L’accusa per essere giustiziati è di alto tradimento, ha detto Erdogan, deciso a vendicare l’oltraggio subito con ogni misura. Prosegue intanto l’epurazione di chi ha partecipato o sostenuto il colpo di Stato: più di 7500 gli arresti, tra i personale militare e della magistratura. Oltre 13 mila i dipendenti pubblici cacciati via, 8 mila i poliziotti costretti alle dimissioni. Per tutti i lavoratori statali divieto d’espatrio, di ferie e altri congedi.
Provvedimenti che colpiscono oltre 3 milioni di persone. Intanto i filmati di golpisti picchiati e umiliati sono sui social network, una ventina i siti dell’opposizione oscurati.
Attacchi anche contro giornalisti. La Turchia è sull’orlo di uno stato di emergenza. Due uomini in pieno giorno hanno ucciso a colpi di pistola Cemil Candas, vicesindaco di Sisli, municipio al centro di Istanbul, esponente dell’opposizione socialdemocratica Chp. Un altro attacco è avvenuto al tribunale di Ankara, dove testimoniavano i generali accusa del colpo di Stato. In questo clima critico, gli Stati Uniti e l’Unione Europea richiamano la Turchia a rispettare la democrazia e le libertà fondamentali.
Tensione alta anche sull’estradizione dagli Usa del leader turco Gulen: Washington insiste di non aver ricevuto alcuna richiesta, né le prove della sua responsabilità nel golpe.