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Roberta Gisotti 30/06/2008

Da Lubiana a Parigi: oggi è l'ultimo giorno per la Slovenia di presidenza di turno dell'Unione Europea, che domani passerà per il secondo semestre 2008 alla Francia. Tempo di bilanci e di progetti nel passaggio del testimone alla gui
D. - Prof.ssa Bindi, con quale giudizio archiviare la Presidenza slovena che - ricordiamo - è stato il primo Paese della cosiddetta "nuova Europa", tra i dieci entrati nel 2004, a ricoprire questo ruolo?
R. - Il giudizio è duplice. Da una parte, il giudizio sulla gestione tecnica che, tutto sommato, ha fatto onore alla Slovenia: è vero che è stata il primo Paese del gruppo a detenerla, ma è stata anche la prima ad entrare nell'Euro ed ha comunque una tradizione di Pubblica amministrazione buona che ha funzionato bene. Direi che possiamo dar loro un voto positivo. Invece, dal punto di vista politico, purtroppo - ma questo non è certo colpa degli sloveni - c'è stato il "no" irlandese, che in parte ci si aspettava, ma che tutti speravamo non arrivasse, e che riporta l'Unione indietro.
D. - Come valutare in particolare la politica della Presidenza slovena per la stabilità dei Balcani?
R. - Sulla Croazia, abbiamo fatto dei grossi passi in avanti. Infatti, tecnicamente la Croazia è quasi pronta per entrare, e questo è uno dei problemi che si pone con la mancata ratifica del Trattato di Lisbona. Sul resto, la Presidenza slovena si è trovata chiaramente in difficoltà, con la dichiarata indipendenza del Kosovo, perchè le posizioni degli europei sono divergenti. E direi che più di così non avrebbe potuto fare. Un Paese piccolo non può imporsi tra Paesi grandi.
D. - Guardando alla Presidenza francese: quanto la crisi istituzionale cambierà l'agenda del presidente Sarkozy sui quattro temi prioritari, già annunciati: immigrazione, energia e ambiente, difesa e politica agricola?
R. - Immigrazione, energia, ambiente, politica agricola non credo subiranno alcun mutamento. La Difesa potrebbe invece subire qualche cambiamento, perchè indirettamente legata a quello che il presidente Sarkozy cercava di fare, che erano le nomine del nuovo alto rappresentante, il presidente del Consiglio Europeo, che ovviamente a questo punto non ci saranno più. In realtà, però, questo dossier è legato più alla questione della NATO, che non all'Unione Europea. Il presidente Sarkozy ha detto fin dall'inizio che sarebbe stato pronto ad rientrare nella NATO, così come del resto aveva detto Chirac a suo tempo, dietro, però, un adeguato riconoscimento del ruolo della Francia nella NATO stessa. Quindi, in sostanza c'era tutto un giro di 'poltrone' che sarebbe stato facilitato dal fatto di averne alcune vacanti in più da sistemare in Europa, cosa che invece non ci sarà. Quindi, sarà un po' più difficile questo giro ed anche il rientro della Francia nella NATO.
D. - Possiamo considerare la Presidenza slovena di transizione rispetto a quella francese, che adesso dovrà sciogliere nodi importanti?
R. - Direi di sì. La Presidenza francese è delicatissima, perchè deve tentare di trovare un accordo con gli irlandesi e con i cechi, direi, perchè non è chiaro cosa faranno i cechi. E chiudere tutto prima che, nel 2009, il testimone passi prima alla Svezia e poi proprio alla Repubblica Ceca, dove sappiamo c'è un presidente assolutamente antieuropeista e quindi se certi accordi non saranno chiusi prima, difficilmente verranno chiusi prima del 2009, e si passerebbe al 2010.