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Da "La Parabola" (2/2005) di Roberta Gisotti 01/04/2005

È del tutto evidente l'inadeguatezza del sistema Auditel e, pertanto, è urgente e necessario intervenire per porre fine ad un sistema di rilevazione degli ascolti dei programmi televisivi, che ha conseguenze negative sul piano culturale e socia
Auditel da rifare! Lo hanno finalmente decretato le massime autorità dello Stato competenti in materia: l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e l'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Ed ora aspettiamo la risposta del Parlamento, che ha il compito di argomentare e legiferare in materia, ma aspettiamo anche la risposta della Magistratura che ha il dovere di indagare sulle distorsioni già documentate nell'attuale sistema di rilevamento degli ascolti televisivi, che opera in regime di assoluto monopolio da 18 anni, con gravi conseguenze nella vita democratica del Paese.
Per arrivare a questo punto - speriamo di non ritorno - ci sono voluti due anni e mezzo di martellante campagna stampa denigratoria dell'Auditel, iniziata nel maggio 2002 con la pubblicazione del libro "La favola dell'Auditel" (1) e proseguita fino al Convegno nazionale "TV ed opinione pubblica: il problema dell'Auditel", organizzato all'Università "La Sapienza" di Roma, nel settembre scorso (2), cui hanno partecipato esponenti di primo piano del mondo giornalistico, della cultura, della politica, della società civile. Unanime è stata, in quella sede, la denuncia - raccolta in oltre 30 interventi - di inadeguatezza del sistema Auditel rispetto ai compiti assegnati. Tra gli interventi quelli del segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), Paolo Serventi Longhi, del direttore generale della Federazione Editori Giornali (FIEG), Sebastiano Sortino e del presidente della Commissione parlamentare di vigilanza dei Servizi radiotelevisivi, Claudio Petruccioli che hanno sollecitato una riforma dell'attuale sistema dei rilevamenti degli ascolti, al passo con i tempi e per dare ragione alle reali istanze del pubblico (3).
(1) Cfr Roberta Gisotti, "La favola dell'Auditel", Editori Riuniti 2002. Il libro ripercorre le azioni, i limiti, le richieste di chiarimento sollevate dalla nascita dell'Auditel dal Consiglio consultivo degli utenti, dal Garante per l'editoria e la radiodiffusione, dall'Istat, dal Censis, dalle associazioni dei consumatori, dal Governo, dalla stampa; testimonia i reiterati rifiuti da parte dell'Auditel a garantire maggiore trasparenza; sottolinea i dubbi, le denunce e i silenzi di molti operatori; propone le sconcertanti testimonianze delle poche famiglie Auditel uscite allo scoperto.
(2) Cfr. Convegno "Tv ed opinione pubblica", Roma 29/9/2004, Facoltà di Scienze della Comunicazione, promosso dall'Istituto italiano di studi legislativi, dalla Fondazione Censis, da Action Jean Monnet, in collaborazione con il Consiglio nazionale degli utenti.
(3) Di prossima uscita gli Atti del Convegno, editi dall'Istituto italiano di studi legislativi
Ad avvalorare le tesi di inaffidabilità dell'Auditel è poi sopraggiunto nell'ottobre scorso, il secondo Rapporto dell'Istat sull'Auditel, commissionato due anni prima dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (4). Da rilevare che un primo rapporto dell'Istituto nazionale di statistica, compilato nel marzo del '97, già denunciava chiaramente limiti e distorsioni di questo sistema di rilevamento, ma nessuno allora raccoglieva il grido d'allarme su una realtà che ha pesato fortemente non solo nel mondo della televisione ma ha inciso profondamente nella vita sociale e culturale del nostro Paese (5).
Fortunatamente i tempi maturano e l'Autorità presieduta da Enzo Cheli, ha deciso di dare seguito agli "elementi di criticità" riscontrati nel sistema Auditel, annunciando il 4 novembre scorso una prossima delibera sulle modifiche da apportare nella composizione del campione, nella tecnica del rilevamento e nella diffusione dei dati.
A seguire il 26 novembre è giunta per l'Auditel la condanna dell'Antitrust, nella persona del presidente Giuseppe Tesauro, che ha auspicato "la ridefinizione dell'assetto proprietario" dell'Auditel, dove "Finnvest e Rai esercitano un'influenza determinante" e in alternativa "prevedendo un soggetto privato indipendente", che assolva al rilevamento degli ascolti televisivi (6).
Peccato che le due Autorità abbiano sentenziato in materia di Auditel allo scadere del loro mandato e che il difficile compito di scardinare il 'forziere' dell'Auditel ricadrà su altri soggetti, speriamo intraprendenti e coraggiosi.
Passata la stagione della semplice denuncia, che ha coinvolto testate di ogni indirizzo politico, ideologico, culturale (7) e che è rimbalzata nelle competenti sedi istituzionali, occorre confidare nello stato di diritto al di sopra di ogni contesa politica.
