ruolo più attivo, finalmente protagonista, politicamente strategico per ottenere un cambio di cultura in questa nostra televisione, imbrigliata tra cattivo gusto, stupidità, disvalori, violenza, morbosità.

Personalmente mi sto battendo perchè il Comitato faccia sentire la sua voce alta attraverso la stampa, che crei un fronte di alleanze con personalità in tutti i campi della cultura, della scienza, dello spettacolo, dello sport per migliorare la televisione, che lavori a ritmo serrato e si aiuti con esperti e consulenti esterni per monitorare la programmazione e dia giusta eco alle tante denunce che già sono arrivate e arrivano ogni giorno. In particolare ho segnalato l'urgenza di porre fine al regime dei bollini che sono in realtà fuori legge prima delle 22.30, limite fissato dalla Legge Mammi per trasmettere programmi vietati ai minori di 14 anni, mentre se il programma è giudicato inadatto anche per i minori di 18 anni non deve proprio essere trasmesso, altro che bollino?!

La pubblicità

C'è poi il discorso della pubblicità, cui il Codice dedica un capitolo intero, e tante belle parole e propositi, che appaiono inattuabili considerato il tenore generale dei contenuti di massima parte delle pubblicità, per cui io credo che il Comitato dovrebbe puntare ad eliminare la pubblicità nei programmi dei ragazzi nelle fasce mattutine e pomeridiane, così come avviene anche in altri Paesi europei.

E qui abbiamo toccato il tasto più dolente, perchè dovete sapere che in realtà tutta la Televisione è ideata e realizzata per vendere il pubblico televisivo al mercato pubblicità. Non ha altro scopo che questo. Tutto ciò è scritto ormai nei testi di comunicazione, ed è nell'esperienza diretta di chiunque oggi lavori in televisione. La televisione non è dunque fatta per informare, educare, intrattenere, divertire ma è sostanzialmente pensata per spartire la torta degli investimenti pubblicitari.

La favola dell'Auditel

Questo stravolgimento di regole nella comunicazione - paradossale e perverso - è stato sancito con la nascita dell'Auditel, il sistema di rilevamento degli ascolti televisivi, in base al quale viene configurata ogni giorno l'intera offerta televisiva. Ma l'Auditel - come documento nel mio libro che è stato il primo mai scritto su questo argomento, non solo in Italia ma anche all'estero - è un sistema del tutto inaffidabile, distorsivo e fuorviante. Tutto risale ad un malaugurato patto stretto nel 1986 tra i protagonisti della scena televisiva - la Rai, l'allora Fininvest oggi Mediaset e l'Upa gli utenti di pubblicità - in un periodo in cui si profilava una grande espansione del mercato pubblicitario, con l'affermarsi dell'emittenza privata. E dunque per un clamoroso equivoco l'Auditel, nato per dare un prezzo agli spot pubblicitari, si è trasformato in giudice insindacabile dell'intera programmazione televisiva e sempre più anche dell'informazione giornalistica, con gravissimo danno per la stessa vita democratica. Si è infatti creata una pericolosa sovrapposizione tra società mediatica e società politica, laddove i dati Auditel hanno assunto la valenza di consenso oltre che veicolo di valori, stili di vita e tendenze al consumo, imposti come scelte di una maggioranza impalpabile, che in realtà non esiste è virtuale ma diviene dominante. Senza che nessuno lo abbia pubblicamente dichiarato siamo passati da un'economia di mercato ad una società di mercato, oltretutto viziata in origine.

