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Quel ''pasticciaccio'' dei numeri dell'Auditel

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Da "Il Telespettatore" ( 2/2006) di Ylenia Berardi 01/02/2006

Quel ''pasticciaccio'' dei numeri dell'Auditel
Intervista a Roberta Gisotti. Nel suo nuovo libro "La favola dell'Auditel", una circostanziata denuncia dell'inattendibilità dei dati di ascolto. Per l'Aiart è urgente ed indispensabile poter disporre di dati ver
 

D. Lei è sempre stata impegnata sul fronte della lotta alla "tv spazzatura"; inoltre conduce, da ormai quasi dieci anni, forse la sua battaglia più grande, quella contro il "sistema Auditel". Quali ragioni l'hanno motivata e continuano a farlo tutt'oggi?
R. La battaglia contro l'Audidel, che ho intrapreso in prima persona come mamma e come giornalista, è un impegno di tipo civile a cui tutti gli Italiani devono partecipare, consapevoli che si tratta di una battaglia per affermare la verità, per garantire la democrazia e salvaguardare la salute mentale dei cittadini. L'Auditel è infatti un sistema assolutamente inaffidabile come tecnica di rilevamento degli ascolti, basato su un campione di circa 5 mila famiglie - rimasto sempre segreto perfino alle autorità dello Stato - selezionato su istanze di mercato piuttosto che su criteri oggettivi socio - demografici, tanto che può rappresentare solo il 10 per cento dell'ascolto degli italiani, poichè solo 1 famiglia su 10 accetta di collaborare alla ricerca e mai è stato possibile in quasi 20 anni accedere ai nominativi - almeno 30 mila - già usciti dall'indagine. È un sistema ampiamente distorsivo per il modo in cui elabora i dati grezzi minuto per minuto, fornendo infine una media che è la misura del nulla, basti citare il caso del segnale orario, che - in onda per 15 minuti su RAI UNO il 15 luglio del 2000 in prima serata, a causa un contrattempo - registrò un ascolto di 3 milioni e mezzo di persone, raggiungendo il 15 per cento di share! È un sistema inoltre con gravi limiti tecnici: al pomeriggio solo i segnali di Rai Due e La Sette e alla sera solo Rai Uno e Canale 5 sono sempre distinguibili, mentre tutte le altre Reti sono soggette a sovrapposizioni di frequenza che impediscono di assegnare con certezza l'ascolto ad una emittente piuttosto che a un'altra. È un sistema infine assolutamente fuorviante per l'uso che se ne fa nelle redazioni dei programmi e sempre più dei telegiornali di giudice insindacabile dell'intera programmazione. Il mio impegno è stato di indagare su una realtà data per scientifica, scoprendo che l'Auditel registra solo apparecchi accesi, senza dare certezze nè sul numero di spettatori, nè sulle Reti sintonizzate, e nulla ci dice sul reale ascolto, tantomeno sul gradimento e sulle attese del pubblico. Il mio obiettivo è di restituire dignità al mezzo televisivo svelando il grande inganno che si cela dietro l'Auditel, inceppando il meccanismo 'perverso' della rincorsa dell'audience, che ha cambiato le regole della comunicazione televisiva non più pensata per informare, educare, intrattenere, divertire, ma finalizzata unicamente a vendere pubblico per il mercato pubblicitario.

