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Dal "Corriere della Sera" di Aldo Grasso 25/06/2002

A fil di rete
Se non ci ha già pensato nessuno, vorremmo avanzare una modesta proposta: proclamare Padre Pio patrono dell' Auditel. Non c' è santo che tenga. E non c' è santo che abbia un così stretto rapporto con il video e gli ascolti. Ultima importante conferma, la diretta da San Giovanni Rotondo, condotta da Raffaella Carrà: «L' uomo che si innamorò di Dio» (Raiuno, domenica, ore 20.50). Ai tempi dei ricongiungimenti lacrimosi di «Carràmba», Raffaella veniva appellata, tanto per stare in tema, «la madonna degli sfigati» per via di quella sua particolare attitudine a ricongiungere ciò che il destino aveva separato. Quasi fosse la sacerdotessa di una nuova «age», la guida spirituale di una schiera di fedeli singhiozzanti, la donna che si innamorò del dio Auditel. Il tempo passa e adesso Raffaella è un po' in crisi: non di fede (non lo sappiamo, nè mai ci permetteremmo) ma di ascolti. Eccola ricorrere al santo fresco di nomina, al frate trascinatore d' audience. Chissà che non avvenga un altro miracolo, chissà che anche Raffaella non ritrovi i fasti della prima serata. Per questo, per essere ascoltata, si è portata dietro una schiera di cantanti della premiata scuderia Bibi Ballandi: Riccardo Cocciante, Josè Feliciano, Lucio Dalla, Antonella Ruggiero e altri che, notoriamente, ogni domenica vanno in chiesa a cantar messa. C' era anche Michele Placido, in piena sindrome Zelig. Quando interpreta un frate serve messa, quando interpreta Tortora presenta, quando... La storia del santo protettore dell' Auditel va però presa in seria considerazione. Una redattrice di Radio Vaticana, Roberta Gisotti, ha appena scritto un libro contro il sistema che domina il rilevamento d' ascolti: «La favola dell' Auditel» (Editori Riuniti). Se Auditel è sorgente di perversione (viene descritta come una sorta di fosca contro-religione) urge davvero affidarla alle cure di un santo protettore. www.corriere.it/grasso