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Università ''La Sapienza'' - Facoltà di Scienze della Comunicazione <strong>Convegno nazionale ''TV ed opinione pubblica: il problema dell'AUDITEL''

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Roberta Gisotti 29/09/2004

Università ''La Sapienza'' - Facoltà di Scienze della Comunicazione <strong>Convegno nazionale ''TV ed opinione pubblica: il problema dell'AUDITEL''
ISTITUTO ITALIANO DI STUDI LEGISLATIVI, FONDAZIONE CENSIS, ACTION JEAN MONNET con la partecipazione del CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI UTENTI - Relazione introduttiva di Roberta Gisotti
 

Ringrazio davvero tutti quanti siete intervenuti a questo Forum a testimoniare che il problema dell'Auditel esiste ed è un problema che pesa fortemente non solo nel mondo della televisione ma incide profondamente nella vita del nostro Paese. Ma oggi non siamo qui solo per denunciare i limiti e le carenze del sistema Auditel e sopratutto i guasti che ne sono conseguiti, perchè questa denuncia è stata già fatta a chiare lettere sulla stampa, una denuncia a tutto campo, che ha coinvolto testate di ogni indirizzo politico, ideologico, culturale: Tv, Radio, Giornali, Siti internet; una denuncia che è rimbalzata anche nelle sedi istituzionali.

Dunque, credo che sia passata la stagione della semplice denuncia - per quanto forte possa essere - questo perchè a tutto ci si abitua, anche alle denunce, e si cede allora a sentimenti di sconforto e di impotenza, di fronte a poteri o fenomeni che si paventano ineluttabili o invincibili, e che invece non lo sono. Ed ecco perchè ho fortemente caldeggiato questo Forum, perchè alla denuncia pubblica sia data finalmente una risposta, una risposta del Parlamento, una risposta delle Istituzioni, una risposta dei Vertici Rai e Mediaset. Una risposta che ci liberi da un sistema di rilevamento tanto imperfetto, quale è l'Auditel, che opera da quasi 18 anni in regime di assoluto monopolio.

Sono certa che di questa nostra epoca per tanti versi 'folle' si parlerà - magari fra 50 o 100 anni - anche come dell'era tirannica dell'Auditel. Un sistema, nato - lo ricordiamo - nel dicembre 1986, per spartire la torta degli investimenti pubblicitari, in un periodo di grande espansione dell'emittenza privata: l'Auditel è il frutto di un 'malaugurato' patto stretto tra la Rai, l'allora Fininvest e l'Upa, la società che rappresenta gli utenti della pubblicità. Sul piano legale l'Auditel è una società suddivisa in parti uguali tra la Rai (33%), l'emittenza privata (33%) e gli Utenti della pubblicità e i Centri media (33%), oltre ad 1% della Federazione editori giornali (Fieg). Si tratta di una società non super partes come si vorrebbe ma intra pares, dove i 'controllatì sono anche i 'controllorì. C'è poi un'altra società, l'Agb-Italia, che per conto dell'Auditel realizza il rilevamento degli ascolti. Dunque l'avvento dell'Auditel non solo ha sancito il duopolio televisivo, ma l'ha reso inattaccabile, impedendo di fatto la nascita di un terzo, quarto, quinto polo come era auspicabile e impedendo lo sviluppo dell'emittenza locale, privata dei necessari finanziamenti pubblicitari, assorbiti per il 97 per cento da Rai e Mediaset, che in base ai dati Auditel raccolgono il 90 per cento e più dell'audience totale.

Dicevamo dunque un patto malaugurato che ha segnato la vita degli Italiani. Si, perchè l'Auditel ha cambiato le regole della comunicazione televisiva non più pensata per informare, educare, intrattenere, divertire, ma finalizzata unicamente a vendere pubblico per il mercato pubblicitario. Siamo cosi passati da un'economia di mercato ad una società mediatica di mercato, sovrapposta alla società politica. Società politica che ha abdicato alla sua prerogativa di formare l'opinione pubblica attraverso le regole democratiche della rappresentanza civile, affidandosi anch'essa alle tabelle e ai grafici dell'Auditel, che hanno assunto anche la valenza di consenso politico, oltre che veicolo di valori e disvalori, veicolo di consumi e stili di vita, veicolo di orientamenti ideologici, culturali, religiosi che sono proposti o meglio imposti come scelte di una maggioranza - l'audience - impalpabile, virtuale - elaborata a Milano nei computer dell'Agb Italia - ma che diviene dominante, perchè nell'accezione comune il dato Auditel è quello che la gente vuole.
Nato per dare un prezzo agli spot pubblicitari l'Auditel si è infatti trasformato in giudice insindacabile dell'intera programmazione televisiva e sempre più anche dell'informazione giornalistica.