In realtà l'Auditel è una favola - come titola il mio libro - ben lontana dalla verità degli ascolti televisivi: registra solo apparecchi accesi e spesso confonde perfino i canali sintonizzati. Il suo campione di riferimento è formato da circa 5 mila famiglie, la cui lista è segreta perfino alle autorità dello Stato; nè sono state rivelate le 10 mila famiglie che dovrebbero essere già uscite dalla ricerca, dove restano - pensate - in media 5 lunghi anni, ma sono state scoperte famiglie che erano nel campione da oltre 10 anni. E' un campione di consumatori-acquirenti e non di cittadini-utenti non si riferisce alle caratteristiche sociodemografiche della popolazione italiana ma a criteri di mercato: siamo tutti - pensate - incasellati in 16 ridicole categorie (vedi "La favola dell'Auditel) Inoltre è un campione che rappresenta solo il 10 per cento della popolazione, poichè solo 1 famiglia su 10 accetta di entrare nell'indagine. Non dà certezza sul numero di persone davanti alla Tv, e non valuta se un programma piace o meno e quali sono le attese del pubblico. Infatti l'Auditel funziona attraverso un meter, un congegno elettronico, applicato al televisore, 1 o al massimo 2 apparecchi per famiglia, collegato ad un telecomando, dove sono tanti tasti quanti sono i componenti della famiglia campione, oltre ad un tasto ospiti. Ora secondo la ricerca la famiglia - dove sono bambini dai 4 anni fino ad anziani di 100 anni - dovrebbe segnalare 24 ore su 24 cosa accade davanti al loro televisore. Ebbene pensiamo a quanto accade in tutte le nostre case (vedi "La favola dell'Auditel") Inoltre il Censis ci ha detto che per il 40 per cento del tempo in cui un televisore è acceso o non è guardato o solo visto distrattamente. Pensiamo a quanti dormiano davanti alla TV!!! E poi si può barare per prendersi gioco del sistema, perchè vogliamo favorire Berlusconi o la Rai, perchè ci piace quel presentare o quella velina e cosi possiamo segnare quanti ospiti vogliamo, lasciare accesa la Tv appositamente per tutto il giorno su un canale.....

E' un sistema che non misura la qualità ma neanche la quantità. I suoi dati sono inoltre elaborati in modo distorsivo, per cui basta restare sintonizzati per 31 secondi - arrotondati al minuto - per essere conteggiati nel pubblico di quel programma; basta soffermarsi qualche istante davanti allo schermo magari solo per curiosità per un immagine inconsueta o anche per biasimo o disgusto per una scena violenta, volgare, kitsch, idiota e si concorre a creare il picco d'ascolto che il giorno dopo sarà lodato, premiato e preso a modello nelle redazioni televisive.

E' infine un sistema fuorviante per l'uso che se ne fa di giudice supremo e insindacabile dei programmi e purtroppo sempre di più anche dei telegiornali. Pensate che gli argomenti vengono scelti e scalettati in base alle curve di presunto interesse dei dati Auditel.

Del resto nelle redazioni di tutti i programmi e dei telegiornali alle 10 del mattino si consuma il dramma quotidiano della lettura dei dati Auditel, in base ai quali si viene processati senza il beneficio della difesa e con giudizio senza appello, poi si viene giudicati e penalizzati nella decisioni della Rete ed infine posti alla gogna pubblicante il giorno dopo sui giornali.

Per farvi capire quanto è falso l'Auditel vi racconto alcuni episodi eclatanti: alle ore 21 del 15 luglio 2000, un violento temporale costrinse Rai-Uno ad interrompere il programma "Mara e Katia verso Oriente", in collegamento dalla piazza del duomo di Lecce: per un quarto d'ora è andato in onda il segnale orario. L'Auditel ha certificato che quelle lancette hanno incantato davanti alla Tv 3 milioni di spettatori. Nell'Anno '98, la Magistratura ha sigillato dal 16 al 18 dicembre le apparecchiature di Telecapri. L'Auditel ha registrato 230 mila persone che per tre giorni hanno continuato a seguire i programmi inesistenti dell'emittente campana. Il 10 ottobre scorso Rai-Tre intorno alla 21.30 ha registrato un disservizio tecnico: per circa 7 minuti è comparso un cartello di scuse, che a detta dell'Auditel è stato apprezzato da quasi 1 milione e 700 mila persone che sono restate incollate al video muto!!!

