R. – La parola ‘conflitto’ è una parola molto leggera. C’è una guerra in corso già da due anni e ci sono persone uccise ogni giorno. Si può immaginare una strage come quella di ‘Charlie Hebdo’ quasi ogni settimana. Diecimila persone sono state uccise e cinque milioni sono toccate direttamente dalla guerra e più di due milioni sono i rifugiati. Allo stesso tempo, c’è la crisi economica, per cui tutta la popolazione è molto impoverita e la sofferenza è grande: si fanno operazioni chirurgiche senza anestesia; ci sono persone con diverse malattie che non possono accedere alle cure o ricevere le medicine e ci sono centinaia di bambini fuori dalle scuole, fuori dalle case. L’appello di Papa Francesco è molto importante, perché anche le gerarchie cattoliche in Europa pensano che tutto sia finito, tutto sia calmo. A causa della grande crisi in Medio Oriente, oggi, l’attenzione mediatica è "girata" dall’altra parte. Ma quello che succede in Ucraina potrebbe causare una crisi europea migratoria molto più grande di quella della Siria.
D. – Il Papa ha indetto nelle scorse settimane una colletta in tutte le Chiese d’Europa. Ma gli aiuti riescono ad arrivare?
R. – Sono processi non istantanei. Non c’è bisogno solo di soldi, ma di più preghiere e di informazioni. Il cardinale Parolin dovrebbe venire a metà giugno in Ucraina, per spiegare come saranno distribuiti i soldi raccolti. L’aiuto, certamente, non è confessionale, non è nazionale, non è secondo la lingua, ma è destinato a tutti coloro che sono più bisognosi.
D. – La strada della pace, dunque, si profila ancora lunga. In questa situazione, è importante che la comunità internazionale continui a sostenere la popolazione che soffre…
R. – Ci sono tre aspetti. Il primo è la preghiera, per noi cristiani è fondamentale. Secondo è l’informazione. E’ molto importante essere informati, avere un atteggiamento critico nei confronti di quello che viene presentato dalla stampa e cercare anche quello che non viene presentato. Da più di un anno, infatti, nella stampa, nei media europei occidentali, non si è più parlato della guerra in Ucraina. Terzo è aiutare, quando possiamo, nel modo in cui possiamo, quelli che soffrono. Questo è l’appello del Santo Padre. Noi in Ucraina siamo molto grati e apprezziamo moltissimo questa solidarietà, che è nel nome della Chiesa. Infatti la nostra Chiesa è cattolica, è universale. Siamo in comunione con tutti i membri della nostra Chiesa, ma anche con tutte le persone di buona volontà. Qui c’è una lotta contro il male.