In attesa che fare? La proposta giusta è arrivata il 23 ottobre scorso dal direttore generale dell'Auditel, Walter Pancini: oscurare l'Auditel per un periodo di ripensamento e rendere noti i dati solo agli operatori
(4) Cfr. Rapporto "Istat - Aspetti metodologici e valutazioni sulla qualità dell'indagine per la misurazione degli indici di ascolto in Italia", i cui contenuti sono stati pubblicati in anteprima su "La Repubblica" del 9/10/2004
(5) Crf. A. Zuliani, presidente Istat, "Aspetti metodologici della rilevazione degli ascolti in Italia". Atti del Convegno "La rappresentanza e l'identità dell'utenza radiotelevisiva: i sondaggi e la rilevazione degli indici di ascolto", editi dall'Ufficio del Garante per la radiodiffusione e l'editoria, notiziario, anno I, n.2/1997
(6) Cfr. Autorità garante della concorrenza e del mercato, Indagine conoscitiva della raccolta pubblicitaria nel settore televisivo, avviata nel maggio 2003 e pubblicata il 26/11/2004
(7) Cfr. La Campagna stampa lanciata dal libro "La Favola dell'Auditel" ha raccolto centinaia di interventi su Tv nazionali e locali, pubbliche e private, radio, giornali, siti internet
della pubblicità (8). Dopo 18 anni di dominio assoluto la dirigenza della Casa di vetro - cosi si autodefinisce la società Auditel - si è arresa dichiarando: "non si può stare sotto accusa tutti i giorni!"
'Sante' parole se non fossero state dettate da motivi di calcolato opportunismo per ottenere i giorni seguenti il sostegno pubblico degli associati, ovvero della Rai, di Mediaset e dell'Upa, che hanno sostenuto per voce di qualificati esponenti l'assoluta necessità dei dati Auditel, cosi come ha fatto lo stesso Ministro delle comunicazioni. (9)
In verità di questa nostra epoca per tanti versi 'folle' si parlerà - magari fra 50 o 100 anni - anche come dell'era tirannica dell'Auditel. Un sistema, nato - lo ricordiamo - nel dicembre 1986, per spartire la torta degli investimenti pubblicitari, in un periodo di grande espansione dell'emittenza privata: l'Auditel è il frutto di un 'malaugurato' patto stretto tra la Rai, l'allora Fininvest e l'Upa, la società che rappresenta gli utenti della pubblicità. Sul piano legale l'Auditel è una società suddivisa in parti uguali tra la Rai (33%), l'emittenza privata (33%) e gli Utenti della pubblicità e i Centri media (33%), oltre ad 1% della Federazione editori giornali (Fieg).
Si tratta dunque di una società non super partes come si vorrebbe ma intra pares, dove i 'controllati' sono anche i 'controllori' (10). C'è poi un'altra società, l'Agb-Italia, che per conto dell'Auditel realizza il
(8) Cfr. Walter Pancini, direttore generale dell'Auditel, dichiarazioni rese il 23 ottobre 2003 a margine del Festival "Telegrolle" a Saint Vincent, di cui la stampa ha dato ampio risalto nei giorni seguenti. "Basta con la guerra dell'Auditel tra chi ha vinto e chi ha perso la sera precedente. Lancio una provocazione: io sarei per spegnere l'Auditel dando i dati di ascolto con tempi più lunghi, e non tutti i giorni, solo al mondo della pubblicità che è quello di riferimento e spegniamo così questa guerra senza senso. Mi accaloro su questo punto perchè tutto si trasforma in furori fuori di testa sull'Auditel che sarebbe tecnologicamente e metodologicamente inadeguata e sono stanco di leggere che l'Auditel è un rullo compressore che schiaccia la qualità e addirittura minaccia la democrazia" (da "Il Giornale" 24/10/2004, pag.23)
(9) Cfr. Dichiarazioni riportate su agenzie stampa e quotidiani (24-25-26/10/2004) di Fabrizio Del Noce, direttore di Rai-Uno, di Giancarlo Scheri, direttore di Rete Quattro, Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, Giorgio Gori, presidente società produttrice Magnolia, di felice LioY, direttore dell'Upa (Utenti pubblicità associati), Giorgio Rumi, consigliere d'Amministrazione della Rai, Piersilvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, di Maurizio Gasparri, Ministro per le Comunicazioni
(10) Cfr. "Parere del Consiglio nazionale degli utenti in materia di rilevazione degli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione" 22/11/2002: "La struttura degli organi di rilevazione, la cui attività sia destinata ad incidere sull'interesse pubblico, devono rispondere ai principi di trasparenza e neutralità. Il principio di trasparenza richiede che siano conoscibili e resi pubblici sia l'assetto proprietario sia la rilevanza delle committenze affidate all'organo di rilevazione, quando esse abbiano dimensioni che possono mettere a rischio l'indipendenza di quest'ultimo. Il principio di neutralità richiede che, per garantire e rendere evidente la imparzialità nelle rilevazione e nella elaborazione dei dati, l'organo di rilevazione debba essere strutturalmente indifferente e neutrale rispetto sia ai soggetti sottoposti a rilevazione, sia a risultati delle rilevazioni, sia sull'uso di esse."
rilevamento degli ascolti (11).
L'avvento dell'Auditel non solo ha sancito il duopolio televisivo, ma l'ha reso inattaccabile, impedendo di fatto la nascita di un terzo, quarto, quinto polo come era auspicabile e impedendo lo sviluppo dell'emittenza locale, privata dei necessari finanziamenti pubblicitari, assorbiti per il 97 per cento da Rai e Mediaset, che in base ai dati Auditel raccolgono il 90 per cento e più dell'audience totale.
Oltre 4 miliardi di euro, pari ad 8 mila miliardi di vecchie lire, è il flusso enorme di denaro che ogni anno viene investito nella pubblicità televisiva. Massima parte di questi soldi, quasi il 67 per cento, entra nelle casse delle Reti Mediaset, mentre la Rai si accontenta di meno della metà, poco più del 29 per cento, La Sette e MTV si consolano con meno il 3,4 per cento e resta infine l'0,5 per cento, che va alle oltre
600 emittenti locali, che dunque si spartiscono le briciole o il nulla (12)
Ma quali garanzie abbiamo sull'equità di spartizione di tali cospicui investimenti che confluiscono nella Televisione? Alcuna garanzia, eppure l'Auditel è l'unico sistema di rilevamento accettato da Rai, Mediaset ed Upa per contrattare i finanziamenti pubblicitari.
