Ascoltare i bambini: la lettura audiovisiva - Come guardano i bambini e come guardiamo noi: guardiamo le stesse cose?
Grazie a tutti per la vostra partecipazione. Per la seconda volta torno a Fidenza, dove già lo scorso anno ho avuto un incontro con alcuni genitori di questa scuola ed abbiamo parlato anche allora di Tv e minori: della centralità della Tv nei percorsi di crescita dei ragazzi e nella trasformazione di stili di vita e modelli culturali, e dei pericoli che sono quindi insiti nel mezzo televisivo e di quali garanzie disponiamo per prevenire e difenderci da tali rischi.
Ecco, spero che da questo nuovo incontro possiamo trarre nuove idee, entusiasmo e soprattutto motivi per non scoraggiarci - noi che operiamo in questo campo dell'audiovisivo e voi insegnanti, educatori, e tutti i genitori - non scoraggiarci, dicevo, nel difficile compito che abbiamo certamente tutti di tutelare i nostri bambini, e ragazzi davanti allo schermo televisivo, schermo sempre più invasivo e diseducativo ma anche come adulti abbiamo il compito di saper proporre loro attraverso la tv cultura, informazione e divertimento, pensiero creativo e riflessione, risate e ricreazione per lo spirito e per il corpo.
Ho chiesto di parlare per prima della mia collega e cara amica Elisa Manna, che è la vera esperta di questo nostro incontro; lei è una sociologa, esperta di mass media, con grande esperienza di studio e ricerca ma anche sul campo nella ideazione di programmi tv per i bambini e potrà darvi utili chiavi di lettura per capire cosa percepiamo noi davanti alla tv e cosa percepiscono i nostri bambini. Ed è poi, come me del resto, una mamma.
Io essendo invece una giornalista, che milita nel campo dei diritti dei minori, diritti troppo spesso calpestati davanti agli schermi di Tv, Cinema, Internet, Videogiochi, vorrei offrirvi - come dire - una premessa, credo essenziale per disporci alla lettura del dato televisivo, con la consapevolezza del nostro ruolo di telespettatori di una Televisione che è andata profondamente trasformandosi dalla sua nascita ad oggi - sono passati in Italia esattamente 50 anni dalle prime trasmissioni - mezzo secolo di rivoluzione mediatica, che ha portato profonde trasformazione nella nostra società, ma soprattutto nelle nostre famiglie ed anche a livello individuale. Una rivoluzione che ad un certo punto ha segnato però un punto di involuzione finora senza ritorno, nella programmazione televisiva. E vediamo ora di capire perchè.
Torniamo indietro alla fine degli anni '70, con l'entrata in scena della televisione commerciale si è sviluppato un processo di profonda trasformazione nel modo di fare e di fruire la televisione, fino allora gestita in Italia dalla Rai, quindi dal Servizio pubblico in regime di monopolio. Si è passati in quegli anni progressivamente da quella che viene definita la paleotelevisione alla neotelevisione. Ma qual è la differenza che nessuno ci ha spiegato in tanti anni - parlando per esempio al grande pubblico in televisione,- che magari ci saremo difesi come telespettatori. Ebbene la differenza è questa che noi tutti spettatori, da destinatari della comunicazione televisiva, siamo diventati una merce di scambio. E sono emerse due esigenze conquistare il pubblico, sottraendolo ai competitori attraverso l'offerta di prodotti più efficaci e trattenere il pubblico sedotto da pratiche di consumo sempre più fluide e senza schema: lo zapping (passaggio rapido da un canale all'altro grazie all'avvento del telecomando in corrispondenza della pubblicità); il flipping (cambio impulsivo di canale per il semplice piacere di farlo) lo zipping (la visone accelerata di immagini attraverso il videoregistratore per evitare la pubblicità) e ancora il grazing (l'assaggio di vari programmi, in fruizione parallela). Vedete oggi disponiamo di studi particolareggiati, studi che analizzano e sezionano la produzione televisiva elaborati da esimi teorici e storici della televisione: saggi, trattati, libri e enciclopedie della Tv, con firme importanti di professori universitari. Eppure in tanti testi non c'è traccia di forte critica e motivata ribellione a questa distorsione culturale-sociale-etica della comunicazione televisiva, in cui viene annullata la personalità dello spettatore-cittadino a favore del consumatore-acquirente, che paradossalmente non avendo coscienza di questa identità davanti al video televisivo non è protetto rispetto ad altri settore del commercio, dove il consumatore può contare su leggi e normative che tutelano la sua salute e la sua sicurezza. Ricordo anni fa, di fronte all'ennesimo caso di Tv spazzatura, di avere scritto una lettera aperta provocatoria - che finì su molti giornali - all'allora Garante per l'editoria e la radiodiffusione, il prof. Giuseppe Santaniello, a cui chiesi di far apporre per legge sopra ogni apparecchio televisivo la scritta: "Tenere lontano dalla portata dei bambini, può nuocere alla salute". E credo che tale proposta sia più che mai valida oggi. Se non siamo tutelati come cittadini, pretendiamo allora di essere tutelati come consumatori!
