Conferenza sul nuovo assetto della comunicazione. Intervento di Roberta Gisotti, portavoce Tavolo Auditel - Roma, 5 febbraio 2007
Siamo davvero tanti a prendere la parola in questo Forum, speriamo uno dei tanti per contribuire fattivamente come cittadini - depositari di diritti anche nel campo della comunicazione - al riassetto delle telecomunicazioni, un sistema viziato in Italia da inaccettabili posizioni dominanti di due soggetti privati monopolisti nel settore della Tv generalista e nel settore della Tv satellitare, che portano il nome rispettivamente: di Silvio Berlusconi che impera incontrastato da oltre 25 anni, grazie ad una serie di leggi concertate a destra e a sinistra che ne hanno strada facendo legalizzato l'attività imprenditoriale; e di Rupert Murdoch, magnate dei media australiano, sbarcato più di recente sul mercato italiano senza che alcuno abbia opposto resistenza o abbia battagliato in Parlamento.
Due persone che dettano legge in campo televisivo a 57 milioni di italiani. E l'unico modo che abbiamo per sottrarci al loro potere è di rompere il patto Auditel che da 20 anni tiene fittiziamente in piedi il duopolio Rai-Mediaset e che oggi vede Sky premere per ottenere una parte più consistente della torta degli investimenti pubblicitari, decisi in base ai dati Auditel.
L'Auditel sappiamo tutti è il sistema di rilevamento degli ascolti, che opera dal dicembre 1986 in regime anch'esso di monopolio, sui cui si è imperniata una vera dittatura mediatica e che tutt'ora vige, nonostante oggi sappiamo con certezza che si tratta di un sistema assolutamente inaffidabile dal punto di vista scientifico per le gravi carenze del campionamento, per la macchinosità del rilevamento affidato in tutto e per tutto a variabili di comportamento umano e per i limiti tecnici oggettivi, accresciuti con il mutare degli scenari tecnologici e le varianti delle varie piattaforme trasmissive estranee al sistema Auditel; sistema Auditel estremamente distorsivo nel modo in cui elabora i dati minuto per minuto, anzi 30 secondi a volte 15 secondi arrotondati al minuto, per cui si assommano contatti spacciandoli per ascolto; sistema Auditel del tutto fuorviante per l'uso che se ne fa assumendo il dato Auditel a giudice insindacabile dell'intera programmazione televisiva e sempre più anche delle stesse trasmissioni informative e perfino dei telegiornali, contravvenendo al codice deontologico della professione giornalistica. Un ascolto del tutto virtuale quello confezionato ad arte dall'Auditel che assume nel Paese la valenza di consenso perfino politico, che va a forgiare le coscienze, ad orientare scelte ideologiche, culturali, religiose, stili di vita e tendenze al consumo.
Io ho dedicato due libri a questo tema, intitolati "La favola dell'Auditel" uscito nel giugno 2002 (Editori Riuniti) e "La favola dell'Auditel seconda parte: fuga dalla prigione di vetro" uscito un anno fa (Nutrimenti), che oltre a demolire la credibilità di questo sistema di rilevamento documenta anche il movimento civile creatosi dal 2002 intorno a questa battaglia per la democrazia, e che ha dato vita al Tavolo Auditel, che oggi qui rappresento.
Il tempo per raccontare oggi è qui ristretto. L'importante è darvi conto che la battaglia per la riforma dell'Auditel è arrivata ad un punto di non ritorno, dopo che lo scorso maggio l'Autorità per le garanzia nelle comunicazioni ha pubblicato un Atto d'indirizzo che chiede all'Auditel di riformarsi, nella governance e nella metodologia, all'insegna del pluralismo dei soggetti partecipi all'assetto societario, dove oggi i controllati sono anche i controllori, ma anche all'insegna della trasparenza in ogni fase della ricerca e della credibilità scientifica del rilevamento. Ma l'Auditel non è in grado di riformarsi in tal senso se non negando il Patto che ne legittima l'attività possiamo dire 'illegittima'.
Di tutto ciò è ben consapevole il ministro Gentiloni, che opportunamente ha recepito nel suo Disegno di Legge l'esigenza di riformare il sistema di rilevamento degli ascolti, riconoscendone la funzione di "servizio di interesse generale a garanzia del pluralismo e della concorrenza". Nero su bianco ciò che viene negato da vent'anni dall'Auditel. Tanto più il ministro Gentiloni ha capito che la questione Auditel è centrale per liberare la Rai dallo strapotere della Politica e della Pubblicità. Cosicchè nelle linee guida di riforma della Rai troviamo accanto ad un rilevamento degli ascolti quantitativo, un rilevamento qualitativo per definire un indice di servizio pubblico, in base alla qualità erogata, ma anche alla qualità percepita ed attesa dal pubblico. Spero allora che Gentiloni sarà sostenuto con tutte le forze necessarie in questa battaglia politica durissima, insieme a quella sui tetti per la raccolta pubblicitaria, perchè sono i due punti nevralgici che vanno ad intaccare gli ingentissimi interessi economici solidificati intorno al duopolio, che impediscono di fare spazio ad ogni altro soggetto.
Solo vincendo questa battaglia potremo superare la Rai della seconda repubblica che nel mio ultimo libro ho definito "Dalla Tv dei professori alla Tv deficiente" (Nutrimenti 2006), che ha avuto lo scopo di voler abbassare il livello socio-culturale del Paese e di affievolire la coscienza critica degli spettatori), e potremo finalmente restituire finalmente la Tv ai cittadini. Grazie.