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Roberta Gisotti 19/03/2007

Libreria Feltrinelli International di Firenze - 19 marzo 2007 - Intervento dell'autrice
Ringraziamenti a Stefano Stefani che mi ha sostenuto fin dall'uscita della prima edizione del mio libro "La favola dell'Auditel", libro che per primo in Italia, ma anche nel mondo, ha voluto indagare sull'Auditel per scoprire che si tratta appunto di una 'favola' e lo ha fatto con prove certe, queste sì, che nessuno ha potuto contestare. Con Stefani abbiamo presentato il libro qui a Firenze nel settembre 2002 con grande successo di pubblico; e a Firenze sono tornata anche lo scorso anno a maggio per un incontro organizzato dall'Università di Statistica, in occasione della seconda edizione aggiornata del libro "La favola dell'Auditel. Parte seconda", uscita a distanza di tre anni, che racconta pure la storia del movimento antiauditel sorto dopo l'uscita del libro, movimento di singoli cittadini, associazioni professionali di giornalisti, di consumatori, di spettatori, organismi di cittadinanza attiva, che tutt'ora è impegnato in una battaglia durissima per dotare il Paese di un sistema di rilevamento degli ascolti credibile e trasparente sul piano scientifico e democratico nella partecipazione dei soggetti interessati alla ricerca. Per questo è nato il Tavolo permanente Auditel, che oggi è un soggetto di riferimento dell'Autorità per le comunicazioni sul tema Auditel. Proprio questa mattina mi hanno chiamato dall'Autorità, perchè stanno riassumendo in un documento le varie audizione fatte tra dicembre scorso in vista di una direttiva che speriamo non ci faccia ripartire da capo e 12, come ho ammonito al telefono al dott. Viceconti, perchè ho detto noi continueremo a dare battaglia e se metterete un nuovo tappo noi lo faremo saltare di nuovo! Ma la battaglia - ripeto - è durissima su questo fronte.
Con Stefani è nato un rapporto di stima e di amicizia professionale che continua nella promozione di questo terzo libro sulla Tv, libro che si pone come seguito ideale degli altri due dedicati: c'è infatti un filo, anzi una corda ritorta d'acciaio che unisce l'Auditel alla Tv deficiente e poi capiremo perchè.
Ho scritto questo libro, perchè credo nel rilancio della più grande azienda culturale del Paese, rilancio fallito all'epoca dei professori e a tutt'oggi disatteso dai Cda della destra e della sinistra, rilancio che oggi non possiamo mancare, tanto è ancora importante la Televisione nella vita di tutti noi, anche di chi e sono sempre di più la Tv non l'accendono mai o quasi mai, o piuttosto preferiscono programmi tematici sui canali satellitari o fruiscono di altre piattaforme trasmissive come computer e telefonini.
La Tv a tutt'oggi resta infatti il principale mezzo di comunicazione di massa, che per definizione informa l'opinione pubblica, plasma le coscienze, forma il comune sentire, orienta stili di vita, tendenze al consumo, ma anche scelte politiche, culturali, religiose.
Lo scopo del libro è di fare memoria di vicende di un passato recente, ma anche del nostro oggi, vicende che per il loro vorticoso succedersi sfuggono non solo ai cittadini comuni ma perfino anche a chi le ha vissute in prima persona, alla Rai e fuori la Rai.
Pensiamo che in soli 14 anni dal '92 al 2005 abbiamo avuto in Rai 13 presidente, se consideriamo anche alcune brevi, brevissime reggenze o designazioni come quella di Paolo Mieli, l'attuale direttore del Corriere della Sera, durata una sola settimana. E poi abbiamo avuto 8 Consigli di Amministrazione, ma anche 11 direttori generali, 11 direttori del personale e poi a scendere decine e decine di direttori e vicedirettori di Rete, testate giornalistiche, TG e GR, divisioni, strutture, e di tutte le società consociate... nomine infinite, ad ogni cambio di Cda, o di governo.