Questo perchè attraverso l'Auditel si è instaurato di fatto un regime di finta concorrenza, dove le quote della pubblicità tra Rai e Mediaset sono rimaste sostanzialmente invariate da 18 anni, offrendo stabilità ad un mercato lievitato di anno in anno e monopolizzato da un gruppo ristretto di grandi Marchi, che producono beni di largo consumo (13).
(11) Società fondata per gestire il servizio di rilevamento degli ascolti televisivi in Italia, a seguito della fusione nel 1981 della Lcm Graman dell'imprenditore Alberto Colussi alla Agb Research, controllata dal colosso britannico della pubblicità Wpp attraverso la Kantar. Nell'agosto scorso la società Agb-Italia è stata fusa con la società Nielsen Media Research, colosso mondiale delle ricerche di mercato.
Cfr. G. Radice "Corriere della Sera" 27/9/2004 "L'asse Auditel-Agb-Italia è diventato una sorta di Circolo Pickwick, dominato dai pesi massimi della raccolta pubblIcitaria e del broadcasting televisivo, dove i controllati sono anche i controllori e viceversa, e dove appaiono evidenti i conflitti d'interesse. O meglio, dove l'interesse comune rischia di essere quello di avere dal campione di telespettatori monitorato attraverso i meter i risultati più 'graditi'"
(12) Cfr. Autorità garante della concorrenza e del mercato, Indagine conoscitiva della raccolta pubblicitaria nel settore televisivo, avviata nel maggio 2003 e pubblicata il 26/11/2004
(13) Cfr. R. de Cristofaro, ordinario di Statistica Università di Firenze, articolo per Rivista Internet "La Lente" www.lalente.net: "Si alza il sipario sull'imbroglio della rilevazione campionaria" 11/10/2004 :"Un altro argomento che viene addotto a difesa dell'indagine Auditel riguarda la convinzione dei pubblicitari di un efficace ritorno economico della loro pubblicità........Tuttavia, è difficile sostenere l'esistenza di una relazione tra audience e risultato economico in presenza di una pubblicità che si ripete su tutte le reti nazionali e in tutte le ore della giornata. La verità sembra essere un' altra: le multinazionali hanno interesse a occupare gli spazi pubblicitari qualunque sia il prezzo da pagare e le altre aziende, per accedere ai pochi spazi rimasti, devono soggiacere a una specie di legge del capestro. Purtroppo, oggi c'è la tendenza a fare indagini su gruppi selezionati, che influenzano l'opinione pubblica e i relativi comportamenti, pur avendo una scarsa affidabilità".
Poco importa dunque ai grandi investitori che il dato Auditel sia veritiero o no e sapere con esattezza se un programma sia stato visto da un milione in più o in meno di spettatori: l'importante è mantenere l'esclusiva del più vasto mercato mediatico (14). La guerra dell'audience è solo un espediente per mantenere alta l'attenzione sul mercato, perchè in realtà l'Auditel è un sistema inaffidabile che non misura la qualità ma neanche la quantità.
Nato per dare un prezzo agli spot pubblicitari l'Auditel si è infatti trasformato in giudice insindacabile dell'intera programmazione televisiva e sempre più anche dell'informazione giornalistica. Il dato Auditel incombe infatti nelle redazioni dei telegiornali e di tutti i programmi d'informazione televisiva; un male endemico che si è diffuso e radicato, un male che ha fagocitato il senso stesso della comunicazione, orientandola nella ricerca spasmodica dell'audience, del consenso, del successo; un male propagato dall'Agb-Italia, la società che per conto dell'Auditel ogni giorno sforna i dati sugli ascolti televisivi, comunicandoli attraverso la stampa al Paese intero, come se fosse notizia di pubblica utilità.
La ricerca dell'ascolto è divenuta la prima attività di ogni giornalista che voglia affermarsi in Tv, e così pure dei colleghi che scrivono di Tv nei giornali o ne parlano alla Radio, ed anche dei critici televisivi, che analizzando i picchi dell'Auditel hanno meritato cattedre nelle Università di Giornalismo e di Scienze della Comunicazione.
Dunque un patto malaugurato che ha segnato la vita degli Italiani. Si, perchè l'Auditel ha cambiato le regole della comunicazione televisiva non più pensata per informare, educare, intrattenere, divertire, ma finalizzata unicamente a vendere pubblico per il mercato pubblicitario. Siamo cosi passati da un'economia di mercato ad una
società mediatica di mercato, sovrapposta alla società politica. Società politica che ha abdicato alla sua prerogativa di formare l'opinione pubblica attraverso le regole democratiche della rappresentanza civile, affidandosi anch'essa alle tabelle e ai grafici dell'Auditel, che hanno assunto anche la valenza di consenso politico, oltre che veicolo di valori e disvalori, veicolo di consumi e stili di vita, veicolo di orientamenti ideologici, culturali, religiosi che sono proposti o meglio imposti come scelte di una maggioranza - l'audience - impalpabile, virtuale - elaborata a Milano nei computer dell'Agb Italia - ma che diviene dominante, perchè nell'accezione comune il dato Auditel è quello che la gente vuole. Ma in realtà la gente vuole quello che decide l'Auditel.
