Belgio in lutto per tre giorni. Aeroporto ancora chiuso a Bruxelles, ma i trasporti sono ripresi e le scuole hanno riaperto, segno di una volontà di reazione al dolore e allo sgomento. Sono 32 i morti e 270 i feriti, nell’ultimo bilancio, ma ci sono dispersi e vi sono pure molte difficoltà nel riconoscimento dei resti. Sul fronte indagini, due dei kamikaze uno in aeroporto l’altro nella metropolitana sono i fratelli - ambedue con gravi precedenti penali - Khalid ed Ibrahim El Bakraoui, quest’ultimo arrestato a giugno in Turchia, al confine con la Siria, come combattente straniero, poi estradato e rilasciato in Belgio, dove le autorità non avevano riscontrato legami con il terrorismo.
Il secondo kamikaze in aeroporto è Naijim Laacharaoui, noto come artificiere dell’Is. Non ancora identificato invece il terzo attentatore, la cui foto con il cappello in aeroporto è stata diffusa ieri. “I terroristi erano noti alle Polizie locali ma non è stato fatto nulla perché non c’è stato scambio di informazioni”, ha denunciato il commissario Ue per gli Affari interni, Avramopoulos, ricordando che “Europol è uno strumento importante ma va usato meglio”. Solo 5 Paesi - tra questi non c’è la Germania - danno informazioni complete di sicurezza. Manca dunque fiducia tra gli Stati. Un coordinamento serio tra Intelligence era stato già deciso nel Consiglio europeo, a Tampere in Finlandia ’99, ma è caduto nel vuoto, non so perché, ha dichiarato oggi il presidente della Commissione europea Juncker. Sembrano ora tutti d’accordo a parole i leader europei dopo la strage di Bruxelles. E domani il confronto – speriamo nei fatti – nella riunione straordinaria dei ministri degli Interni dell’Ue. E oltreoceano il monito del presidente Usa Obama, in visita in Argentina: “Il mondo deve essere unito contro il terrorismo”.