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II Settimana Nazionale dell'Infanzia - Tempi dei bambini, Tempi dei Genitori

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Articolo in: Conferenze e dibattiti  

Roberta Gisotti 05/06/2003

II Settimana Nazionale dell'Infanzia - Tempi dei bambini, Tempi dei Genitori

1-8 giugno 2003 - Roma, Villa Borghese, Viale delle Magnolie - TAVOLA ROTONDA sul tema IO BAMBINO E I MEDIA EDUCATION. STIMOLO O TURBATIVA? ATTEGGIAMENTO CRITICO E FRUIZIONE CONSAPEVOLE - Intervento di Roberta Gisotti

 

Io partirei da questo concetto per andare al nocciolo della questione.

Siamo immersi in un sistema mediatico nel quale tutti siamo oggetto di un gigantesco business, ma in particolare i più giovani, i ragazzi, i bambini, sono la preda preferita di un mercato globale imponente, dominato da colossali compagnie multinazionali di intrattenimento elettronico, dove la televisione resta lo strumento principe per assoggettare le masse a stili di vita e di consumo soprattutto. Pensate gli negli Stati Uniti l'investimento annuale per il marketing rivolto ai bambini ammonta a 12 miliardi di euro, vale a dire 24 mila miliardi di lire e si stima che i bambini americani influiscano sugli acquisiti per 500 miliardi di euro l'anno, dunque 1 milione di miliardi, una cifra da capogiro.
Da qui è facile capire la pressione sui bambini esercitata non solo negli Usa, ma anche qui in Italia, dai vari Media.

Detto questo mi vorrei soffermare sulla Tv, in particolare, perchè nessuno pensi di essere indenne dai condizionamenti culturali, sociali, economici, politici, etici che la Tv induce, nè che il proprio figlio sia del tutto immune dal male che può derivare da una sovraesposizione al mezzo Tv o da una programmazione di scarsa o pessima qualità o anche da una programmazione esteticamente valida ma di discutibile contenuto sul piano dei valori, o comunque inadatta per i minori.
La Tv può essere il più formidabile educatore - come lo è stata in massima parte per il pubblico della mia generazione in Italia - o il più formidabile diseducatore dei ragazzi, come avviene in massima parte purtroppo oggi. E non conosce competizione con le famiglie, i genitori, la scuola, gli insegnanti, i catechisti. Noi cerchiamo di affermare dei valori ma restiamo isolati rispetto alla società che i media, in particolare la Tv ci impone, accomunando il grande pubblico su disvalori, stili di vita e di consumo che stridono con quei valori che faticosamente le famiglie, la scuola, la parrocchia, il centro sportivo cercano di affermare e praticare.

Perchè ho detto che la Tv ci impone una società, perchè di fatto è così. E tutto avviene senza che ce ne accorgiamo, attraverso lo strumento dell'Auditel. Ho scritto un libro su questo argomento, il primo mai uscito al mondo, perchè una volta scoperto che il gioco è 'truccato' non si può fare ameno di ribellarsi e per questo vi invito a leggerlo, con spirito di militanza civile.
Pochissimi conoscono come funzionano realmente i sistemi di rilevamento degli ascolti televisivi, che in Italia si chiama Auditel, e che è diffuso con poche varianti in oltre 40 Paesi. Eppure su questi sistemi di rilevamento si basa non solo la pianificazione degli spazi pubblicitari, ma l'intera offerta televisiva, con grave danno alla libertà di espressione, alla creazione intellettuale, alla crescita culturale e sociale dei Paesi.
In Italia la nascita dell'Auditel nel 1986 ha infatti cambiato le regole della comunicazione televisiva non più pensata per informare, educare, intrattenere, divertire, ma finalizzata unicamente a vendere pubblico per il mercato pubblicitario. Senza che nessuno lo abbia pubblicamente dichiarato siamo passati da un'economia di mercato ad una società mediatica di mercato, sovrapposta alla società politica.
Società politica che ha abdicato alla sua prerogativa di formare l'opinione pubblica attraverso le regole democratiche della rappresentanza civile, affidandosi anch'essa alle tabelle e ai grafici dell'Auditel, che hanno assunto anche la valenza di consenso, oltre che veicolo di valori e disvalori, consumi, stili di vita, orientamenti politici, ideologici, culturali, religiosi imposti come scelte di una maggioranza - audience - impalpabile, che non esiste è virtuale ma diviene dominante, attraverso quei dati pubblicati ogni giorno sui giornali, dati che decidono sui contenuti della comunicazione televisiva, contenuti che vengono amplificati e affermati attraverso tutto il sistema dei media.

In realtà l'Auditel sforna ogni giorno dati ben lontani dalla verità degli ascolti televisivi: registra solo apparecchi accesi e spesso confonde perfino i canali sintonizzati. Il suo campione di riferimento è formato da circa 5 mila famiglie, la cui lista è segreta perfino alle autorità dello Stato; nè sono state rivelate le 10 mila famiglie che dovrebbero essere già uscite dalla ricerca, dove restano in media 5 lunghi anni. E' un campione di consumatori-acquirenti e non di cittadini-utenti e rappresenta il 10 per cento della popolazione, poichè solo 1 famiglia su 10 accetta di entrare nell'indagine. Non dà certezza sul numero di persone davanti alla Tv, e non valuta se un programma piace o meno e quali sono le attese del pubblico. E' un sistema inaffidabile che non misura la qualità ma neanche la quantità. I suoi dati sono elaborati in modo distorsivo, per cui basta restare sintonizzati per 31 secondi - arrotondati al minuto - per essere conteggiati nel pubblico di quel programma; basta soffermarsi qualche istante davanti allo schermo magari solo per curiosità per un immagine inconsueta o anche per biasimo o disgusto per una scena violenta, volgare, kitsch, idiota e si concorre a creare il picco d'ascolto che il giorno dopo sarà lodato, premiato e preso a modello nelle redazioni televisive. E' un sistema fuorviante per l'uso che se ne fa di giudice supremo e insindacabile dei programmi e purtroppo sempre di più anche dei telegiornali.

