"È un prestito d'onore, non lo ho ancora restituito, ma lo farò": cosi Giulio Malgara - neo-designato dal Governo alla carica di presidente della Rai - dichiarava nel marzo del 2001 nel processo All Iberian, che vedeva allora imputato l'attuale presidente del Consiglio per falso in bilancio. Chissà se quel prestito di 5 miliardi è stato mai estinto dal presidente dell'Upa e dell'Auditel a favore del suo creditore Silvio Berlusconi, che mai risulta avere preteso la risoluzione del debito.
Giulio e Silvio amici nella vita e negli affari: un sodalizio vincente, che ha trovato il maggior punto di forza nella società Auditel, fondata nel 1984, per il rilevamento degli ascolti televisivi.
In realtà un 'patto' malaugurato tra la Fininvest, la Rai e l'Upa per spartire la torta degli investimenti pubblicitari, tutto a favore dell'unico proprietario dell'allora Fininvest oggi Mediaset, a tutto danno del Servizio pubblico, dell'emittenza locale e del pubblico di spettatori, come poi si è rivelato. A difesa di questa 'convenzione', che ha svuotato di senso la comunicazione televisiva, è la triade dirigenziale dell'Auditel, che non è mai cambiata in oltre 20 anni: Giulio Malgara presidente dell'Auditel e dell'Upa; Felice Lioy direttore generale dell'Upa; Walter Pancini direttore generale dell'Auditel. In questo ventennio è successo di tutto in Italia e nel mondo, eppure nessuno ha mai rimesso in discussione queste cariche di fatto 'a vita', che decidono - attraverso gli enormi flussi pubblicitari che confluiscono nelle televisione e il colossale giro d'affari collegato alle produzioni - sulla vita sociale, culturale e politica dell'intero Paese.
Allora non solo diciamo 'no' alla presidenza della Rai a Giulio Malgara - che il cerchio si chiuderebbe pericolosamente sulla libertà di espressione al di là delle logiche di mercato imperanti, strettamente connesse alla politica - ma chiediamo che lo stesso Malgara sia rimosso dalla presidenza dell'Auditel, una società privata dove i controllati sono anche i controllori, che svolge un ruolo pubblico improprio, e che abbisogna di una presidenza di garanzia, in attesa che l'Autorità per le comunicazioni, assolva al dettato di legge che le impone di curare il rilevamento degli ascolti televisivi e di vigilare sui rilevamenti operati da soggetti terzi.
Per questo chiediamo al neo-presidente Corrado Calabrò di attivarsi in tal senso per sollecitare un democratico ricambio delle cariche dirigenziali dell'Auditel, che possa favorire l'auspicata riforma di questo sistema, sollecitata perfino dalla Magistratura, dopo le ripetute denunce di inaffidabilità delle metodologie adottate e dell'uso fuorviante che si fa del dato d'ascolto, da parte di organismi pubblici e privati più compenti in materia, e dopo le testimonianze di numerose famiglie campione che hanno dimostrato la pochezza scientifica di questa indagine, se riferita per un clamoroso equivoco a quantificare il gradimento o perfino il consenso della popolazione italiana, perchè invece l'Auditel registra con sicurezza solo il numero di apparecchi accesi, senza certezza sulle Reti sintonizzate.
Forse la designazione, tanto discussa, di Malgara a presidente della Rai, sarà servita ad attirare l'attenzione su questo ricco signore, di cui abbiamo letto copiose biografie e profili professionali e che volentieri vista l'età potremmo pensionare, almeno dall'Auditel!