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Una TV non violenta

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Articolo in: Quotidiani e riviste  

Carla Mazzuca - La Repubblica" 31/12/1995

Una TV non violenta
Il massacro del vecchio ottantatreenne, avvenuto a Benevento da parte di due ragazzini di tredici e undici anni, conferma quanto già da tempo una minoranza di educatori, giudici minorili, famiglie e politici sensibili al problema va denunciando: la modifica del comportamento dei minori condizionati da un clima di violenza che vede la televisione tra i maggiori responsabili.
 

Tali comportamenti quasi mai, per fortuna, giungono all' efferato omicidio di cui si occupa la cronaca, ma sono generalizzati e configurano una diffusa violenza che investe gli atti quotidiani di bambini ai quali manca un adeguato supporto familiare. Non mi stupisco per il delitto compiuto, anzi, mi stupisco che non ne avvengano più numerosi. E ciò non a causa di pessimismo, ma semplicemente guardando a ciò che è avvenuto nel paese ove più di ogni altro la televisione ha supplito alle carenze familiari: gli Stati Uniti d' America.
Lì la questione violenza ha assunto ormai da alcuni anni la dimensione del grande problema nazionale. Aggravato in quel paese dalla facilità con cui fino a qualche mese fa si potevano acquistare e detenere armi da fuoco. Qualcuno disse che la storia è maestra di vita. Per quale motivo non possiamo utilizzare tale atroce insegnamento a tutti noto?
Le iniziative per una tv non violenta non mancano. Esse sono però frammentarie e sicuramente minoritarie. Occorre, a mio parere, una grande iniziativa di carattere politico-culturale che coinvolga tutti i parlamentari di buona volontà, a cominciare da tutte le donne presenti in Parlamento, senza distinzione di appartenenza politica. Ma non basta. Con la Dottoressa Roberta Gisotti, redattore capo di Radio Vaticana e studiosa del problema, chi scrive ha proposto all' Unicef un' iniziativa a tutto campo per l' Italia, che coinvolgesse scuola, famiglia e media, in un arco di tempo minimo di due anni. Un' iniziativa che, prima che sia troppo tardi, deve decollare e coinvolgere le responsabilità di quanti decidono il tipo di messaggio televisivo, tanto importante nella strutturazione della personalità dell' individuo nell' età evolutiva.
D' altra parte la recente vicenda della legge contro la violenza sessuale e l' emendamento del Senato che presuppone "normale" il rapporto sessuale tra una diciottenne ed una dodicenne è sintomo di una sorta di negazione della differenza - di maturità, di sensibilità, di capacità di discernere e di vulnerabilità - esistente tra fanciulli e adulti. Ciò si riflette anche nell' incoerenza del messaggio educativo, che sempre più tale non è. Alla ripresa dei lavori chiederò un dibattito parlamentare su tale tema in accordo con la "Presidente della Commissione speciale competente in materia di infanzia.

 

 

 

 

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