Perchè vi ho parlato dell'Auditel, perchè questa televisione che punta in basso, sempre più in basso - basti pensare all'ultima edizione della trasmissione ammiraglia di Canale 5 "Il grande Fratello" - non cambierà ed i bambini non saranno mai più protetti e tutelati - se non a parole nei convegni e sulla carta di Codici inapplicati - se non otterremo un diverso sistema di rilevamento veritiero degli ascolti televisivi in base ai quali convogliare gli investimenti pubblicitari e premiare la qualità.

Non è vero che la Televisione urlata, volgare, kitch, violenta, morbosa, che guarda nel buco della chiave, che rimesta nelle debolezze umane, che banalizza sentimenti e moti profondi dell'animo è quella che piace alla gente. Questa purtroppo è la grande bugia dell'Auditel che da 17 anni ci ha negato una Televisione degna di essere accesa e guardata. Chiediamoci perchè i peggiori programmi vengono messi in onda nelle ore di maggiore ascolto al pomeriggio o in prima serata e i programmi migliori - e ce ne sono ancora - vengono ad arte nascosti nei palinsesti nelle ore notturne, all'alba o di mattina, come i programmi di Rai Educational, che sono di ottima qualità, destinati a ragazzi a giovani e che puntualmente vengono messi in onda in orari in cui questi o dormono o sono a scuola.!!? Perchè la sera bisogna aspettare le 11 prima di poter vedere qualcosa di intelligente, sia l'evasione o la cultura.

Proposte

Anzitutto e lo dico perchè ne sono fermamente convinta dobbiamo liberarci dell'Auditel che del resto è una società privata e chiedere ed ottenere che l'Autorità garante per le comunicazioni applichi una Legge che già c'è la 249/'97 che prevede che il rilevamento degli indici di ascolto televisivo proprio per l'importanza che hanno assunto nella stessa vita democratica del Paese siano curati direttamente dall'Autorità, che deve inoltre vigilare sulla correttezza e trasparenza di altri sistemi di rilevamento privati, come appunto è l'Auditel.

Lo stesso presidente dell'Autorità, il prof Cheli, nella relazione annuale al Parlamento lo scorso luglio, ha chiesto la riforma dell'Auditel, un sistema ha detto orami inadeguato, ed ha chiesto pure che la la rai sia svincolata dalla tirannia dei dati Auditel; lui, il prof Cheli, che comunque sta evadendo la Legge 249707 che prescrive che i rilevamenti degli ascolti li faccia l'Autorità, e poi dobbiamo chiedere che come è previsto dal nuovo contratto di servizio 2003-6, siglato tra Rai e Stato Italiano, siano attivati sistemi di rilevamento della qualità dei programmi. Ma è pur vero che già esiste dal '97 nella Rai un sistema di rilevamento il Qualitel, ovvero l'indice di qualità e soddisfazione, che è attivo da quasi 6 anni e si serve di un campione di 3 mila famiglie che esprimono giudizi e pareri sui programmi, ma nessuno ha mai saputo cosa pensano queste famiglie, perchè questi dati sono top secret, sia all'esterno che all'interno dell'azienda. E' pazzesco ma è cosi. E si capisce anche perchè, perchè questi dati sono certamente differenti da quelli dell'Auditel, che vuole imporci un Paese virtuale, costruito nel computer centrale dell'Agb Italia, la società che compone il campione ed elabora quei stupidi grafici e tabelline. Dobbiamo chiedere che la Consulta qualità della Rai, un'altra struttura fantasma faccia il suo dovere a servizio dei cittadini.

