Un sì scontato, che già ieri ha raccolto in aula l’unanimità degli europarlamentari, a difesa della credibilità dell’Unione Europea, anche in vista di una possibile reintroduzione della pena capitale in Turchia. Si spacca invece l’opposizione interna: il partito filocurdo Hdp, i cui due leader sono accusati di terrorismo per un presunto sostegno al Pkk, sostiene il congelamento dei colloqui, suggerendo anche sanzioni economiche che colpiscano il governo e non la popolazione. “L’Europa finora ha chiuso gli occhi sulle violazioni di Erdogan – ha detto il vice leader Ozsoy – ora servono azioni”. Contrario invece il principale Partito socialdemocratico Chp di opposizione. “L’Europa deve capire che la Turchia è più grande di Erdogan. È un Paese – ha ricordato il portavoce Boke - integrato con l’Occidente”, che importa ed esporta dell’Ue circa il 50% dei prodotti. Intanto il governo di Akara si vanta di avere finora licenziato quasi 22mila dipendenti del ministero dell’Interno e di averne sospesi altri 13 mila. Smentita invece la notizia del rilascio di due intellettuali, la scrittrice Asli Erdogan e la filologa Necmiye Alpay, in carcere da circa tre mesi, accusate di “propaganda terroristica” sul giornale filocurdo Ozgur Gundem, a rischio di ergastolo.