Ma non è un racconto - seppure spero interessante - fine a stesso, ma un racconto che vuole richiamare la responsabilità delle forze politiche, e di tutta la società civile, sul tema Tv, offrendo diverse possibili letture del fenomeno Tv in Italia, unico al mondo per come si è sviluppato e consolidato nelle sue anomalie, legittimate via via negli anni dal potere legislativo, e offrendo anche tanti spunti di riflessione e proposte di cambiamento utili al Paese. Questo a supporto di un dibattito appena aperto in Parlamento sul nuovo Disegno di Legge del ministro Gentiloni che riforma la Legge Gasparri e ridisegna l'assetto delle telecomunicazioni e alla vigilia del dibattito sulle linee guida presentate all'inizio dell'anno dallo stesso ministro per riformare la Rai.
Un libro serio ma un libro spero anche divertente - molti me lo hanno confermato - con tanti aneddoti, alcuni assolutamente inediti, cosi come ci sono pure tanti episodi riportati così come sono stati vissuti all'interno dell'azienda.
Entrando ai contenuti del libro:
Come si è arrivati alla Tv deficiente?
Passando dalla lottizzazione partitica della Prima Repubblica, che rispondeva comunque a dei criteri di spartizione partitica, all'occupazione totale anche dei luoghi fisici da parte della Politica e della Pubblicità, con la P maiuscola che sta per Potere, veicolo di interessi economici-finanziari, che sono trasversali all'intero arco parlamentare. Politica e Pubblicità che hanno sopraffatto la Televisione, l'hanno asservita ai loro interessi, e nel caso della Rai, hanno svuotato di significato la missione propria del Servizio pubblico.
La Tv deficiente non è un caso, non è una calamità naturale, ma è piuttosto un progetto, un progetto che arriva da lontano..... basti ricordare il vecchio progetto massonico della P2 che progettava - cito testualmente - di "dissolvere la Rai Tv in nome della libertà di antenna". Missione compiuta possiamo dire! Tv deficiente che ha avuto infine lo scopo di abbassare il livello socioculturale del Paese, e in ultima istanza la consapevolezza dei cittadini di essere depositari di diritti, anche in ambito di comunicazione televisiva, non solo nella televisione pubblica ma anche privata e commerciale, che pure devono rispondere al Paese di quali effetti producono nella società.
Lo scorso mese ero ospite nel programma di Rai Tre "Cominciamo bene", dove si parlava di questa cattiva televisione. E gli spettatori interpellati a casa via telefono e internet hanno risposto al 97 per cento - pensate un risultato clamoroso - hanno risposto "sì questa televisione ci scandalizza". Tanto che io ho ribattuto: "questa è la riprova che i dati Auditel sono inaffidabili tanto più quando diamo ai famosi picchi d'ascolto il valore di consenso, e magari a casa il pubblico esclama : 'ma che schifo'! Però poi si va a riproporre quel personaggio, quell'argomento, quel linguaggio che hanno registrato il picco d'ascolto.
E qualche giorno prima ero nel programma Italia sul Due e lì si parlava di Gossip e si chiedeva al pubblico se ce n'è troppo. E la gente per strada ha risposto sì, rimpiangendo la Tv del passato. Tanto che se voi guardate il depliant pubblicitario che in questi giorni Sky sta inviando nelle case degli Italiani: sembra un tuffo nel passato del Servizio pubblico all'insegna di una Tv per tutti ben educata, rassicurante, per famiglie e bambini, un Tv di servizio, di cultura, di divertimento mirato, di intrattenimento di qualità!