(14) Cfr. Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, delibera (n.226/03/cons) - resa pubblica l'8/3/2005, a 24 ore dallo scadere del mandato del presidente Enzo Cheli - che sanziona Rai e Mediaset per posizioni dominanti in materia di raccolta pubblicitaria, dopo il richiamo formale indirizzato loro a fine giugno 2003, a seguito dell'accertato sforamento, nel triennio 1998-2000, dei tetti previsti dalla legge Meccanico (249/97), art. 1 comma 31; per questo motivo il Consiglio dell'Autorità ha comminato una multa pari al 2 per cento del fatturato pubblicitario nell'esercizio 2003. Rai e Mediaset hanno annunciato ricorso presso le sedi competenti.
L'Auditel registra con certezza solo apparecchi accesi e spesso confonde perfino i canali sintonizzati. Il suo campione di riferimento è formato da circa 5 mila famiglie, la cui lista è rimasta però segreta perfino alle autorità dello Stato (15); nè sono state rivelate le 10/12 mila famiglie che dovrebbero essere già uscite dalla ricerca, tanto da dubitare che siano mai esistite circa 30 mila persone che in 18 anni sono rimaste nascoste e mai hanno approfittato - salvo un pugno di coraggiosi testimoni - dell'opportunità di venire alla ribalta sui media (16).
E' un campione comunque di consumatori e non di cittadini-utenti (17), che rappresenta solo il 10 per cento della popolazione, perchè su 10 famiglie contattate solo 1 accetta di porre il meter (il congegno elettronico che registra i dati di accensione e di presenze segnalate) sul proprio televisore, e nulla sappiamo invece del restante 90 per cento che rifiuta di essere campionato, e di cui ignoriamo in realtà -
(15) La lista delle famiglie è stata sempre negata a chiunque ne abbia fatto richiesta, tra questi il Garante per la radiodiffusione e l'editoria, il Consiglio consultivo degli utenti, la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei Servizi radiotelevisivi, oltre che Associazioni dei consumatori, giornalisti e ricercatori
(16) Cfr. A. Zuliani, Convegno "La rappresentanza e l'identità dell'utenza radiotelevisiva: i sondaggi e la rilevazione degli indici di ascolto" (1997), lamentava la difficoltà incontrata per preparare la sua relazione non essendo disponibile una documentazione appropriata come quella che in generale accompagna le indagini statistiche, dovendosi basare essenzialmente su informazioni fornite dalle stesse società Auditel e Agb-Italia.
Cfr. A. Zuliani, Convegno "Tv ed opinione pubblica" (2004), dichiarava "Ad Auditel è stata molte volte richiesta maggiore trasparenza. Formalmente, essa è stata sempre assicurata ed effettivamente viene consentito l'accesso alle informazioni che non minano la costruzione di veridicità che è stata edificata ed alimentata nel tempo. Se però si voglia approfondire..... ed ottenere dati che consentano di capire meglio i problemi e le inconsistenze, allora c'è resistenza."
(17) Cfr. Consiglio consultivo degli utenti, risoluzione 2/5/1996: "Il campione appare costruito, al di là della sua rappresentatività statistica, essenzialmente per rappresentare l'universo dei consumatori-acquirenti dei prodotti reclamizzati dalla pubblicità televisiva e non tanto l'universo della popolazione italiana"
Cfr. A. Zuliani Convegno "Tv ed opinione pubblica" (2004): "Auditel è nato con un intento specifico, quello di individuare l'intensità di ascolto per procedere alla determinazione dei valori di mercato degli spazi pubblicitari e quindi dei prezzi della pubblicità televisiva. Per questo motivo, la metodologia adottata è quella tipica delle ricerche di mercato e gli spettatori sono segmentati - e gli ascolti corrispondentemente dettagliati - con riferimento a tipologie e capacità di consumo."
secondo la scienza statistica - le scelte di ascolto (18). Inoltre è dimostrato che un apparecchio Tv per il 40 per cento del tempo in cui è
acceso o non viene guardato o è visto solo distrattamente (19), ma basta restare sintonizzati per 31 secondi su un canale e si viene
(18) Cfr. A. Zuliani, Convegno "La rappresentanza e l'identità dell'utenza radiotelevisiva: i sondaggi e la rilevazione degli indici di ascolto" (1997) spiegava che per valutare appieno la distorsione dovuta alle non risposte sarebbe necessario conoscere quante famiglie fin dal 1986 hanno rifiutato l'intervista, e poi svolgere sui cittadini non rispondenti delle indagini con tecniche diverse da quelle utilizzate dall'Auditel, che non hanno permesso di raggiungere tutta la popolazione di interesse.
Cfr. A. Zuliani, Convegno "Tv ed opinione pubblica" (2004),: "La caduta di adesione è notoriamente drastica riguardo alla disponibilità delle famiglie contattate attraverso la ricerca di base a far installare presso la propria abitazione l'apparato di rilevazione, il people meter. Uno dei motivi del rifiuto risiede nella complessità di gestione di questo strumento di rilevazione da parte della famiglia. E' inoltre presumibile che accettino l'installazione le famiglie con ascolti televisivi più elevati della media da parte di almeno alcuni componenti
Cfr. R. de Cristofaro, ordinario di Statistica Università di Firenze, rivista "Statistica applicata", ottobre 2004 : "In definitiva, il campione utilizzato nella rilevazione dell'audience tv è strutturalmente sbilanciato, a causa dell'impiego di dati statistici non aggiornati e di stime distorte, dovute all'alta percentuale di non risposta alle domande nel questionario preliminare rivolto alle famiglie.... In particolare, questa tecnica determina una distorsione nella scelta delle famiglie, che, come l'esperienza insegna, non è neutrale, favorendo, ad esempio, quelle che si fanno più facilmente influenzare dai pubblicitari, magari attratte dal regalo che viene loro promesso o quelle più disponibili (in genere, quelle "tele-dipendenti".
