Quello cui assistiamo ogni giorno sintonizzandoci sul primo telegiornale del Paese è uno spettacolo desolante di cui provare vergogna e di cui chiedere conto ai diretti responsabili.
E così Roberta Gisotti, capo redattrice di Radio Vaticana, docente di Economia dei Media alla Pontificia Università Salesiana (Ups), dal 2002 al 2008 nel Direttivo dell'Unione Cattolica Stampa Italiana UcsiLazio - ha pensato di scrivere una lettera aperta (20 febbraio) direttamente al vicedirettore del Tgl Fabrizio Ferragni - dato da più parti come uomo di raccordo con l'Opus Dei - rivolgendogli un «appello che riguarda l'intero pubblico televisivo». «Ti chiedo di accendere la tv alle 20, magari da casa quando sei di riposo dal lavoro, e di guardare ed ascoltare con attenzione il telegiornale di cui sei vicedirettore, al riparo da altre distrazioni», si legge nella lettera pubblicata sul sito di Articolo 21. «Come si può finire tanto in basso - chiede - nell'offerta informativa di un Tg del Servizio pubblico?
Come non vergognarsi da parte dell'intera redazione mortificata nell'impaginare servizi, uno dietro l'altro, mal scritti, mal girati, mal montati; privi di contenuto e di senso; diseducativi su stili di vita per bambini, ragazzi e giovani, carenti e talvolta perfino disinformativi sull'attualità socio-economica, deprimenti e ansiogeni sulla cronaca nera, superficiali e approssimativi su cultura e spettacolo, sovente sponsorizzati, cassa di risonanza acritica di tendenze al consumo di ogni tipo».
Insomma, «con le dovute eccezioni, un vero disastro prosegue - che non mi aspettavo da un collega, serio e stimato, che immaginavo avesse scelto di fare questo mestiere per passione e senso civico. Certo il declino dell'informazione Rai non è solo del Tgl ed ha una storia di progressiva assimilazione ai canoni commerciali dell'infotainment, nella rincorsa spasmodica dell'audience, nel quale si sono cimentati con successo direttori di 'destra' e di 'sinistra' delle reti e delle testate pubbliche, forgiando insieme con le reti e le testate Mediaset una nuova Italia, ribattezzata, a 150 anni dall'Unità, Idiotopoli, dove il Tgl primeggia per autorevolezza».