Ma l'Auditel registra con certezza solo apparecchi accesi e spesso confonde perfino i canali sintonizzati. Il suo campione di riferimento è formato da circa 5 mila famiglie, la cui lista è rimasta però segreta perfino alle autorità dello Stato; nè sono state rivelate le 10/12 mila famiglie che dovrebbero essere già uscite dalla ricerca, tanto da dubitare che siano mai esistite circa 30 mila persone che in 18 anni sono rimaste nascoste e mai hanno approfittato - salvo un pugno di coraggiosi testimoni - dell'opportunità di venire alla ribalta sui media. E' un campione comunque di consumatori e non di cittadini-utenti, che rappresenta solo il 10 per cento della popolazione, perchè su 10 famiglie contattate solo 1 accetta di porre il meter sul proprio televisore, e nulla sappiamo invece del restante 90 per cento che rifiuta di essere campionato, e di cui ignoriamo in realtà - secondo la scienza statistica - le scelte di ascolto. Inoltre è dimostrato che un apparecchio Tv per il 40 per cento del tempo in cui è acceso o non viene guardato o è visto solo distrattamente, ma basta restare sintonizzati per 31 secondi su un canale e si viene compresi nel pubblico di quel programma; ovvero il tempo minimo per capire che un programma non ci piace, o non ci interessa, per dissentire da ciò che vediamo o ascoltiamo, per restare scandalizzati o stupiti, o disturbati da un immagine, un discorso, quante volte purtroppo ci capita! E dopo 31 secondi concorriamo ad alzare l'audience di quel programma che magari letteralmente ci fa schifo. Questo è l'Auditel, che ha indotto a ricercare sempre di più una Tv emozionale, una Tv dei picchi d'ascolto, che fanno media nell'audience di un programma e vanno a premiare chi riesce a catturare non importa a quale prezzo, l'attenzione dello spettatore per almeno 31 secondi; ed ecco perchè sempre più tanta volgarità, turpiloquio, violenza o idiozia.

Infine non vi è alcuna garanzia che le famiglie-campione, che restano tali mediamente per 5 anni - ma alcune hanno 'confessato' di esserlo state per 10-12 anni - si sottopongano con diligenza a svolgere un vero e proprio oneroso lavoro, in cambio di un piccolo elettrodomestico ogni anno, come hanno testimoniato in negativo le poche famiglie-campione intervistate pubblicamente, mentre non vi è stato mai un riscontro positivo da parte di alcuna altra famiglia.

Alle distorsioni del campione e alla macchinosità del rilevamento, si aggiungono i limiti tecnici, per cui i dati Auditel paradossalmente sono più affidabili - fatte salve le riserve sopra elencate - sui grandi numeri, nelle ore di maggiore ascolto, per cui un emittente minore come La Sette può maturare errori di stima fino al 70 per cento al mattino.

C'è poi il problema delle sovrapposizioni di frequenze tra le Reti. Nelle ore serali solo Rai 1, Canale 5 e La Sette non si sovrappongono, e al pomeriggio solo Rai 2 e La Sette, mentre tutte le altre emittenti spesso si confondono ed è impossibile attribuire con certezza le audience dei vari canali.

Eppure alle 10 del mattino in tutte le redazioni televisive si consuma il dramma quotidiano della lettura dei dati Auditel, in base ai quali i 'perdentì vengono processati prima nella redazione, poi nella rete, quindi nell'azienda e infine il giorno dopo posti alla gogna pubblica sui giornali. Per i 'vincitorì è gloria, lavoro assicurato e compensi che lievitano. Ma ciò che interessa tutti è la ricaduta degli indici d'ascolto sull'intera società, dove il dato Auditel - attraverso la Tv e gli altri media che l'amplificano - ha assunto - come abbiamo già detto - la valenza di consenso popolare.

