Robertagisotti.it

Frase esatta: Sí No    

 

L'auditel cambia per una tv sempre più commerciale e un paese con sempre meno cultura

Notizia letta 120938 volte
Articolo in: Siti Web  

Da "www.ilcannocchiale.it " di Bruno Pellegrini 01/04/2006

L'auditel cambia per una tv sempre più commerciale e un paese con sempre meno cultura
Da lunedì Mediaset renderà pubblici esclusivamente i dati di share (percentuale d'ascolto) riferita ad una fascia di pubblico 15-64, ovvero del pubblico "consumante" che esclude i bambini e gli anziani.
 

Legittimo da parte di Mediaset ma, per favore, niente ipocrisie.

Anni e anni di storia dei media ci avrebbero dovuto insegnare che le rilevazioni di ascolto sono la principale causa della deriva sempre più commerciale presa dalle televisioni, private e pubbliche.
Come ricorda l'AD di Mediaset, Alessandro Salem, la natura originaria dell'auditel era quella di "fornire ai clienti pubblicitari cifre esatte riferite alle fortune dei loro investimenti". Il problema nasce però quando le misurazioni diventano pubbliche come ci ricorda il divieto di fare riferimento ai sondaggi nei 15 giorni precedenti le elezioni. In un certo senso pubblicare un sondaggio significa snaturarne la sua natura originaria: non più semplice feedback per i decisori ma elemento in grado di influenzare il comportamento della stessa popolazione che intende misurare. Con un'altra conseguenza che è quella di rendere i committenti dei sondaggi schiavi dei sondaggi stessi, come succede per i politici, incapaci di avere una benchè minima visione di lungo periodo e ridotti ad inseguire un gradimento immediato.
Questo è quanto successo con l'auditel: dopo i primi utilizzi interni ai reparti marketing, le rilevazioni sono diventate presto di dominio pubblico e utilizzate da tutti, interni ed esterni, non solo per valutare l'efficacia di questo o quello spot ma anche e infine soprattutto per giudicare il successo o l'insuccesso di questo o quel programma, anche delle reti pubbliche. Se fosse vero quanto dice Salem allora sarebbe giusto conoscere solamente la share dello spot della Lavazza o del break pubblicitario ma non del programma che lo ha preceduto o seguito. Invece il criterio dell'efficacia commerciale è diventato anche l'unico criterio per valutare un programma televisivo, la sua efficacia nel "consegnare teste agli investitori pubblicitari". E, ciò che è peggio, la sua pubblicazione e soprattutto la sua unicità (l'auditel agisce in situazione di monopolio) lo fa diventare un criterio adottato con grande facilità e poca dimistichezza da tutti, da Mediaset e Rai ma anche dagli organi di informazione e dal pubblico.
Non è un caso che dell'Auditel facciano parte solamente gli editori televisivi e le agenzie di pubblicità come scrivono orgogliosamente nel loro sito web ed il pubblico ne sia totalmente escluso. La giustificazione ufficiale è che l'auditel rappresenta uno strumento di rilevazione per aziende in concorrenza, in realtà l'Auditel è una specie di associazione a delinquere che consapevolmente truffa lo spettatore e causa danni gravissimi alla società e alla cultura di un paese con pochi anticorpi come il nostro.
Ciò detto e premesso appare ipocrita affermare che la decisione di dare rilievo pubblico ad una misurazione ancora più commerciale di quella attuale che taglia fuori fasce intere di popolazione, presa ieri all'unanimità dai consiglieri di amministrazione dell'Auditel, non avrà ripercussioni rilevanti sulla qualità dei programmi televisivi e sulla cultura del nostro paese.

Le conseguenze saranno graduali ma altamente prevedibili: la discussione pubblica e tutti i media del mainstream, inizieranno a sostituire la vecchia misura con la nuova mentre i dirigenti del servizio pubblico, ai quali dovrebbe essere vietato consultare l'auditel se non in possesso di una patente, adotteranno la nuova rilevazione spinti sia dalle richieste della loro concessionaria che dall'ambizione di confrontarsi in un gioco sempre più virtuale dove i programmi e il pubblico diventano numeri e pedine da scambiarsi senza interesse e attenzione per tutto ciò che va oltre l'aspetto commerciale. In ultima analisi mi sembra chiaro che si sta progredendo senza più freni inibitori nè voci dissenzienti verso la soggezione di tutto, cultura e società, al primato del profitto. Nessuna novità rilevante perciò se non proprio questa assuefazione diffusa che farà rivoltare nella tomba chi anni fa ancora si scandalizzava e si batteva i pugni sul petto: lucidi pensatori caduti troppo presto e forse non a caso nel dimenticatoio.


Mi viene in mente una frase di Flaiano che devo aver trovato su qualche blog giorni fa: "se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno".

Buon appetito

Per chi volesse approfondire quanto sopra, suggerisco innanzitutto di leggere l'articolo scritto da Roberta Gisotti proprio oggi su Articolo 21.

Alcune cose che ho scritto risalgono probabilmente a queste letture:
Roberta Gisotti - La favola dell'auditel
Vance Packard - I persuasori occulti
Regis Debray - Lo stato seduttore
Karl Popper - Cattiva maestra televisione
Marcuse - L'uomo a una dimensione

 

 

 

 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità,
non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.