Se ne sentono tante di critiche e rilievi sui programmi Rai, molti dei quali sono giudicati come «spazzatura». Passi in avanti sul percorso della qualità dei programmi Rai ne sono stati fatti davvero pochi. Dopotutto c' è da considerare che i due Claudio (Petruccioli e Cappon) debbono ovviamente pensare agli introiti della pubblicità, che predilige programmi «nazionalpopolari» di sicura audience. Mentre i programmi di qualità non dovrebbero badare ai dati Auditel. Giovanni Valentini, nella prefazione al libro di Roberta Gisotti «Dalla tv dei professori alla tv deficiente», ha scritto che «il ricatto dell' audience col meccanismo perverso degli ascolti, che condizionano la qualità e la scelta dei programmi, è infatti all' origine della degenerazione che corrode e corrompe la produzione del servizio pubblico». Ma questo i due esponenti della Rai non possono dirlo e non lo dicono. La strada della qualità va quindi rigorosamente separata da quella della pubblicità, pur se la Rai per «mantenersi» ha grande bisogno delle entrate pubblicitarie e quindi deve fare «concorrenza» ai programmi della tv commerciale. Siamo comunque in un vicolo cieco. Ed è da ritenere che proseguiranno le critiche e i rilievi ai programmi-spazzatura e proseguiranno pure gli «atti di contrizione» dei personaggi della Rai, che ribadiranno le loro intenzioni di fare più qualità. Per concludere: è necessario che la Rai si decida a fare passi concreti nell' avviare una profonda rivisitazione dei suoi palinsesti e non faccia soltanto affidamento «consolatorio» a pochi programmi qualitativamente validi, alcuni dei quali vanno in onda soltanto su Rai Tre in tardissima serata.
Raffaele Bernardini rafbernardini@inwind.it