Si perchè tutta la produzione televisiva oggi - ci piaccia o no - ruota intorno al concetto consumo, e trova il suo punto di forza nell'Auditel, ovvero in quel sistema di rilevamento degli ascolti televisivi, che ha codificato un cambiamento epocale nel modo di intendere la comunicazione televisiva; comunicazione non più pensata - come accadeva appunto negli anni della paleotelevisione - per informare, educare, intrattenere o divertire ma finalizzata unicamente a vendere fette di pubblico, teste, quante più teste possibili di consumatori al mercato pubblicitario. Ed i consumatori più appetibili sono proprio i bambini, i ragazzi, i giovani perchè più portati a spendere, a ricercare soddisfazione nell'acquisto, perchè più condizionabili dalle mode, dalle tendenze, più desiderosi di identificarsi con il gruppo e le idee dominanti ed anche più soggetti ad essere manipolati culturalmente, socialmente, polticamente. Ecco, senza che nessuno lo abbia pubblicamente dichiarato siamo passati da un'economia di mercato ad una società di mercato. Società di mercato veicolata attraverso il più potente mezzo di comunicazione di massa la Tv appunto. Società di mercato che si è perfino sovrapposta alla società politica; società politica che ha abdicato alla sua prerogativa di formare l'opinione pubblica attraverso le regole democratiche della rappresentanza civile, affidandosi anch'essa ai dati e alla tabelle dell'Auditel, quando vediamo che il dato Auditel assume la valenza di consenso politico e consenso nell'affermare valori o disvalori, stili di vita e tendenze al consumo, orientamenti ideologici, culturali, religiosi, che ci sono imposti come scelte di una maggioranza che è impalpabile, che non esiste è virtuale ma diviene dominante attraverso il dato Auditel, e si afferma in tv ma viene poi amplificata attraverso tutto il sistema dei media: giornali, riviste, mondo dello spettacolo, moda, pubblicità.
Tutto questo è davvero disdicevole, soprattutto perchè sfugge al controllo democratico, perchè parlando dei nostri bambini, adolescenti, mette fuori uso tutte le agenzie educative, deputate a formare la personalità fisica e psichica dei ragazzi: famiglia, scuola, parrocchia, associazioni sportive, e ricreative... che fare di fronte a modelli negativi propagati nelle nostre case attraverso la Tv, addomesticati nell'indifferenza sociale, sdoganati senza controllo di alcuna di quelle agenzie educative.
Ma ancora più disdicevole e paradossale che questa Tv di mercato si regoli per misurare il consenso su un sistema l'Auditel che in realtà è del tutto inaffidabile - e qui vi rimando alla lettura del mio libro "La favola dell'Auditel", una favola appunto, scritta intenzionalmente per sfornare dati di ascolto che servono solo a spartire la torta degli investimenti pubblicitari, secondo un patto stretto 17 anni fa tra la Rai e la Fininvest, che accaparrano da sole il 95 per cento dell'intero gettito pubblicitario della Tv: un patto cari signori che ha tagliato fuori i cittadini, privati dei loro diritti di spettatori, un patto che ci ha svenduto tutti al mercato della pubblicità. Oggi i palinsesti della Tv sono sostanzialmente scritti da Pubblitalia e dalla Sipra, le società concessionarie della pubblicità per la Rai e per la Fininvest. Sono loro i nostri padroni, i padroni dei nostri bimbi, i padroni della nostra vita, di come ci vestiamo, mangiamo, ma anche di come pensiamo e votiamo.
Cosa dire - ho già parlato troppo per una premessa - riprendiamoci la Tv, vi dico, per noi, ma soprattutto per i nostri figli. Siamo in democrazia i cittadini tornino sovrani in uno stato di diritto della comunicazione e dell'informazione e non credano ai dati Auditel, che rivelano un popolo di beoti, cui viene data in pasto una Tv sempre più al ribasso, specie nelle ore di maggiore ascolto, una Tv che sacrifica i nostri bambini sull'altare dell'idiozia, della volgarità, della violenza verbale e fisica, del turpiloquio, di una sessualità mercificata e morbosa, di una attacco continuato ai valori della famiglia tradizionale, e di un incitamento alla trasgressione e al non rispetto di regole e valori che sono a fondamento della stessa vita democratica; una Tv quindi che uccide il presente e non costruisce il futuro.
Quali mezzi abbiamo per una riscossa civile? Unire le forze delle agenzie educative: famiglia, scuola anzitutto.
Ma occorrono dei referenti normativi per far valere i nostri diritti. Oggi abbiamo due formidabili strumenti da far rispettare. Abbiamo il Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori in Tv - io ed Elisa Manna siamo membri del Comitato che deve vigilare sul rispetto di tale Codice - un Codice trasgredito quasi ogni giorno da quasi tutte le emittenti firmatarie e per questo il Comitato lotta faticosamente per un cambio di rotta che non può essere certo repentino, e che cozza contro enormi interessi enormi economici ma anche interessi politici in senso lato e interessi grandi delle lobbies di potere. Allora questo Comitato assolverà la sua quasi impossibile missione se avrà dietro di se il consenso popolare, quello vero democratico, non quello di fantasia dei numeri Auditel.
Altro strumento questo giuridico, con forza di legge è il contratto di Sevizio 2003-2005 siglato tra il Ministero delle Conunicazioni e la Rai. Qui abbiamo precisi riferimenti di impegno ed obbligo in tema di tutela dei minori e di ricerca e proposta di qualità.