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Da "www.romasette.it" L'informazione on line della 26/05/2008

convegno "Vivo, penso, comunico", organizzato da Ac e Ucsi per la 42ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali
«La neutralità dell'informazione non esiste perchè ciascuno di noi si porta dentro di sè una missione, uno slancio verso gli altri». È una premessa molto schietta quella che Piero Damosso, giornalista Rai, rivolge agli animatori della comunicazione e della cultura della diocesi che, sabato 24 maggio, hanno partecipato al convegno dal titolo "Vivo, penso, comunico" - in occasione della 42ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali - organizzato dall'Azione cattolica di Roma e dalla sezione Lazio dell'Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), con il patrocinio dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. «Il giornalista - ha sottolineato Damosso - non scrive per se stesso, ma, nel dare una notizia, si deve preoccupare del destinatario». Ecco perchè «la nostra soggettività deve essere il meno possibile presente, nonostante ci siano percezioni personali, valori, che ci orientano nel guardare le cose, nel cercare la verità». Una responsabilità questa che deve fare i conti con il diritto del pubblico ad essere informato. «Una parola - ha spiegato il giornalista - può alimentare l'odio o favorire un clima di dialogo, creare razzismo o costruire integrazione». E ancora: «Un mercato più dinamico è una possibilità per i cittadini di segnalare le loro voci». Se la televisione «vuole raccontare onestamente la realtà, non può oscurare queste sensibilità, ma deve tenere conto anche di questi orientamenti che spesso sono di denunce, di ingiustizia».
Piero Damosso ha poi sottolineato come la sua esperienza sia stata «illuminata» da quella di Paolo Giuntella, il giornalista Rai scomparso giovedì scorso. «Ci richiamava allo studio, a documentarci sulle fonti, a lavorare sodo in libreria, cercando di cogliere tutto quello che il mercato dei libri non promuove direttamente. Uno studio aperto alla bellezza, alla poesia, alla musica». Una bellezza che, ha poi fatto notare Damosso, spesso non viene fuori quando si parla di volontariato. «Non sappiamo organizzarlo dal punto di vista estetico. Non risulta tutta la bellezza dell'impegno che deve tradursi nella bellezza dell'immagine».
Oltre a evitare il rischio dell'omologazione - «Se lavoriamo su notizie che ciascuno di noi può portare, possiamo lavorare su originali» -, la cosa più efficace è «un lavoro culturale». «Alcuni valori fondamentali devono essere ulteriormente esaltati», ma - ha concluso Damosso, «dipende da ciascuno di noi cercare di portare in questa partita una risposta di grande amore per la vita». Di qui la ricchezza dell'informazione: «Non solo dare voce alle istituzioni, ma avere attenzione per tutto quello che si muove al di fuori, per tutto quello che c'è di nuovo. Ed è la direzione che ci lascia Paolo Giuntella».
«Ricercare la verità illuminata dalla Parola del Vangelo è la cosa più entusiasmante che possa capitare nella vita», ha poi sottolineato Roberta Gisotti, giornalista di Radio Vaticana . «Tutti possiamo contribuire a interrogarci e a dare risposte - ha aggiunto -, siamo tutti soggetti e oggetti di comunicazione. Non pensiamo che spetti ad altri correggere la rotta dei media». Ma per farlo con competenza, «l'operatore cattolico deve essere preparato a livello universitario, tecnologico e professionale».
Tenendo conto anche delle possibilità offerte da internet, come ha poi sottolineato Fabio Bolzetta, dell'associazione dei webmaster cattolici italiani. «Ognuno di noi - ha detto - deve dare una testimonianza. I giovani vanno accostati e incontrati là dove sono». Ecco perchè «internet va anzitutto conosciuto e utilizzato per rompere l'isolamento degli individui».
L'incontro, al quale sono intervenuti Benedetto Coccia, presidente dell'Azione Cattolica di Roma e Valentina Donati, giovane operatrice culturale della parrocchia dei Santi Cirillo e Metodio, è stato moderato da Maurizio Di Schino, giornalista di Sat 2000.