Tra i 17 obiettivi indicati dall’Onu, da raggiungere entro il 2030, c’è quello di “promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile”. Ma questo obiettivo, ha ricordato mons. Auza, è “ancora un sogno lontano” in "molti Paesi dell’Africa, in particolare nella Regione dei Grandi Laghi”, e che “le donne possono contribuire grandemente a realizzare”.
La Santa Sede – ha spiegato il presule – apprezza le iniziative promosse dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e dai governi “per alzare la consapevolezza e arrivare ad un maggiore riconoscimento del ruolo vitale delle donne nella diplomazia preventiva, nella mediazione, nei processi di costruzione e mantenimento della pace”, ma crede che “questo riconoscimento debba essere pienamente tradotto in azioni per liberare competenze e capacità che appartengono alle donne per riportare ordine dal caos, comunione dalla divisione e pace dal conflitto”. Le donne hanno infatti uno “speciale dono nell’educare le persone a essere recettive e sensibili alle necessità degli altri”, che “è cruciale nella risoluzione dei conflitti e nel promuovere la riconciliazione nel dopo conflitto”. Per questo la Chiesa sostiene attraverso varie iniziative le donne che in Africa difendono i più deboli, prevengono le divisioni, curano le vittime di guerra, rafforzano la pace fragile, promuovono i diritti umani fondamentali. Così anche l’aumento di donne nelle alte cariche politiche e nelle sfere diplomatiche – ha osservato mons. Auza – può aiutare l’Africa, a partire dal garantire a tutte le donne l’educazione, un ambito dove la Chiesa cattolica è particolarmente impegnata.
Ma “purtroppo – ha denunciato il presule – per troppe donne è ancora una lotta in salita ripida emanciparsi da situazioni di marginalizzazione, violenza, abbandono ed esclusione. Il mondo continua infatti a confrontarsi con varie, vecchie e nuove forme di violenza diretta contro le donne e le ragazze”, in particolare l’uso dello stupro come arma durante i conflitti, gli abusi nei campi profughi, la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, gli aborti, le conversioni e i matrimoni forzati. Da qui l’obbligo che incombe – ha ammonito il l’osservatore vaticano – su ognuno di noi, su ogni governo e in special modo sul Consiglio di Sicurezza, “di porre fine a questi azioni barbariche contro le donne e le ragazze”.
Un omaggio particolare, mons. Auza ha rivolto infine alle quattro suore missionarie – Marguerite e Reginette, rwandesi, Judit, kenyota, e Anselm, indiana – “massacrate da vili fondamentalisti” il 4 marzo scorso nel loro convento ad Aden, nello Yemen.