D. Ma forse il Suo più grande merito è stato quello di non fermarsi solo alla soddisfazione di una curiosità personale. Lei è riuscita a dar vita ad una vera e propria campagna mediatica che ha coinvolto l'intera opinione pubblica e che negli ultimi mesi sta portando a casa un risultato dopo l'altro. Come ci è riuscita?
R. Certamente, ciò che mi ha motivato ad andare avanti dopo tanti anni è stata la volontà di fare bene il mio lavoro di giornalista, ma ancor più è stata la mia coscienza di cittadina di voler denunciare - senza timori - una realtà tanto ingannevole e con conseguenze tanto gravi per l'intera popolazione, soprattutto per i bambini, i ragazzi, i giovani. Per questo ho capito che la semplice denuncia giornalistica per quanto forte non era sufficiente a smuovere interessi economici tanto ingenti, stratificati e trasversali al mondo della politica, e a rivoluzionare una organizzazione dell'impresa televisiva, compresa l'informazione, ormai interamente asservita alle logiche dell'Auditel, pena l'emarginazione ed il confino dei dissidenti. Allora ho giocato la carta più importante in democrazia: la ricerca del consenso popolare, degli Italiani che per primi al mondo hanno avuto il merito di ragionare sull'Auditel, e di mettere in dubbio questo sistema di rilevamento, che ogni giorno attesta una maggioranza che non esiste nella realtà, ma diviene dominante, certificata dalla Tv ed amplificata dall'intero sistema dei media. Una maggioranza virtuale per affermare non solo prodotti commerciali, prima ancora di venderli incontrando il favore dei consumatori, ma anche per affermare tendenze e stili di vita, scelte politiche, ideologiche e culturali senza avere raccolto il consenso dei cittadini. Un vero e proprio stravolgimento delle regole non solo del mercato, ma della stessa organizzazione democratica della società. E grazie al cielo ora siamo davvero in tanti a conoscere la verità sull'Auditel!

D. In questa Sua battaglia, che poi è diventata la battaglia di tanti, un momento fondamentale è stato sicuramente la pubblicazione del Suo libro sull'argomento. A distanza di soli tre anni ne ha scritto un altro. Quali sono gli argomenti a cui questa volta ha riservato più spazio?
R. Ho avvertito l'esigenza di rieditare "La favola dell'Auditel", non tanto per aggiungere altri dati conoscitivi sull'argomento - seppure ve ne siano molti interessanti per ulteriori sviluppi di ricerca in materia di rilevamento degli ascolti - ma piuttosto per dare conto dell'imponente campagna mediatica, che dall'uscita del libro, ha travolto letteralmente gli associati Auditel, grazie alla collaborazione di tanti colleghi giornalisti, alla partecipazione di così numerosi cittadini, al coinvolgimento di intellettuali, esponenti di associazioni di consumatori, politici e responsabili istituzionali. Tutti insieme stiamo demolendo pezzo per pezzo la sedicente 'Casa di vetro'. La seconda edizione del libro rafforza prove già note e ne aggiunge altre ormai incontrovertibili a decretare la fine dell'Auditel, ormai svelati non solo i limiti tecnici del sistema - ampiamente documentati da due rapporti dell'Istat e da indagini di esperti statistici e di altre discipline - ma anche le finalità sottese al mantenimento di questo monopolio del rilevamento degli ascolti Tv, che non solo ha sancito il duopolio televisivo, ma l'ha reso inattaccabile, impedendo di fatto la nascita di un terzo, quarto, quinto polo come era auspicabile e impedendo lo sviluppo dell'emittenza locale, privata dei necessari finanziamenti pubblicitari, assorbiti per il 97 per cento da Rai e Mediaset, che in base ai dati Auditel raccolgono circa il 90 per cento e più dell'audience totale. Ma quali garanzie abbiamo sull'equità di spartizione di tali cospicui investimenti che confluiscono nella Televisione? Alcuna garanzia, eppure l'Auditel è l'unico sistema di rilevamento accettato da Rai, Mediaset ed Upa per contrattare i finanziamenti pubblicitari. L'Auditel è un 'patto' a tutto vantaggio del duopolio, per molti versi oggi monopolio, e a frutto dei grandi potentati della pubblicità che si sono impossessati della Tv, l'hanno svuotata di senso. È questo l'aspetto che ho voluto sottolineare in questa riedizione del libro, a significare che l'Auditel non è materia per gli addetti ai lavori, ma è materia che ci riguarda tutti da vicino, nessuno escluso.

D.Quali sono le Sue aspettative per il futuro? Crede davvero di essere ormai alle fasi finali?
R.Le aspettative sono quelle di dotare l'Italia di un sistema composito di rilevamenti degli ascolti veritieri e degni di una democrazia. Sono certa di avere smascherato un 'imbroglio' mediatico, ma non sono sicura che la battaglia sia vinta, e per questo non ho ancora abbandonato il campo!






 

 

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