Contro l' uscita televisiva del film si era pronunciato il convegno organizzato a Milano dal quotidiano dei vescovi Avvenire sul tema della violenza che dal piccolo schermo minaccia i minori.
Lo stesso giornale aveva poi aggiunto una severa protesta contro la scelta inaugurale dell' iniziativa che un altro quotidiano, l' Unità, ha appena lanciato in favore del cinema: prima delle sedici videocassette di grandi film italiani che il giornale diretto da Walter Veltroni vende assieme all' Unità figura Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci.
Non sarà, obiettava maliziosamente Avvenire, che i pidiessini praticano lo ' scandalismo berlusconiano' , convertiti alla cinica logica del massimo ascolto? D' altra parte queste voci erano state di poco precedute da quella ben più autorevole del Papa che, intervenendo a proposito di comunicazioni sociali e di responsabilità che ad esse spettano, aveva inaspettatamente sottolineato - di fatto contro le lamentazioni o i tripudi per la presunta morte del cinematografo - il ruolo tuttora privilegiato del cinema come strumento di persuasione di massa. Attenzione, ammoniva il Pontefice, a non preoccuparsi soltanto dell' effetto spettacolare; auspicando quindi il rilancio dei cineforum e l' attenzione dell' istituzione scolastica "nei confronti di un linguaggio che ormai è parte integrante della nostra cultura", e alla formazione di "un atteggiamento critico" negli spettatori giovani. Ma non tutte le voci del mondo cattolico sono così alte e problematiche.
Ragioni di allarme e vigilanza ce ne sono, eccome, nei confronti dell' uso dello strapotente mezzo televisivo. Ma la lettera di sabato al Garante per l' editoria Santaniello firmata dalla solerte Roberta Gisotti giornalista di Radio Vaticana (la stessa che si rivolse all' ex first lady Veronica Lario per chiederle di intercedere contro la trasmissione del serial ' Hollywood, la valle delle bambole' in quanto troppo osè) vola davvero basso.
La giornalista segnala proprio l' appuntamento con Kubrick come ennesimo episodio ' inquietante' di un malcostume televisivo che non tutela i minori.
È vero che si tratta di un "film vietato ai minori di 18 anni", ma è anche vero che per metterlo in onda è stato tagliato in tre punti chiave: nel turpiloquio della prima parte, quella dell' addestramento, nella scena del suicidio della recluta detta Palla di Lardo, e nell' agonia della ragazza vietnamita alla fine. Un rimedio peggiore del 'male'?
Spenti gli echi di un' analoga vicenda che riguardò qualche mese fa la trasmissione di alcuni film di Pasolini (censurati), il dibattito si riaccende.