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Il Papa a Pompei: il Santuario sia aperto al mondo come centro di irradiazione del Rosario e di intercessione per la pace tra i popoli.

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Articolo in: Radio Vaticana  

Roberta Gisotti 20/10/2008

Il Papa a Pompei: il Santuario sia aperto al mondo come centro di irradiazione del Rosario e di intercessione per la pace tra i popoli.
Pompei "cittadella di Maria e della carità" non è "una cattedrale nel deserto", "isolata dal mondo" ma piuttosto è "inserita nel territorio per riscattarlo e promuoverlo": lo ha affermato Benede
 

D. - Eccellenza, qualcuno ha osservato che il Papa non ha parlato direttamente di camorra: ma qual è stato il cuore del suo messaggio?
R. - Il Papa non ha parlato di camorra, ma il popolo che viene a Pompei è il popolo dei cattolici praticanti, il popolo degli onesti, le famiglie autentiche, vere, genuine, che compongono lo 'zoccolo duro', possiamo dire, del popolo italiano e della Chiesa italiana. Il Papa ha voluto incoraggiare coloro che credono, che soffrono per credere. E' chiaro che il Papa guarda lontano anche a quelli che possono essere recuperati. Noi, nel Battesimo, abbiamo ricevuto un germe: il germe del bene, dell'amore, quindi della bontà condivisa e che deve diventare crescente. Il Papa ha voluto incoraggiarci ad ascoltare questo messaggio divino, a praticarlo nella nostra vita, ad essere testimoni di un nuovo mondo di amore.
D. - Non ci sarebbe dunque motivo di delusione per i campani: il Papa è senz'altro loro vicino, vicino alle sofferenze anche nel loro quotidiano...
R. - Certamente. Non solo non c'è stata nessuna delusione, ma c'è stato un corale applauso di ringraziamento, di riconoscenza, di benevolenza verso il Papa.
D. - Eccellenza, a questo proposito, quale sprone si attende dalla visita del Papa, per lei che nell'esperienza quotidiana di pastore vive il diffuso degrado sociale di questa regione ma anche - dobbiamo sottolineare - lo scoramento diffuso tra le gente perbene?
R. - Noi dobbiamo essere seminatori di speranza ma non solo predicatori di speranza, perchè tante volte - anche nelle nostre omelie, forse pur con le intenzioni più belle - ci perdiamo in vaghe esortazioni e in generici incoraggiamenti a fare il bene. Noi tutti ci dobbiamo rimboccare le maniche e adesso, qui, subito, dobbiamo ricostruire il Regno di Dio, coalizzando gli onesti. Anche la Campania è piena di questo popolo di Dio buono, sincero, vero, che cerca il bene e che lo vuole costruire. E noi dobbiamo essere gli organizzatori di questa bontà e questo avviene nel cuore della Chiesa, questo avviene nel cuore di Pompei. Il Papa ieri ci ha detto delle espressioni che mi commuovono ancora: "Lascio qui il mio cuore", tre volte l'ha detto.
D. - E' tempo che il bene torni a riemergere in Campania?
R. - Il bene non è mai stato assente in Campania, ma lei sa che a volte i giornalisti inventano le notizie perchè vogliono creare il "prurito" negli occhi e nelle orecchie delle persone che leggono e che ascoltano, per fare notizia, per vendere i loro giornali. Facciamo attenzione che non diventi anche questo un degrado ed una degenerazione della democrazia. In fondo, lo Stato è quello che noi vogliamo che sia e per fare questo dobbiamo ascoltare i buoni, e dare a loro la possibilità di esprimersi, di fare opinione pubblica. Allora credo che i giornali, i settimanali, le radio, le televisioni, devono smetterla di interessarsi di tante sciocchezze, di tante superficialità, per ritornare ai valori veri, a quelli dei Comandamenti, delle Beatitudini, soprattutto a quelli dell'amore e della solidarietà tra noi.
D. - E' giusto, eccellenza, che il bene si coalizzi da un angolo all'altro del mondo, da una regione all'altra dell'Italia?
R. - Ma che cos'è la Chiesa, come comunità, se non un'immensa coalizione di amore che noi ogni giorno cerchiamo di organizzare così da combattere, quotidianamente, la battaglia contro il male, contro tutte le morti, spirituali e fisiche, contro tutte le ingiustizie? Abbiamo bisogno di cambiare tante cose. Ma come si fa a costruire una pace se non c'è la giustizia? Anzi, se vige l'ingiustizia, la sperequazione? Allora dobbiamo tornare a sentirci e a predicare, a vivere, a soffrire, per poterci sentire tutti fratelli e sorelle, figli di Dio. Allora avremo, nell'amore reciproco, il risultato della pace.

 

 

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