Cfr. Rapporto Istat 2004: "qualsiasi indagine campionaria produce stime non distorte unicamente con riferimento alla popolazione disposta a collaborare all'indagine". In altri termini, non è detto che l'universo delle famiglie rispondenti sia rappresentativo dell'universo di riferimento. Qualora la popolazione dei 'rispondenti' sia strutturalmente diversa da quella dei 'non rispondenti', si produce una distorsione dal momento che il campione della seconda fase non può includere unità che rifiutano la propria partecipazione alla prima fase". L'Istat evidenzia: "come l'elevato tasso 'mancata risposta", pari al 93,1% (su 100 famiglie contattate il 52 per cento accetta di essere intervistato e di queste solo il 12% accettano l'installazione del people meter...) "denota un rilevante fenomeno di autoselezione... che potrebbe avere un impatto negativo sulle stime prodotte".
(19) Cfr. Censis "Rapporto sulla Televisione: il ruolo del servizio pubblico, le attese degli italiani, la sfida della qualità", ottobre 1996. Ricerche internazionale evidenziano come ciò che viene definito ascolto non corrisponde a una effettiva fruizione e come la stessa fruizione non implica necessariamente il gradimento. Infatti mediamente il 40 % del tempo in cui un televisore è acceso viene ignorato (perchè non c'è nessuno nella stanza o chi c'è non guarda l'apparecchio) o viene guardato distrattamente; solo nel 60% dei casi si ha dunque un ascolto effettivo (vista e udito) Inoltre gran parte della fruizione dei telespettatori non dipende dal gradimento ma da circostanze esterne e metatelevisive (domesticità, tempo libero, telecentricità, ecc..) Spiegava inoltre il Censis "L'ascolto intenzionale quindi, col suo portato di attese ed esigenze individuali, rimane agli occhi dell'emittente confuso nei numeri dell'Auditel, che rilevano l'ascolto in maniera indistinta, e quindi si perde mentre invece costituisce il vero nucleo denso ed espressivo dei veri bisogni del telespettatore. Scoprire, riconoscere e interpretare l'ascolto intenzionale è la strada attraverso cui avviare un nuovo e più ricco rapporto fra le emittenti e il pubblico. Solo cogliendo e interpretando le attese del pubblico la televisione può produrre vera qualità perchè una comunicazione senza pubblico è un progetto di comunicazione negato.... A fronte della crescita di complessità, differenziazione ed articolazione del pubblico il rapporto dei telespettatori con la Tv continua ad essere letto con strumenti limitati: freddi indicatori di ascolto da una parte e indagini parziali e spesso spettacolarizzate dall'altro."
compresi nel pubblico di quel programma (20); ovvero il tempo minimo per capire che un programma non ci piace, o non ci interessa, per dissentire da ciò che vediamo o ascoltiamo, per restare
scandalizzati o stupiti, o disturbati da un immagine, un discorso, quante volte purtroppo ci capita! E dopo 31 secondi concorriamo ad alzare l'audience di quel programma che magari letteralmente ci fa schifo (21).
Questo è l'Auditel, che ha indotto a ricercare sempre di più una Tv emozionale, una Tv dei picchi d'ascolto, che fanno media nell'audience di un programma e vanno a premiare chi riesce a catturare non importa a quale prezzo, l'attenzione dello spettatore per almeno 31 secondi; ed ecco perchè sempre più tanta volgarità, turpiloquio, violenza o idiozia.
Infine non vi è alcuna garanzia che le famiglie-campione, che restano tali mediamente per 5 anni - ma alcune hanno 'confessato' di esserlo state per 10-12 anni - si sottopongano con diligenza a svolgere un vero e proprio oneroso lavoro, in cambio di un piccolo elettrodomestico ogni anno, come hanno testimoniato in negativo le poche famiglie-campione intervistate pubblicamente, mentre non vi è stato mai un riscontro positivo da parte di alcuna altra famiglia (22).
Eppure alle 10 del mattino in tutte le redazioni televisive si consuma il dramma quotidiano della lettura dei dati Auditel, in base ai quali i 'perdenti' vengono processati prima nella redazione, poi nella rete, quindi nell'azienda e infine il giorno dopo posti alla gogna pubblica sui giornali. Per i 'vincitori' è gloria, lavoro assicurato e compensi che lievitano. Ma ciò che interessa tutti è la ricaduta degli indici d'ascolto sull'intera società, dove il dato Auditel - attraverso la Tv e gli altri media che l'amplificano - ha assunto - come abbiamo già detto - la valenza di consenso popolare.
In realtà l'Auditel non dà certezze sul numero di persone davanti alla Tv, non valuta se un programma piace o meno nè tantomeno raccoglie le attese del pubblico: è un sistema inaffidabile che non
(20) Cfr. Convegno "Tv ed opinione pubblica", relazione A. Zuliani: "Sorgono invece parecchi problemi allorchè lo stato di accensione su una rete o, se correttamente registrata, la presenza delle persone davanti all'apparecchio televisivo vengano considerati equivalenti all'ascolto e, ancor più forzatamente, al gradimento di un programma televisivo."
(21) Cfr. Idem, A. Zuliani: "Chi sta davanti ad un televisore non ha necessariamente scelto il programma; se lo sta guardando insieme ad altri, forse lo subisce, sopra tutto se in casa c'è un solo apparecchio. Prevarranno in generale le preferenze degli adulti. E' quindi impossibile dedurre il gradimento dalla presenza, come invece spesso si fa."
