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L'importanza della seconda domanda

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Da "www.6itobemedia.info" di Emiliano Eusepi 16/10/2008

L'importanza della seconda domanda
Giornali locali e lotta alla mafia. Ma soprattutto giornalisti che fanno inchieste e sfidano le associazioni criminali ed i poteri forti a viso aperto.
 

Questo il leitmotiv di uno dei tanti incontri organizzati durante il primo giorno (il 27 settembre) del Press Festival di Roccasecca, che ha visto la partecipazione di numerose firme del giornalismo locale e nazionale. Nomi quali Pino Maniaci, figura portante della televisione locale siciliana Telejato e Sergio Nazzaro, scrittore (autore tra l'altro di Io, per fortuna c'ho la camorra, Fazi editore), e giornalista collaboratore di Left, Megachip e Clorofilla. Due giornalisti che hanno regalato ai presenti racconti di inchieste e di denunce, ma anche di ritorsioni e vendette.

Storie dure, pesanti. Eppure nel parlare, non hanno perso per un attimo il calore di gente del sud, perchè con il sorriso, magari a volte amaro, ma sempre presente sul volto, hanno espresso la rabbia di coloro che vivono sulla pelle le mafie e le combattono perchè non accettano di vedere la loro terra devastata dalla violenza, dall'omertà e dal racket.Importanti però anche le testimonianze degli altri ospiti, come Pino Arlacchi, noto sociologo italiano nonchè dal 1997 al 2002 sottosegretario generale delle Nazioni Unite, e Santo Della Volpe, redattore del Tg3 ed esponente dell'associazione fondata da Roberto Morrione Libera Informazione.



Il sociologo ha illustrato la teoria del caos globale, criticando il modo dei media di fare informazione-menzogna nei vari conflitti mondiali, come il Kosovo (in cui si parla erroneamente di genocidio anzichè di guerra civile), l'Iraq e l'Afghanistan, proponendo una teoria sul perchè l'informazione è assoggettata al potere. Secondo Arlacchi, tutto nasce dagli interessi economici delle industrie militari e della comunicazione: falsificano i dati e creano una percezione del pericolo immotivata. Un esempio? Il rischio di atti di terrorismo (che invece dal 1990 è notevolmente diminuito fino ad arrivare allo zero percento negli Usa nel 2008), per arrivare a legittimare un intervento che in realtà sarebbe evitabile.



Il giornalista Rai invece ha puntato il dito contro la ripetitività delle notizie che ogni anno, nello stesso periodo, propongono la solita solfa, (simpatico il momento in cui ha raccontato la proposta della redazione di riproporre ogni anno l'arrivo dell'influenza). Ma perchè l'informazione diventa schiava e si ha una involuzione della figura del giornalista? Una risposta l'ha data Roberta Gisotti, autrice del libro "la favola dell'Auditel": "I telegiornali - afferma la Gisotti - ormai creano la scaletta delle notizie non in base ad un ordine morale, ma in base ai dati di ascolto dell'Auditel utilizzando la formula 'programma più visto uguale argomento che funziona".
La stessa Gisotti ha illustrato e criticato il funzionamento del sistema Auditel per il rilevamento dei dati di ascolto televisivo, che utilizza i pochi secondi (tra i 15 e i 60) di permanenza delle famiglie campione su un dato canale per determinare il programma più visto. Un dato falsato in quanto chiunque può soffermarsi per pochi attimi su un programma senza per questo seguirlo interamente.

Molti altri i punti toccati nell'incontro, anche a seguito degli interventi dei partecipanti che hanno inondato i relatori di domande e proposte, (molte delle quali arrivate da Riccardo Orioles, giornalista antimafia, punto di riferimento nel panorama delle firme giornalistiche in Sicilia), tanto da dare vita a un dibattito in cui si è proposta una nuova immagine del giornalista: non più come schiavo dei poteri forti ma come entità libera ed autonoma che finalmente torni a porre la "seconda domanda.


 

 

 

 

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