Eppure l'Auditel non dà certezze sul numero di persone davanti alla Tv, non valuta se un programma piace o meno nè tantomeno raccoglie le attese del pubblico: è un sistema inaffidabile che non misura la qualità ma neanche la quantità.

Da quasi 18 anni, l'Auditel vanta di fotografare - attraverso i suoi dati di ascolto - un'Italia, mai confermata da altre ricerche sociologiche ma piuttosto sempre smentita. Un'Italia di analfabeti e semianalfabeti che merita la Tv che ha, che premia idiozie, volgarità e violenze sullo schermo, che ama le emozioni forti, apprezza le risse e il turpiloquio, adora i piagnistei e le confessioni vere o false, gode dietro il buco della chiave, davanti a prove estreme e scene disgustose; se non c'è prima un quiz non vede il telegiornale, se non c'è una ragazza seminuda si distrae, se non c'è tanta pubblicità si disorienta, se non vede sempre gli stessi volti noti si dispera.

Negli stessi anni il Censis attraverso puntuali rapporti su media e cittadini ha fotografato un'altra Italia pensante, critica, adulta. Un'Italia che apprezza la Tv di qualità, sociale e culturale, che chiede divertimento intelligente, informazione approfondita e corretta, rispetto dei bambini, opportunità di crescita per i ragazzi, formazione per i giovani, compagnia per gli anziani, attenzione per i disabili e gli immigrati, che aspetta stimoli critici per il Paese, innovazione nei palinsesti, sperimentazione di contenuti, linguaggi e forme nei programmi. Ma tutto ciò è rimasto lettera morta, perchè l'opinione pubblica nell'Italia dell'Auditel non ha diritto di cittadinanza, neanche nel Servizio pubblico-Rai.

Parimenti negli stessi anni innumerevoli studi e ricerche elaborati da fonti qualificate le più diverse, associazioni di psicologi, sociologi, medici, pediatri, psichiatri, chirurghi estetici, dietologi, sessuologi, genitori, maestri, insegnanti, giornalisti, telespettatori, consumatori, casalinghe, educatori e altre ancora hanno documentato il grave disagio di una Televisione staccata dalla vita reale del Paese, hanno denunciato i guasti di una programmazione che lede i diritti dei minori, che offende la dignità delle donne, che nuoce alla salute fisica e mentale del pubblico. In campo sono scese perfino grandi società che fanno ricerca di marketing, denunciando che questa Tv - che avvilisce il Paese - non piace neanche ai pubblicitari e mortifica il mercato. Ma anche in tutti questi casi la voce dell'opinione pubblica è rimasta inascoltata.

Hanno perorato una Tv a servizio dell'uomo e del cittadino le massime autorità religiose, dello Stato e della società civile: il Papa, i vescovi, gli intellettuali, ministri, leader politici, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private: ultimi gli appelli del presidente della Repubblica, Ciampi ai genitori perchè non lascino i loro figli soli davanti alla Tv e del Ministro della Sanità, Sirchia che ha ammonito gli anziani dal rimbambirsi o deprimersi davanti alla Tv. E ricordiamo lo sfogo della signora Franca Ciampi, che a nome di tutte le nonne ha puntato l'indice contro "la Tv deficiente". Ma ancora una volta i richiami per una Tv a frutto del Bene comune sono caduti nel vuoto.

Allora che fare? Anzitutto chiediamo di sciogliere il patto dell'Auditel, andando al cuore degli interessi che vi sono dietro: esigiamo riscontri oggettivi e controllo pubblico - per quanto riguarda la Rai - sull'equità di distribuzione degli enormi flussi di denaro che confluiscono nella Televisione attraverso l'Auditel, unico sistema di rilevamento accettato da Rai, Mediaset ed Upa per contrattare i finanziamenti pubblicitari.