(22) Cfr Roberta Gisotti, "La favola dell'Auditel", Editori Riuniti 2002, capp. VIII e XVIII.
Cfr Roberta Gisotti "La Repubblica" 27/8/2004, pag.1 "Cosi imbrogliavamo l'Auditel". Cfr. Giulio Gargia, "L'Arbitro è il venduto", Editori Riuniti, 2003.
misura la qualità ma neanche la quantità (23).
Da quasi 18 anni, l'Auditel vanta di fotografare - attraverso i suoi dati di ascolto - un'Italia, mai confermata da altre ricerche sociologiche ma piuttosto sempre smentita. Un'Italia di analfabeti e semianalfabeti che merita la Tv che ha, che premia idiozie, volgarità e violenze sullo schermo, che ama le emozioni forti, apprezza le risse e il turpiloquio, adora i piagnistei e le confessioni vere o false, gode dietro il buco della chiave, davanti a prove estreme e scene disgustose; se non c'è prima un quiz non vede il telegiornale, se non c'è una ragazza seminuda si distrae, se non c'è tanta pubblicità si disorienta, se non vede sempre gli stessi volti noti si dispera (24).
Negli stessi anni il Censis attraverso puntuali rapporti su media e cittadini ha fotografato un'altra Italia pensante, critica, adulta. Un'Italia che apprezza la Tv di qualità, sociale e culturale, che chiede divertimento intelligente, informazione approfondita e corretta, rispetto dei bambini, opportunità di crescita per i ragazzi, formazione per i giovani, compagnia per gli anziani, attenzione per i disabili e gli immigrati, che aspetta stimoli critici per il Paese, innovazione nei palinsesti, sperimentazione di contenuti, linguaggi e forme nei programmi (25). Ma tutto ciò è rimasto lettera morta, perchè l'opinione pubblica nell'Italia dell'Auditel non ha diritto di cittadinanza, neanche nel Servizio pubblico-Rai.
(23) Cfr. Idem, A. Zuliani: "Neppure mi risulta che sia stato studiato in modo approfondito il comportamento delle famiglie campione riguardo all'uso del telecomando del people meter, causa principale dell'errore di misura. Pongo qualche domanda e manifesto alcuni interessi di conoscenza, ritengo non miei soltanto. Quanti usano correttamente il meter, iscrivendo la propria presenza quando entrano nel locale dov'è il televisore e cancellandola quando si assentano temporaneamente o definitivamente? Quante delle famiglie che entrano a far parte del campione alterano il loro comportamento di ascolto rispetto a quello precedente all'installazione del meter? Si vuole compiacere aumentando l'ascolto? Si vuole sembrare più colti? oppure, ci si vuole allineare con i comportamenti prevalenti? Non risulta che siano state condotte analisi nelle direzioni precedenti attraverso gruppi di controllo o almeno i risultati non sono stati pubblicizzati."
Cfr.Rapporto Istat 2004: "Sarebbe... opportuno indagare la possibile presenza di fenomeni di deterioramento nella collaborazione delle famiglie alla rilevazione collegati al tempo di permanenza nel panel, con possibili effetti sugli errori di misura, allo scopo di studiare eventualmente modifiche nel meccanismo di rotazione delle famiglie coinvolte nel Panel"
(24) Cfr. A. Grasso, "Corriere della Sera", 24/10/2004, pag 38: "...il programma migliore è quello che fa più ascolto. I dati Auditel, com'è noto, servono agli investitori pubblicitari per pianificare i loro interventi. Che vengano letti come giudizio di valore è un'aberrazione. Così i direttori di Rete non costruiscono più trasmissioni in base a un'idea di intrattenimento o di informazione o di cultura ma solo per consolidare quello che si presume sia il gusto consolidato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da una parte non c'è mai stata una situazione così profonda di scollamento tra Tv e resto della società, dall'altra, si continua a confondere il pubblico della Tv con la popolazione italiana".
(25) Cfr. "Quarto rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione in Italia" (29/10/2004), dove si documenta ad esempio come i cosiddetti reality show che registrano ascolti record in Tv, siano in verità invisi a mezza Italia: quasi il 37 per cento degli spettatori dichiara di non vederli ed il 25 per cento afferma addirittura di detestarli
Parimenti negli stessi anni innumerevoli studi e ricerche elaborati da fonti qualificate le più diverse, associazioni di psicologi, sociologi, medici, pediatri, psichiatri, chirurghi estetici, dietologi, sessuologi, genitori, maestri, insegnanti, giornalisti, telespettatori, consumatori, casalinghe, educatori ed altre ancora hanno documentato il grave disagio di una Televisione staccata dalla vita reale del Paese, hanno denunciato i guasti di una programmazione che lede i diritti dei minori, che offende la dignità delle donne, che nuoce alla salute fisica e mentale del pubblico. In campo sono scese perfino grandi società che fanno ricerca di marketing, denunciando che questa Tv - che avvilisce il Paese - non piace neanche ai pubblicitari e mortifica il mercato. Ma anche in tutti questi casi la voce dell'opinione pubblica è rimasta inascoltata (26).
Hanno perorato una Tv a servizio dell'uomo e del cittadino le massime autorità religiose, dello Stato e della società civile: il Papa, i vescovi, gli intellettuali, ministri, leader politici, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private: ultimi gli appelli del presidente della Repubblica, Ciampi ai genitori perchè non lascino i loro figli soli davanti alla Tv e del Ministro della Sanità, Sirchia che ha ammonito gli anziani dal rimbambirsi o deprimersi davanti alla Tv. E ricordiamo lo sfogo della signora Franca Ciampi, che a nome di tutte le nonne ha puntato l'indice contro "la Tv deficiente". Ma ancora una volta i richiami per una Tv a frutto del Bene comune sono caduti nel vuoto.