Allora vuole dire che il Servizio pubblico gratuito, orami in gran parte dissolto, ora ce lo darà a pagamento questo signore australiano, Rupert Murdoch, questo magnate delle comunicazione, che intelligentemente e furbamente ha individuato in Italia, un vuoto di 'mercato' proprio nel Servizio pubblico televisivo, ed è lì che punta per radicare i suoi affari. E questo sta scompaginando i piani dell'altro magnate nostrano dei media Silvio Berlusconi, che infatti ha tuonato contro il Ddl di riassetto dell'intero sistema di comunicazione presentato dal ministro Gentiloni: primo perchè lì si pone un tetto del 45 per cento alla raccolta pubblicitaria per un solo soggetto, e questo tetto - che a dire il vero era apparso altissimo ed era stato infatti fortemente contestato - eppure a Berlusconi questo tetto altissimo è apparso addirittura 'criminoso', tanto da minacciare di aizzare le folle nelle piazze per abbatterlo, perchè? Perchè limita Mediaset e la Rai ma non Sky, e in qualche modo ha ragione, perchè è vergognoso che la Tv satellitare in Italia sia stata consegnata in regime di monopolio privato ad un unico soggetto pure straniero. E a suo tempo nessuno ha battagliato in Parlamento perchè avevamo già un solo monopolista privato nella Tv generalista e nessuno allora si è scandalizzato. E questo è gravissimo! Dunque Berlusconi sente fortemente insidiato il suo regno mediatico dalla controriforma di Gentiloni, che mira a superare il duopolio Mediaset-Rai, scompaginando gli equilibri economici che lo hanno blindato. E siccome la fantasia supera la realtà: a sostenere il meritevole industriale di Segrate che tanti sacrifici ha fatto per costruire la sua Fortezza mediatica è sceso in campo il presidente dell'Autorità antitrust, Catricalà, denunciando che quel tetto è illiberale, come dire che questo signore Catricalà che tutti noi paghiamo per vigilare perchè non ci siano posizioni dominanti sul mercato, si fa paladino delle concentrazioni, cioè fa uno scavalcamento netto di campo! E poi si stanno organizzando convegni per l'Italia sotto l'egida di Mediaset, con illustri esperti di economia pronti a giurare che la riforma Gentiloni è antieconomica. Antieconomica per chi?
Vista la malaparata il duopolio cerca alleati, e si apre per necessità al 'tripolio'. Allora accade che in questi ultimi mesi sono in atto frenetici contatti in sede Auditel perchè Sky entri nell'assetto societario - a scongiurare una riforma che alla fine del 2006 appariva oramai prossima ed inevitabile e che ora tre mesi dopo non è più nè prossima nè scontata - in cambio di un considerevole aumento degli ascolti, aumento che non è stato supportato stranamente da eguale incremento degli abbonamenti di Sky.
E cosi anche il presidente Rai Petruccioli, audito in Parlamento sul Ddl Gentiloni, ha detto: 'basta parlare di duopolio', tirando fuori i bilanci 2005 di Rai, Mediaset e Sky che hanno fatto ricavi per 7,9 miliardi di euro complessivi, di cui 37 per cento la Rai, 34 Mediaset e 29 Sky. Ma forse Petruccioli - che mescola ad arte ricavi da pubblicità, canone e pay tv - fa finta di non sapere che quando si parla di 'duopolio' si intende la raccolta pubblicitaria che viene assorbita per quasi il 95 per cento dalle Reti generaliste di Rai e Mediaset, mentre Ski basa i suoi ricavi essenzialmente sulle entrate da abbonamento.
Ma qui va pure sottolineato che occorre superare un'impostazione assurda che vede soppesare allo stesso modo il polo pubblico che appartiene a tutti i cittadini e siamo 57 milioni di persone, ed il polo privato che appartiene ad un solo cittadino, unico caso al mondo, cittadino, che ricopre anche un ruolo di leader nella vita politica del Paese, e quindi, partecipa anche del Polo pubblico.
Ma tornando al libro: come liberarsi alla Tv deficiente?
Superando il duopolio della Tv generalista, duopolio Rai-Mediaset, che è all'origine di tutti i mali, duopolio incentrato sull'Auditel, il sistema di rilevamento degli ascolti, che oggi tutti sappiamo essere inaffidabile, distorsivo e fuorviante, frutto di un Patto che ha permesso di blindare il duopolio, duopolio che assorbe - abbiamo detto - la quasi totalità delle risorse pubblicitarie, duopolio che ha impedito finora la nascita di altri poli, mortificando l'emittenza locale di finanziamenti - ci sono oltre 600 tv locali che sopravvivono in massima parte con le televendite di giorno e i film pornografici di notte; duopolio che ha tagliato fuori gli spettatori dalla Tv, spettatori che oggi non hanno alcuna voce in capitolo.
Riassumendo occorre superare il duopolio, risolvere il conflitto d'interesse, che non è cosa di poco conto, e dotare la Tv di sistemi di rilevamento quantitativi credibili sul piano scientifico e trasparenti nella gestione e ma anche di sistemi qualitativi, che più debbono contare per orientare la produzione dei programmi, solo cosi si potrà liberare la Rai dallo strapotere della Politica e della Pubblicità, che oggi sono padrone assolute della Tv e restituirla ai cittadini.