Invochiamo quindi il rispetto della legge in vigore la 249 del '97, che assegna all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di 'curare' la rilevazione degli indici di ascolto televisivi e di 'vigilare' sulla correttezza delle indagini sugli indici d'ascolto rilevati da altri soggetti. Obblighi finora evasi e sono 7 anni! Siamo inoltre in attesa che l'Autorità, presieduta dal prof Enzo Cheli, annunci una direttiva, a conclusione di un'istruttoria sull'Auditel aperta nel novembre di due anni fa, dopo una consultazione pubblica in materia, svoltasi - ricordiamo - sotto il sole di ferragosto, tra la fine di luglio e metà settembre 2002 e che in tutta Italia, su 57 milioni di cittadini, ha raccolto solo 72 risposte, tra cui in gran parte degli associati dell'Auditel, chiamati a giudicarsi in proprio. Ed abbiamo in proposito un articolato rapporto del Consiglio nazionale degli utenti, passato inosservato alla stampa, che puntualizza tutti i nodi critici dell'attuale sistema di rilevamento degli ascolti televisivi, ed indica le vie di un superamento necessario per tutelare i diritti degli utenti. Ma c'è dell'altro ancora nascosto nei cassetti dell'Autorità: una ricerca ad hoc commissionata all'Istat sulla presunta affidabilità scientifica dell'Auditel, un voluminoso plico, zeppo di numeri, grafici e tabelle matematiche, con tanto di conclusioni che aspettiamo di conoscere quanto prima.

Promuoviamo infine la nascita di altri rilevamenti d'ascolto, e rendiamo pubblico da subito il sistema di rilevamento IQS, ovvero l'Indice di qualità e soddisfazione. Dal luglio 1997 la Rai dispone infatti di un Servizio di rilevamento per registrare la qualità dei programmi percepita dagli spettatori, i loro giudizi, il grado di soddisfazione ed anche le attese.

L'indagine, curata dall'Istituto di ricerche Doxa, riguarda l'intera programmazione Rai, nella fascia oraria tra le 7 e le 24. Quotidianamente vengono estratti 1500 nominativi e realizzate 800 interviste su programmi che spontaneamente i telespettatori dichiarano di aver visto il giorno prima. Il sistema "Iqs" conta oggi su un campione di ben 20 mila persone, un numero superiore al campione Auditel formato da circa 14 mila individui. Peccato che da ben 7 anni il sistema Iqs sia occultato, ovvero secretato non solo per il pubblico, ma anche per tutto il personale interno ed esterno della Rai che per massima parte ne ignora perfino l'esistenza, nonostante il nuovo Contratto di Servizio 2003-5 tra la Rai e lo Stato, preveda per la Rai l'impegno ad avviare "un sistema di verifica interna", "che accerti il grado di raggiungimento della qualità dell'offerta televisiva", e l'impegno "ad effettuare controlli e verifiche su un campione rappresentativo dell'utenza per analizzare la percezione del telespettatore rispetto alla qualità della programmazione" e provvedendo "attraverso un apposito centro di ascolto" "a recepire le opinioni del pubblico." Lo stesso contratto prevede una Commissione mista - formata da quattro membri, due del Consiglio nazionale degli utenti, due della Rai ed un rappresentate del Ministero delle Comunicazioni - che vigila sulla qualità dell'offerta, e che l'11 novembre scorso ha presentato il primo rapporto basato proprio sui dati "Iqs". Una data memorabile per una rivoluzione però sedata sul nascere.

Il rilevamento "Qualitel" si è infatti rivelato - come prevedibile - del tutto dissimile all'Auditel. E nonostante l'impegno espresso dalla Rai in quella sede di dare diffusione trimestrale ed annuale dei dati Iqs, non si è più parlato di questo rilevamento tornato nell'oblio aziendale. Ma cosa documentavano gli unici dati "Iqs" mai resi pubblici: che i programmi d'intrattenimento, i film e le rubriche sportive sono le meno apprezzate rispetto alle attese, e che ai primi posti sono invece i programmi per bambini, quelli culturali, sociali e di pubblica utilità; per quanto riguarda invece le Reti la più gradita come programmazione è Rai-Tre.

E' facile valutare la portata 'rivoluzionaria' di questi dati "Iqs", che ribaltano le ottiche dell'audience certificate dall'Auditel come verità assolute sugli ascolti televisivi della popolazione italiana, e che altro non sono invece che una convenzione tra la Rai e Mediaset per spartire la torta degli investimenti pubblicitari. Una Convenzione che ha instaurato un regime di concorrenza che esaspera tutti quanti operano nella Televisione. Ma si tratta di una finta concorrenza, quando constatiamo che le quote della pubblicità tra Rai e Mediaset sono rimaste sostanzialmente invariate durante i quasi 18 anni di vita dell'Auditel.

Diciamo allora basta a questa convenzione, che tanti mali ha procurato al Paese! Grazie.

 

 

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