Del resto nelle redazioni di tutti i programmi e dei telegiornali alle 10 del mattino si consuma il dramma quotidiano della lettura dei dati Auditel, in base ai quali si viene processati senza il beneficio della difesa e con giudizio senza appello, poi si viene giudicati e penalizzati nella decisioni della Rete ed infine posti alla gogna pubblicamente il giorno dopo sui giornali.
Non è vero che la Televisione urlata, volgare, kitch, violenta, morbosa, che guarda nel buco della chiave, che rimesta nelle debolezze umane, che banalizza sentimenti e moti profondi dell'animo, dove i bambini sono usati per suscitare emozioni forti o ilarità è quella che piace alla gente. Questa purtroppo è la grande bugia dell'Auditel, che da oltre 16 anni in Italia ci ha negato una Televisione degna di essere accesa e guardata. Chiediamoci perchè i peggiori programmi vengono messi in onda nelle ore di maggiore ascolto al pomeriggio o in prima serata e i programmi migliori - e ce ne sono ancora - vengono ad arte nascosti nei palinsesti nelle ore notturne, all'alba o di mattina, come i programmi di Rai Educational, che sono di ottima qualità, destinati a ragazzi a giovani e che puntualmente vengono messi in onda in orari in cui questi o dormono o sono a scuola.!!? Perchè la sera - tolta qualche rara eccezione -bisogna aspettare le 11 prima di poter vedere qualcosa di intelligente, sia l'evasione o la cultura o l'inchiesta giornalistica.

Torno ai bambini con qualche dato davvero inquietante, anche se le prime ricerche internazionali su Tv e minori risalgono a 50 anni fa e in Italia è da almeno 20 anni che se ne discute. Tutti gli studi hanno confermato la grande influenza gli effetti psicologici e culturali dei media, in particolare della Televisione. Una fruizione troppo assidua di contenuti mediocri può avere infatti una serie complessa di effetti: da quelli di interesse medico (posture errate, soprappeso, alimentazione sbagliata) a quelli psicologici (isolamento, percezione 'romanzata' della realtà, assuefazione alla violenza) a quelli culturali (senso estetico elementare, povertà linguistica, stereotipi sessuali ed etnici, spinta coercitiva al consumo, pigrizia conoscitiva ed altro ancora).
Si è favoleggiato negli ultimi anni, forse per scaricarsi la coscienza della teoria del "bambino competente", ma la competenza del bambino è di tipo strumentale; quante volte diciamo o sentiamo dire: 'per mio figlio è tutto facile con il computer, con i videogiochi; io non ci capisco nulla, con quegli aggeggi elettronici lui invece ha imparato subito, io ci ho messo moltissimo; lui sa cosa guardare in Tv, sceglie bene, si diverte con i cartoni e certo capisce che è tutta finzione; vede spesso il grande fratello ma ha capito che è come un gioco di società....e cosi via'. Ecco questa teoria è stata usata come alibi deresponsabilizzante.
Per contro Rai, Mediaset e La Sette - dopo tanto parla di diritti dei bambini - su 160 ore di programmi trasmessi ogni giorno, dedicano solo 13 ore, quindi meno del 10 per cento, ai bambini, ore che salgono a 16 ore e 20 ore al sabato e alla domenica, sempre pochissime, eppure vi sono 6 milioni di bambini tra i 4 e gli 11 anni, davanti alla Tv.
Ed ecco i dati di una ricerca davvero illuminante condotta da Eta Meta Research, nel gennaio scorso con il supporto di 50 psicologi, educatori ed esperti di comunicazione. 430 i bambini interpellati tra gli 8 e i 13 anni.
8 bambini su 10 dichiarano di essere costretti dai grandi a vedere la Tv. In 7 famiglie su 10 i bambini guardano programmi per adulti. Il 73 per cento resta accanto ai genitori che scelgono programmi che piacciono a loro e solo il 9 per cento viene allontanato. Solo una piccola parte il 14 per cento afferma che i genitori guardano insieme a loro cartoni o per controllare cosa vedono in Tv. E cosi nella notorietà tra i bambini Cocuzza ha superato Topolino e Paperino e la D'Eusanio e la De Filippi Biancaneve Ai bambini sono state infatti mostrate le immagini di alcuni cartoni e le foto di alcuni conduttori, e questi ultimi sono stati riconosciuti con più facilità. I bambini si sono anche lamentati della Tv dei grandi che viene imposta loro ad ogni ora del giorno: il 70 per cento ha detto: in Tv gridano troppo, mi stufa, mi fa paura

Dobbiamo anche essere convinti che occorre una strategia consapevole d'intervento in questo complesso e delicato settore, strategia che comporta diversi livelli di azione e soprattutto comporta la partecipazione attiva di tutti noi adulti ed anche dei nostri bambini e ragazzi perchè diventiamo protagonisti della nostra vita anche di fronte e dentro la Tv.
Smettiamola allora di essere pubblico indistinto, assoggettato a logiche di mercato oscure, che si pongono al di fuori del controllo democratico, logiche di malsana competizione tra emittenti, a danno della crescita culturale, sociale e politica dei cittadini,
Diciamo no nelle nostre case, negli uffici, per strada, nelle scuole, nelle parrocchie in ogni ambiente cui veniamo a contatto a questa TV che mette a repentaglio la felicità e la salute dei nostri bambini.

 

 

 

 

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