Allora che fare? Anzitutto chiediamo di sciogliere il patto dell'Auditel, andando al cuore degli interessi che vi sono dietro: esigiamo riscontri oggettivi e controllo pubblico - per quanto riguarda la Rai - sull'equità di distribuzione degli enormi flussi di denaro che confluiscono nella Televisione attraverso l'Auditel, unico sistema di rilevamento accettato da Rai, Mediaset ed Upa per contrattare i finanziamenti pubblicitari.
(26) Cfr. Consiglio Consultivo degli Utenti, Risoluzione 2/5/1996: Comparendo quotidianamente sui giornali, tali dati influenzano pesantemente la programmazione televisiva e influenzano altresì aspettative e percezioni nei confronti delle trasmissioni che, proprio per le modalità di rilevazione, possono essere ampiamente falsate o troppo determinate da obiettivi di competizione commerciale. Inoltre la grande pubblicizzazione dei dati Auditel spinge spesso ad un uso degli stessi oltre la loro portata di rilevazione della fruizione televisiva. L'esposizione di questi dati non contiene quasi mai indicazioni sulle modalità di rilevazione, sui loro limiti, sui possibili errori standard. Da essi si è portati a desumere più ampie sensibilità ed abitudini sociali che non trovano riscontro nella loro settorialità. Tali condizioni hanno creato una vera e propria "febbre" dell'Auditel, che si profila come fenomeno peculiare della esperienza italiana, che non trova uguali in altri Paesi. Una regolamentazione sull'uso dei dati Auditel è dunque tanto più necessaria anche in relazione al sempre più diffuso ricorso a pratiche di televoto o di sondaggi in diretta, che costituiscono altrettanti casi di mistificazione dei comportamenti dei telespettatori."
Invochiamo quindi il rispetto della legge in vigore la 249 del '97, che assegna all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di 'curare' la rilevazione degli indici di ascolto televisivi e di 'vigilare' sulla correttezza delle indagini sugli indici d'ascolto rilevati da altri soggetti. Obblighi finora evasi e sono 7 anni! E restiamo in attesa che l'Autorità pronunci una direttiva di riforma sul sistema di rilevamento degli ascolti (27), alla luce del nuovo Rapporto dell'Istat e di un articolato studio del Consiglio nazionale degli utenti, che puntualizzano tutti i nodi critici del rilevamento Auditel ed indica le vie di un superamento necessario per tutelare i diritti degli utenti (28).
Promuoviamo infine la nascita di altri rilevamenti d'ascolto (29), e rendiamo pubblico da subito il sistema di rilevamento IQS, ovvero l'Indice di qualità e soddisfazione. Dal luglio 1997 la Rai dispone infatti di un Servizio di rilevamento per registrare la qualità dei programmi percepita dagli spettatori, i loro giudizi, il grado di soddisfazione ed anche le attese. L'indagine, curata dall'Istituto di ricerche Doxa,
(27) Cfr. A. Zuliani, Convegno "Tv ed opinione pubblica" (2004): "...l'Autorità per le telecomunicazioni dovrebbe avere sul tema una presenza più incisiva, pretendere di capire di più ed essere messa in grado di farlo. Dopo molti anni, mi sembra che la sensibilità stia ora crescendo in quella sede. Ne è prova l'affidamento all'Istat di una valutazione sulla metodologia adottata da Auditel. Mi auguro che ci siano ulteriori iniziative concrete".
(28) Cfr. "Parere del Consiglio nazionale degli utenti in materia di rilevazione degli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione" 22/11/2002: "La neutralità e l'affidabilità delle rilevazioni sarebbe evidente e rafforzata dalla presenza di più rilevazioni concorrenti, che possano essere confrontate, e dalla rotazione degli organi che provvedano alle rilevazioni stesse.... L'attività di rilevazione deve rispondere ai principi di trasparenza ed obiettività. Tali principi riguardano non solo la struttura degli organi di rilevazione, ma anche la loro funzione, e quindi l'attività che con essa di esprime..... Quanto agli strumenti (ad es. meter), alle metodologie e alle procedure di elaborazione dei dati relativi agli indici d'ascolto, si ritiene auspicabile che la verifica riguardi caratteristiche di 'universalità' del campione ma anche i vari livelli tecnici e di elaborazione statistica che concorrono a formare il dato finale degli indici di ascolto. Una vigilanza efficace dovrebbe prevedere, in aggiunta, rilevazioni su campioni ristretti dell'universo Auditel, che controllino i processi di formazione degli indici d'ascolto: dalla scelta dei programmi nelle famiglie fino alla elaborazione statistica definitiva, rendendo pubblici i risultati comparativi. Volendo considerare gli interessi degli utenti è necessario introdurre rilevazioni qualitative su campioni rappresentativi della società......Sarebbe opportuno affidare la verifica e la validazione degli indici di ascolto e di diffusione ad un organismo pubblico particolarmente qualificato, quale è l'Istituto nazionale di statistica, per sua natura esterno agli organi di rilevazione o di consulenza ed imparziale rispetto ai soggetti ed agli interessi oggetto di rilevazione. In ogni caso l'Autorità deve provvedere, come dispone la legge, a verifiche e monitoraggi delle trasmissioni televisive e dell'operato delle imprese che svolgono le indagini. In particolare sono necessari: - la regolamentazione delle procedure, con la indicazione delle metodologie adottate e con la distinzione dei soggetti che stabiliscono i criteri per la selezione del campione e procedono alla selezione, da quelli che raccolgono ed elaborano i dati, da quelli che li sottopongono a verifica e validazione; - il monitoraggio, anche con una periodica iterazione delle rilevazioni su di una campionatura del campione."