Dobbiamo davvero tutti alzare la voce per protestare e chiedere il rispetto della Legge e del pubblico dei cittadini: dobbiamo capire che ciò che passa in televisione va ad influire direttamente sulla nostra vita, su cosa mangiamo e beviamo, su come ci vestiamo, parliamo, su cosa crediamo e sogniamo, sui nostri consumi, stili di vita, scelte politiche, ideologiche, religiose. E questo solo in minima parte per effetto della pubblicità, in massima parte per effetto dei modelli, dei contenuti, dei valori e disvalori, delle informazioni o disinformazioni, dalle suggestioni ed emozioni che riceviamo dai programmi d'intrattenimento, dalle fiction, dai tg. Insomma dalla Tv dipende in gran parte anche la nostra felicità, non importa e non basta spegnerla, perchè questa attraverso l'Auditel continua ad imporre modelli che sono poi amplificati dalla stampa e affermati da tutto il sistema dei media e quindi questi modelli tornano nella nostra vita sotto altre forme e comunque l'influenzano.

Iniziative concrete

Come famiglie e come scuola potete anzitutto promuovere degli incontri o dei corsi di educazione ai media, invitando operatori del settore, - registi, autori, tecnici di produzione, programmisti, giornalisti, dirigenti di Rete - che siano magari dei genitori e che possano raccontare ai ragazzi come funziona la televisione, come viene ideato e realizzato un programma, che aprano loro gli occhi e la mente su ciò che vedono, che spieghino loro come lavorano e raccontino il totale condizionamento dell'Auditel e le pressioni di altro tipo e tutto ciò che è previsto e sembra spontaneo, tutto ciò che è recitato e sembra vero. Forse non sarà facile trovare tante persone che lavorano in Tv disposte a dire tutta la verità, ma alcune persone di buona volontà si trovano sempre ed io posso aiutarvi a trovarle.

Riguardo al Codice, questo non diverrà carta straccia solo se dietro ci saranno i cittadini, come voi, per farlo rispettare. Il Comitato da solo non può farcela. Questa Tv è del tutto prigioniera del sistema Auditel e degli interessi economici che vi ruotano intorno - 4 miliardi di euro l'anno, 8 mila miliardi di vecchie lire - per essere salvata da un Codice di autoregolamentazione. Bisogna che il pubblico di cittadini si ribelli a macchia d'olio. Abbiamo già diverse associazioni e alcuni movimenti che si sono attivati in tal senso.

Riguardo l'Auditel sono partite tre campagne pubbliche promosse dall'Associazione Megachip, che fa capo al giornalista Giuletto Chiesa, con sito web www.megachip.info, dove troverete il testo di una petizione "Basta con l'Aditel"; poi dall'Associazione Società libera, con sito web www.societalibera.org che ha lanciato un appello "Tv, Cinema, Internet: nel 2003 i bambini siamo noi", che chiede di liberarsi dell'Auditel e di un Cinema e di una Rete web che non rispettano l'infanzia; infine dall'associazione Esterni di Milano con sito www.esterni.tv , dove trovate informazioni su come aderire al sindacato del telespettatori. Vi sono poi le Associazioni dei consumatori, il Codacons, la Federconsumatori, Adusbef, Aduc, che hanno denunciato perfino alla Magistratura l'Auditel e non solo loro, ma anche il Conna, che è un coordinamento di Tv locali, e così pure Telelibera di Napoli. Ci sono state infine quattro interrogazioni parlamentari (Silvestri, Cambursano, Soda, Passigli) per chiedere la fine del regime dell'Auditel.

Sul fronte del Codice vi sono invece alcune Associazioni già molto presenti in questi mesi nel segnalare al Comitato di tutela i programmi le violazioni, come il Movimento genitori (Moige) o l'Osservatorio per i minori, vi sono poi delle esperienze di monitoraggio rivolte in particolare ai minori come quello dell'Aiart, o quello sorto di recente l'Osserva media, collegato all'Associazione Trenta ore per la vita.

Ecco cari genitori e insegnanti di Fidenza potete avviare anche voi un centro di raccolta di segnalazioni da inviare al Comitato e magari mobilitarvi con qualche iniziativa contro l'Auditel.

Insomma ciò che vi raccomando è di essere protagonisti di una "cittadinanza attiva" insieme ai vostri figli, ai vostri alunni.

 


 

 

 

 

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