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Da "www.lalente.net" di Roberta Gisotti 11/10/2004

Viaggio all'interno dell'oscuro mondo che controlla la spartizione di una torta di oltre 4 miliardi di euro.
Oltre 4 miliardi di euro, pari ad 8 mila miliardi di vecchie lire: è il flusso enorme di denaro che ogni anno viene investitonella pubblicità televisiva. Massima parte di questi soldi, oltre il 65 per cento, entra nelle casse delle reti Mediaset, mentrela Rai si accontenta di meno della metà, poco più del 30 per cento, La7 si consola con meno del 2 per cento e resta infineun 1,3 per cento, che va alle oltre 600 emittenti locali, che dunque si spartiscono le briciole o il nulla.Ma chi stabilisce queste quote? Le decide l'Auditel, ovvero la società privata che da quasi 18 anni gestisce in Italia ilsistema di rilevamento degli ascolti televisivi, in regime di assoluto monopolio. Sul piano legale l'Auditel è una societàsuddivisa in parti uguali tra la Rai (33%), l'emittenza privata (33%) e gli Utenti della pubblicità e i Centri media (33%), oltread un 1% della Federazione editori giornali (Fieg). Si tratta di una società non super partes come si vorrebbe ma intrapares, dove i 'controllatì sono anche i 'controllorì. C'è poi un'altra società, l'Agb-Italia, che per conto dell'Auditel realizza ilrilevamento degli ascolti. Nata nel dicembre 1986, allo scopo di spartire la torta degli investimenti pubblicitari, in unperiodo di grande espansione dell'emittenza privata, l'Auditel è il frutto di un 'malaugurato' patto stretto tra la Rai, l'alloraFininvest e l'Upa, la società che rappresenta gli utenti della pubblicità. Un patto che non solo ha sancito il duopoliotelevisivo, ma l'ha reso inattaccabile, impedendo di fatto la nascita di un terzo, quarto, quinto polo come era auspicabilee impedendo lo sviluppo dell'emittenza locale, privata dei necessari finanziamenti pubblicitari, assorbiti - lo ripetiamo -per il 97 per cento da Rai e Mediaset, che in base ai dati Auditel raccolgono il 90 per cento e più dell'audience totale.Ma quali garanzie abbiamo sull'equità di spartizione di tali cospicui investimenti che confluiscono nella televisione? Alcunagaranzia, eppure l'Auditel è l'unico sistema di rilevamento accettato da Rai, Mediaset ed Upa per contrattare ifinanziamenti pubblicitari. Questo perchè attraverso l'Auditel si è instaurato di fatto un regime di finta concorrenza, dovele quote della pubblicità tra Rai e Mediaset sono rimaste sostanzialmente invariate da 18 anni, offrendo stabilità ad unmercato lievitato di anno in anno e monopolizzato da un gruppo ristretto di grandi marchi, che producono beni di largoconsumo. Poco importa dunque ai grandi investitori che il dato Auditel sia veritiero o no e sapere con esattezza se unprogramma sia stato visto da un milione in più o in meno di spettatori: l'importante è mantenere l'esclusiva del più vastomercato mediatico. La guerra dell'audience è solo un espediente per mantenere alta l'attenzione sul mercato, perchè inrealtà l'Auditel è un sistema inaffidabile che non misura la qualità ma neanche la quantità.L'Auditel registra infatti con certezza solo apparecchi accesi e spesso confonde perfino i canali sintonizzati. Si serve diun campione di circa 5 mila famiglie, la cui lista è rimasta però segreta perfino alle autorità dello Stato; nè sono staterivelate le 10/12 mila famiglie che dovrebbero essere già uscite dalla ricerca, circa 30 mila persone che in 18 anni sonorimaste nascoste e mai hanno approfittato dell'opportunità di venire alla ribalta sui media. E' un campione comunque diconsumatori e non di cittadini-utenti, che rappresenta solo il 10 per cento della popolazione, perchè su 10 famigliecontattate solo 1 accetta di porre il meter sul proprio televisore, e nulla sappiamo invece del restante 90 per cento cherifiuta di essere campionato, e di cui ignoriamo in realtà - secondo la scienza statistica - le scelte di ascolto. Inoltre èdimostrato che un apparecchio tv per il 40 per cento del tempo in cui è acceso o non viene guardato o è visto solodistrattamente, ma basta restare sintonizzati per 31 secondi su un canale e si viene compresi nel pubblico di quelprogramma.Infine non vi è alcuna garanzia che le famiglie-campione, con bambini ed anziani, che restano tali mediamente per 5anni - ma alcune hanno 'confessato' di esserlo state per 10-12 anni - si sottopongano con diligenza a svolgere un vero eproprio oneroso lavoro: ovvero registrare 24 ore su 24 su un telecomando cosa accade davanti alla loro tv, in cambio diun piccolo elettrodomestico ogni anno. Sono state infatti tutte negative le testimonianze delle poche coraggiose famiglie-campione intervistate, mentre non vi è stato mai un riscontro positivo.Alle distorsioni del campione e alla macchinosità del rilevamento, si aggiungono poi i limiti tecnici, per cui i dati Auditelparadossalmente sono più affidabili - fatte salve le riserve sopra elencate - sui grandi numeri, nelle ore di maggioreascolto, per cui un emittente minore come La7 può maturare errori di stima fino al 70 per cento al mattino.
C'è poi il problema delle sovrapposizioni di frequenze tra le reti. Nelle ore serali solo Rai 1, Canale 5 e La7 non sisovrappongono, e al pomeriggio solo Rai 2 e La7, mentre tutte le altre emittenti spesso si confondono ed è impossibileattribuire con certezza le audience dei vari canali.Ma ciò che interessa tutti è la ricaduta degli indici d'ascolto sull'intera società, perchè l'Auditel non solo ha cambiato leregole della comunicazione televisiva finalizzata unicamente a vendere pubblico per il mercato pubblicitario, ma haassunto anche la valenza di consenso popolare, oltre che veicolo di valori e disvalori, di consumi e stili di vita, diorientamenti politici, ideologici, culturali, religiosi che sono proposti o meglio imposti come scelte di una maggioranza.Una maggioranza, che s'identifica con l'audience - entità impalpabile, virtuale che viene elaborata a Milano nei computerdell'Agb Italia - ma che diviene dominante, perchè nell'accezione comune il dato Auditel è quello che la gente vuole. Main realtà la gente vuole quello che decide l'Auditel.
A fianco una fotografia di Roberta Gisotti*
l'autrice è giornalista di Radio Vaticana e autrice del fortunato libro "La favola dell'Auditel" edito nel 2002 da EditoriRiuniti. Ad oggi in Italia è considerata una delle maggiori esperte di Auditel.