Robertagisotti.it

Frase esatta: Sí No    

 

Tutte le verità dell' Auditel

Notizia letta 121052 volte
Articolo in: Quotidiani e riviste  

Da "La Repubblica" Lettere a Corrado Augias 08/10/2002

Tutte le verità dell' Auditel

Gentile Dott. Augias, che c' è di vero nei dati Auditel?

 

Qualche giorno fa ho partecipato ad un convegno qui a Firenze organizzato dal Gruppo Atelier sul tema: "Telecrazia: il nostro destino?".
Diversi professori universitari, una giornalista della Radio Vaticana, il senatore Falomi della Commissione di vigilanza Rai, hanno detto che l' Auditel, il sistema di rilevamento degli ascolti da cui dipende l' intera programmazione tv ed anche un po' la politica, sarebbe inaffidabile. Sono sconcertato: perchè se queste cose si sanno nessuno interviene? La giornalista ha aggiunto che la rilevazioni degli ascolti le deve fare lo Stato, e che una legge già lo prevede.
Ernesto Spinelli ernespino70@libero.it


Ciò che s' è detto in quel convegno è vero. Il sistema Auditel che misurare gli ascolti tv è inaffidabile, imperfetto e si presta a molti equivoci.
Nello scorso giugno è uscito un libro ("La favola dell' Auditel" Editori Riuniti) nel quale Roberta Gisotti (forse la stessa giornalista di cui parla lei) racconta le ragioni per le quali dobbiamo considerare quel sistema assolutamente superato e largamente inattendibile.

Le considerazioni dell' autrice non tirano in ballo l' eventuale malafede cioè la manipolazione fraudolenta dei dati. Se fosse malafede sarebbe più semplice perchè basterebbe mandare i carabinieri; invece è peggio: si tratta di carenze strutturali, quindi ineliminabili.
La conseguenza è che i risultati, esaminati scientificamente, sono spesso grotteschi. Il 15 luglio 2000 un temporale interruppe un collegamento con Lecce previsto su Rai1 per uno spettacolo all' aperto. Per un quarto d' ora andò in onda un orologio che copriva il vuoto. Secondo l' Auditel il movimento delle lancette riscosse il favore del 15 per cento dei telespettatori.
La partita Italia-Ecuador avrebbe avuto 19 milioni di spettatori pari all' 81 per cento del totale. Fatti tutti i conti ne risulterebbe che gli italiani sarebbero una settantina di milioni invece di 55. Perchè succede?
Intanto perchè il campione di utenti è tarato per la pubblicità, in vista cioè dei consumi che erano infatti, all' origine, il vero scopo dell' Auditel prima che venisse esteso a misurare tutto. Questo campione ha una prevalente composizione sociale medio-bassa. Su dieci famiglie interpellate solo una accetta di mettersi in casa il fastidio del "meter". Quindi conosciamo, ben che vada, i suoi gusti, ma nulla sappiamo delle altre nove. Poi il rilevamento è macchinoso, errori e "inganni" abbondano. Poi i segnali spesso si sovrappongono per cui i risultati di «Rai2 Italia1; Rai3 Italia1; Rai3 Rete4; Italia1 Rete4 si confondono gli uni con gli altri per cui: Non è possibile definire, in modo statisticamente fondato, un ordinamento di queste quattro reti basati sui valori dell' audience».
La buona notizia è che i pubblicitari cominciano (finalmente) a rendersi conto che il sistema non va e siccome sono loro a investire spot su quei risultati è possibile che comincino a spingere per mandare in pensione il sistema.
L' Auditel non solo ha compromesso la carriera di qualche dirigente tv (pazienza), ha soprattutto ottuso il livello culturale degli italiani dipingendoli peggiori di quanto siano. Non esagera chi dice che ha favorito, involontariamente, un massacro culturale.

 

 

 

 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità,
non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.