Che Ezio Mauro sia rimasto impietosito dallo sfogo di una moglie bella e famosa - che Giorgio Bocca ebbe a definire più educata e intelligente del marito - non ci crediamo. Forse Mauro - si commentava in ambienti diessini esperti di comunicazione - ha voluto scaltramente sfruttare per fini politici una banale resa dei conti tra sposi non più novizi, e bene ha fatto - si sottolineava - a rendere pubbliche le "magagne" coniugali del leader dell'opposizione, paladino della famiglia contro i Pacs. Il fine giustifica i mezzi!
Ma i conti non tornano se il "fine" non si raggiunge e i "mezzi" sono contrari alla causa. Commentava infatti la gente comune che "La Repubblica" ci ha portati sul set di un inedito "Grande Fratello" tra Arcore e Montecitorio!
E dispiace che Mauro si sia prestato a tale gioco al ribasso dell'informazione, propagato poi nell'intero sistema dei media.
La cultura del Grande Fratello prima proposta da Mediaset, poi assimilata dalla Rai, oggi sdoganata anche nella stampa nazionale più qualificata. Una cultura organica alla spettacolarizzazione della politica, dove chi eccelle è proprio quel marito "birichino", che è sovrano nel suo Regno mediatico, i cui confini grazie a Mauro sono coincisi con quelli dell'Italia intera.
Eppure dalle parti dell'Unione il tema media e pluralismo segna il passo, mentre il ministro delle Comunicazioni Gentiloni appare indifeso dalle stilettate di Berlusconi che definisce il suo piano di riforma criminoso, ed il garante Antitrust sorprendentemente lo difende, proprio quel Catricalà pagato dallo Stato per vigilare che non ci siano posizioni dominanti sul mercato, con uno scavalcamento netto di campo si fa paladino delle concentrazioni. Tornando al casus belli della signora Veronica in arte Lario, alcuni suppongono che lo stile della lettera possa suggerire dietro le righe un fidato "consigliere" come ad esempio Giuliano Ferrara, considerati i rapporti tra i due, lui direttore lei editore de "Il Foglio".
Ma siamo nel campo delle ipotesi, cosi come si potrebbe supporre una futura scesa in campo in politica -per dirla in termini calcistici cosi cari al marito presidente del Milan - della moglie del leader di Forza Italia, che di una figura femminile da tempo si parla per una possibile successione a Berlusconi, per raggiunti limiti di età o per ricambio naturale nelle alchimie politiche del Polo. Del resto la coppia Bill ed Hillary Clinton insegna, e perchè non provare in casa Berlusconi, considerando anche che i figli di Silvio e Veronica da mantenere, tra quelli di primo letto e quelli di secondo, sono in tutto 7. Di ben diverso tenore fu lo scoop che Ezio Mauro allora direttore de "La Stampa" fece pubblicando il 9 ottobre del 1994 un'altra lettera della moglie di Berlusconi, da pochi mesi presidente del Consiglio.
La signora Veronica rispondeva ad una mia provocatoria lettera aperta che le avevo indirizzato il primo ottobre, rimbalzata fino alla stampa internazionale. Non parli "alla sera solo d'amore" con suo marito, scrivevo parafrasando una sua intervista, invitandola come mamma ad occuparsi di Tv, in particolare di una telenovela "tanto volgare e immorale quanto idiota" dal titolo "Hollywood la valle delle bambole", trasmessa da Rete4.
All'indomani Berlusconi dai microfoni del Gr1 mi dava ragione, delegava il fratello Paolo ad occuparsi della questione, ponendo per la prima volta la questione del conflitto d'interesse. Mentre la signora Veronica compilava una sorta di trattato su Tv e minori, che io giravo in esclusiva ad Ezio Mauro.
La telenovela fu soppressa, con un danno stimato per la Rete di 14 miliardi di lire ed il direttore di Rete4 perse il posto.
Quando gli scoop vanno a segno per il bene del Paese!