Un processo che morirà sul nascere: se l’accusa ha già chiesto un rinvio a tempo indefinito del processo per insufficienza di prove, e la difesa ne ha chiesto l’archiviazione. Dietro questa volontà di vanificare l’operato della Corte vi sarebbe la pressione dell’Unione Africana. Enrico Casale, quanto è vera questa ipotesi? R. - E’ vera. Nel senso che l’Unione Africana ha osteggiato, con forza, questo rinvio a giudizio da parte della Corte Penale Internazionale: addirittura ha presentato un'istanza davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, affinché il processo sia rinviato. In questo giocano diversi fattori: il principale direi è che nell’Unione Africana sono presenti molto Paesi che non sono democrazie, ma sono regimi autoritari. E’ chiaro che i Presidenti di questi Paesi non hanno interesse affinché ci sia una giustizia internazionale, che può perseguirli per i loro eventuali crimini perpetrati contro le loro popolazioni. D. – L’Unione Africana lamenta – a torto o a ragione – che la Corte dell’Aja sarebbe strumentalizzata dalla Francia e dagli Stati Uniti. E’ pur vero che tutti e 36 i processi per crimini di guerra e contro l’umanità abbiano imputati africani… R. – S&ìgrave;, perché in Africa – negli ultimi 15 anni, direi – si sono perpetrati crimini di una violenza inaudita. Pensiamo solamente a quanto è avvenuto in Darfur: non è un caso che il Presidente sudanese Omar al-Bashir sia stato chiamato a rispondere per questi crimini e addirittura è stato emesso nei suoi confronti una mandato di cattura. Ma poi pensiamo alle stragi che sono avvenute in Libia; alle dure repressioni che sono avvenute, per esempio, in Egitto; a quanto è capitato in Zimbabwe o in Somalia, nel Mali… D. – Se non possiamo certo deprecare che la Corte dell’Aja persegua criminali di guerra e contro l’umanità in Africa, dobbiamo però auspicare che lo faccia in tutte le regioni del mondo! R. – Certamente! Il principio è che ci sia una Corte Penale Internazionale che giudichi non in base alla forza, ma in base alla forza del diritto questi crimini inauditi, penso anche a quanto è capitato in Rwanda, in Burundi negli anni '90… sono crimini che non hanno trovato una loro - se non parziale – giustizia. Dunque il fatto che ci sia una Corte sovrannazionale, internazionale che riesca a giudicare questi crimini, ad inchiodare alle loro responsabilità gli uomini politici e i militari che li hanno perpetrati è un principio corretto e non dovrebbe essere applicato solo all’Africa, ma anche agli altri continenti, Europa compresa, dove negli ultimi decenni si sono registrate delle crisi terribili: penso all’ex Jugoslavia; ma penso anche alla recente crisi ucraina.