(29) Cfr. Idem "E' chiaro che i dati offerti dagli indici di ascolto non sostituiscono la necessaria raccolta ed elaborazione di indici di gradimento e di qualità dei programmi, essenziale per il rispetto delle esigenze dell'utente. Per perseguire tale obiettivo è indispensabile predisporre apposite procedure di rilevazione ed elaborazione dei dati.".
riguarda l'intera programmazione Rai, nella fascia oraria tra le 7 e le 24. Quotidianamente vengono estratti 1500 nominativi e realizzate 800 interviste su programmi che spontaneamente i telespettatori dichiarano di aver visto il giorno prima. Il sistema "Iqs" conta oggi su
un campione di ben 20 mila persone, un numero superiore al campione
Auditel formato da circa 14 mila individui. Peccato che da ben 7 anni il sistema Iqs sia occultato, ovvero secretato non solo per il pubblico, ma anche per tutto il personale interno ed esterno della Rai che per massima parte ne ignora perfino l'esistenza, nonostante il nuovo Contratto di Servizio 2003-5 tra la Rai e lo Stato, preveda per la Rai l'impegno ad avviare "un sistema di verifica interna", "che accerti il grado di raggiungimento della qualità dell'offerta televisiva", e l'impegno "ad effettuare controlli e verifiche su un campione rappresentativo dell'utenza per analizzare la percezione del telespettatore rispetto alla qualità della programmazione" e provvedendo "attraverso un apposito centro di ascolto" "a recepire le opinioni del pubblico." Lo stesso contratto prevede una Commissione mista - formata da quattro membri, due del Consiglio nazionale degli utenti, due della Rai ed un rappresentate del Ministero delle Comunicazioni - che vigila sulla qualità dell'offerta, e che l'11 novembre scorso ha presentato il primo rapporto basato proprio sui dati "Iqs". Una data memorabile per una rivoluzione però sedata sul nascere.
Il rilevamento "Qualitel" si è infatti rivelato - come prevedibile - del tutto dissimile all'Auditel. (30) E nonostante l'impegno espresso dalla Rai in quella sede di dare diffusione trimestrale ed annuale dei dati Iqs, non si è più parlato di questo rilevamento tornato nell'oblio aziendale. Ma cosa documentavano gli unici dati "Iqs" mai resi pubblici: che i programmi d'intrattenimento, i film e le rubriche sportive sono le meno apprezzate rispetto alle attese, e che ai primi posti sono invece i programmi per bambini, quelli culturali, sociali e di pubblica utilità; per quanto riguarda invece le Reti la più gradita come programmazione è Rai-Tre.
E' facile valutare la portata 'rivoluzionaria' di questi dati "Iqs", che ribaltano le ottiche dell'audience certificate dall'Auditel come verità assolute sugli ascolti televisivi della popolazione italiana, e che altro non sono invece che una convenzione tra la Rai e Mediaset per spartire la torta degli investimenti pubblicitari. Una Convenzione che ha
(30) Cfr. A. Zuliani, Convegno "Tv ed opinione pubblica" (2004):"In primo luogo, le reti maggiori dovrebbero sviluppare proprie rilevazioni di gradimento e non dovrebbero temere, quando già lo fanno come - per quanto si sa - quelle pubbliche, di rendere disponibili i risultati se i dati di gradimento non siano coerenti con quelli di presenza davanti ai teleschermi rilevati da Auditel. Occorre fare chiarezza ed accettare che qualità dei programmi e vendita di spazi pubblicitari sono aspetti da tenere distinti. Nella stessa direzione, gli autori e gli interpreti dovrebbero contrastare l'introduzione nei contratti di pubblicità di clausole legate agli ascolti. E' accettabile che, per stabilire la tariffa, si faccia una previsione di ascolto in base al tipo di programma, alla fascia oraria all'interno della quale esso si colloca, alla popolarità degli interpreti; ma, se essa non viene conseguita, gli inserzionisti e i pubblicitari dovrebbero assumerne il rischio, come avviene per ogni impresa aleatoria".
instaurato un regime di concorrenza che esaspera tutti quanti operano nella Televisione. Ma si tratta di una finta concorrenza, quando constatiamo che le quote della pubblicità tra Rai e Mediaset sono
rimaste sostanzialmente invariate durante i quasi 18 anni di vita dell'Auditel (31).
Diciamo allora basta a questa convenzione, che tanti mali ha procurato al Paese!
(31) Cfr. A. Zuliani, Convegno "Tv ed opinione pubblica" (2004):"La battaglia è difficile, perchè l'univocità dei dati giova a quanti non vogliono cambiare lo stato attuale delle cose. Infine, i consumatori dovrebbero avere molto maggiore voce nella vicenda. Ma qui e altrove il loro ruolo è ancora tutto da inventare".
Cfr. R. de Cristofaro, Convegno "Tv ed opinione pubblica" (2004): "In conclusione, se io fossi un perito di tribunale, alla domanda se la rilevazione dell'audience è affidabile, non potrei in buona fede rispondere che "No", perchè è oggi mal progettata e mal realizzata. Analogamente, la mia risposta alla domanda se la rilevazione distorce le opinioni e le scelte culturali degli italiani non può essere che affermativa".