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Intervista a Giuseppe Giulietti - Dalla tv dei professori alla tv deficiente

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Redazione 30/12/2006

Intervista a Giuseppe Giulietti - Dalla tv dei professori alla tv deficiente

Dalla Radio Vaticana, speciale sul libro "Dalla tv dei professori alla tv deficiente" di Roberta Gisotti. Intervista di Davide Dionisi a Giuseppe Giulietti sul futuro del servizio pubblico.

 

Parliamo della RAI, secondo lei, come superare l'effetto del duopolio sul Servizio pubblico?
Il rischio è di una omologazione di quello che arriva nelle case, di un prodotto sempre più uguale ed un'idea molto commerciale della Televisione, mentre io credo che il Servizio pubblico dovrebbe darci un di più di rigore e di coraggio, di eleganza e di sobrietà, ma soprattutto dovrebbe illuminare tutte quelle parti del mondo e tutti quei temi che il privato spesso non illumina perchè non è conveniente dal punto di vista economico. Un esempio molto caro ai temi, per esempio, che seguite voi: mi piacerebbe che la RAI dedicasse una settimana all'Africa, per farci conoscere cosa accade in quei mondi. Credo che questo debba essere un compito del Servizio pubblico: fare cose diverse, farle con più garbo, più intelligenza e più qualità.

Non crede, anche, che ci sia un effetto di dipendenza dalla pubblicità? Ecces-sivo effetto, direi.
Assolutamente sì, perchè il nostro è un sistema del tutto anomalo in Europa. E' l'unico Paese dove un concorrente politico ha in mano la Televisione - e questo si chiama conflitto di interessi - ed è l'unico Paese dove la pubblicità è tutta raccolta solo attorno a due Televisioni, il cosiddetto duopolio. Credo che sia, quindi, assolutamente necessario creare maggiore concorrenza, con più Televisioni private; ridurre la pubblicità per quanto riguarda la RAI, magari ritoccando il canone, ma imponendo alla RAI di essere davvero la Televisione che garantisce più scelta, più qualità e più libertà.

Secondo lei, l'influenza della politica non ha ingessato eccessivamente la RAI? E in che modo svincolarla da questa pressione e renderla più autonoma?
E' l'intero sistema radiotelevisivo italiano che è controllato e dominato dalla politica. Bisogna da una parte risolvere il conflitto di interessi, che è un'altra forma di invadenza ed ingerenza della politica sulla Televisione; e, dall'altra, per quanto riguarda la RAI, guardare ad altri modelli che esistono in Europa - per esempio alla BBC e non solo - nei quali si sono trovati metodi di nomina del Consiglio di Amministrazione che hanno ridotto, quasi a zero, l'influenza dei Governi e dei Partiti. Io credo che sia giunto il momento anche alla RAI di aprire la formazione del Consiglio di Amministrazione ad altre organizzazioni, come quella dei lavoratori, dei consumatori, delle Università, alle Chiese come accade in Germania ed in altri Paesi, agli autori. La Televisione ha bisogno di avere al governo persone che abbiano passione per la cultura, per l'etica e per la qualità. Mi auguro che, almeno su questo tema, si possa trovare un accordo fra tutte le forze politiche.

Di recente il ministro Gentiloni ha presentato le linee guida per la riforma del-la RAI. Che giudizio dà?
E' stata una mossa molto coraggiosa da parte di un ministro che sta tentando di affrontare, con pacatezza e con serenità, i grandi temi della comunicazioni in Italia. Mi pare molto importante, per esempio, raccogliendo suggerimenti che sono venuti da molti studiosi in proposito di Auditel, aver posto al centro la necessità di rilevare anche gli indici di qualità, di promuovere la qualità, di legare gli aumenti del canone non all'aumento dei giochi, ma all'aumento della descrizione del mondo e della realtà. Mi pare un primo passo. Ho la sensazione, tuttavia, che dovremo chiedere ulteriori passi, ancor più radicali, proprio perchè la RAI sempre più possa distinguersi da qualsiasi modello pri-vato e commerciale.

Lei recentemente ebbe a dire: "La cosa che più mi disturba è il fatto che si finisce quasi sempre per parlare dei programmi più negativi e non di quelli di qualità. Come superare questo trend?
Promuovendo in ogni modo azioni positive. Lo dico con una battuta: stabilendo, per esempio, nel contratto di servizio che almeno lo stesso tempo che viene dedicato alla finzione e ai giochi, venga dedicato finitamente alla descrizione di ciò che accade nel mondo, di ciò che accade in Europa, dei grandi problemi della vita quotidiana. Mi riferisco, per esempio, ad una grande campagna che avete sollevato voi, l'Osservatore Romano, ma anche l'Organizzazioni sindacali, su una grande questione come il tema del lavoro, della vita precaria, delle morti sul lavoro, degli infortuni. Ecco, io vorrei un Servizio pubblico che avesse il coraggio di riportare temi scottanti, ma importanti per la vita quotidiani, non alle tre del mattino, ma in prima serata. Io mi auguro di poter vedere una RAI che sia capace di promuovere mondi e temi nascosti in prima serata.

 

 

 

 

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