I reality show - come altri programmi simili - sono spesso oggetto di un paradosso: al successo di ascolto si associa un atteggiamento critico nell'opinione pubblica, che li considera stupidi, volgari o addirittura socialmente dannosi. Da qui la famosa definizione di televisione "trash".
Effettivamente, la ricerca sulla ricezione dei media da decenni rileva anche scientificamente questo paradosso: ascolto e gradimento sono due concetti diversi e spesso non vanno di pari passo. La "capacità di soddisfare" di un programma televisivo, rilevata attraverso risposte a questionario (ma anche attraverso strumenti sperimentali più raffinati), rappresenta una dimensione indipendente dal dato quantitativo degli indici di ascolto. Per quanto possa sembrare strano, può succedere che i telespettatori continuino ad essere attratti da contenuti che alla fine essi dichiarano di non gradire.
Agli inizi della diffusione dei mass media la rilevazione del gradimento era chiaramente distinta dalla misurazione quantitativa dell'ascolto. Anche la Rai fino all'inizio degli anni Ottanta rilevava sistematicamente il gradimento delle sue trasmissioni con il "Servizio Opinioni". Poi, con la commercializzazione dei media, la valutazione qualitativa perse importanza sia nel nostro paese che nel resto del mondo occidentale (con alcune eccezioni, come la BBC in Gran Bretagna) e venne fagocitata dagli indici di ascolto. Questi ultimi acquisirono un ruolo centrale perchè i loro dati servivano a determinare il valore degli spazi pubblicitari. In Italia fu creato il famoso Auditel, tuttora riferimento assoluto nel mondo televisivo nonostante le critiche metodologiche e sostanziali.
Nei fatti, il valore degli indici di ascolto viene spesso erroneamente esteso al campo del gradimento: un alto numero di persone che guardano un certo programma significherebbe che essi preferiscono quel programma agli altri, e chiedono implicitamente che programmi di quel tipo vengano offerti in misura maggiore all'interno del palinsesto (vedi il libro di Roberta Gisotti, La Favola dell'Auditel, Nutrimenti, 2005).
Alla fine degli anni Novanta la Rai ha avviato nuovamente un sistema di rilevazione del gradimento dei suoi programmi chiamato "Indice di qualità e soddisfazione" (IQS). L'indice di qualità e soddisfazione emerge da una rilevazione giornaliera su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I dati dell'IQS quindi sarebbero un'ottima occasione per confrontare ascolto e gradimento, e per offrire delle prime risposte al paradosso di cui si parlava qualche riga più sopra.
Purtroppo però, nonostante vari annunci ripetuti negli anni, i dati di questa rilevazione non sono mai stati pubblicati. Gli unici risultati resi noti riguardano dati aggregati per canale o per genere, e unicamente per gli anni 2005 e 2006. I dati dettagliati vengono resi noti solo al Consiglio di Amministrazione, una scelta piuttosto discutibile se si guarda alla funzione pubblica della Rai.
Pensando alle evidenze della letteratura internazionale a cui accennavo prima, viene allora il sospetto che i dati dell'IQS siano in qualche misura imbarazzanti, ossia che siano in contrasto con quelli dell'Auditel.
I pochi dati IQS a disposizione ci portano in questa direzione: se si confrontano le performance dei tre canali Rai nel 2005 e 2006 si vede che in riferimento agli ascolti (share) Rai Uno è prima, RaiDue è seconda e Rai Tre è terza. Invece, in merito al gradimento (IQS) la classifica è diversa: RaiTre prima, RaiUno seconda e RaiDue terza. In realtà i dati non sono direttamente confrontabili perchè hanno modalità di rilevazione diverse ma ci danno l'idea di possibili contraddizioni tra i due sistemi di rilevazione.
Questo è di grande interesse per gli studiosi dei media: bisogna infatti capire il perchè di queste contraddizioni, e se esse non siano ad esempio il risultato di risposte non del tutto sincere da parte del pubblico nei questionari. Se le contraddizioni fossero confermate, sarebbe interessante studiare perchè e come le persone sono attratte da contenuti che le lasciano insoddisfatte.
Recentemente c'è stato un nuovo annuncio da parte della Rai: nel marzo 2009 dovrebbe debuttare un nuovo sistema di rilevazione del gradimento chiamato "Qualitel". Ci auguriamo che questo progetto possa finalmente realizzarsi e che sia presto possibile conoscere in modo trasparente i dati di gradimento, distinti da quelli di ascolto e confrontabili con essi. Sarebbe un passo importante, non solo per accrescere la nostra comprensione dei meccanismi di consumo televisivo, ma perchè i cittadini possano valutare pienamente le performance del servizio pubblico che loro stessi contribuiscono a sostenere.
Per approfondimenti vedi Gui M., I paradossi della razionalità nel consumo dei media. Quale metodologia per una corretta rilevazione empirica?, in Bella G. e Diamantini D. (a cura di), Studiare la società dell'Informazione, Guerini e associati, 2008