Caro Augias, ho letto quanto ha scritto a proposito dell' Auditel. Il libro-denuncia di Roberta Gisotti ha suscitato finalmente un dibattito sull' argomento.
Alla discussione svoltasi a Firenze seguirà un Convegno il 24 prossimo a Roma presso la Federazione della Stampa. Sollevammo per la prima volta il problema anni fa in seno al Consiglio degli Utenti poi ripreso dall' Associazione Consumatori evidenziando una situazione tecnicamente inaccettabile con rilevanti conseguenze di carattere culturale e di natura politica. Sono stato vicepresidente della Rai dal 1975 al 1986: a mio avviso quello dell' Auditel è un sistema superato, con uso finalizzato del meter, con un campione ormai inaffidabile, con ripercussioni negative sull' audience, con programmi dominati dalla pubblicità, in un regime in sostanza ormai monopolistico.
La Rai, come servizio pubblico, dovrebbe cessare di essere invischiata in un coinvolgimento messo ora in discussione anche dall' Autorità garante delle Comunicazioni. Tra qualche mese l' Istituto italiano di studi legislativi, che ho l' onore di presiedere, promuoverà un convegno tecnico-scientifico sull' argomento, con la partecipazione, fra gli altri, di statistici e di docenti di Scienze della Comunicazione. Il tema è maturo, si tratta di prenderne atto.
Gian Piero Orsello gianpierorsello@inwind.it
Dopo la risposta sull' Auditel (Repubblica, 8 ottobre) ho ricevuto, tra le altre, una lettera del dottor Pancini che Auditel dirige. Pancini cortesemente obietta ai dubbi che questo sistema di rilevamento suscita. La sua difesa aziendale è lodevole, ma i dubbi restano e non solo miei. Il presidente dell' Authority per le Comunicazioni Enzo Cheli ha chiesto la riforma dell' Auditel addirittura in sede parlamentare aprendo una consultazione pubblica.
La Commissione di Vigilanza pensa di elaborare per suo conto i dati attualmente disponibili. L' Intesa Consumatori (riunisce: Adhoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) ha segnalato all' Authority "l' inveritiera raccolta dei dati di ascolto delle tv" da parte delle 5 mila famiglie campione. Infatti le poche famiglie scoperte dalla stampa hanno confessato di non aver fatto il loro dovere di utenti-campione. La serie fu aperta proprio da Repubblica (24.01.97) con la testimonianza della famiglia De Paolis che dichiarava di aver accettato il ' meter' solo per curiosità e che «a volte la Tv rimane accesa ma non c' è nessuno davanti». In parole povere vuol dire che nessuno sa quale uso le famiglie effettivamente facciano del ' meter' e dunque quale attendibilità abbiano i dati rilevati ' minuto per minuto' . Alberto Zuliani, ex presidente dell' Istat in un recente convegno ha dichiarato testualmente: «Nell' 86 Rai, Fininvest e Upa Corrado Augias