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Roberta Gisotti 04/12/2008

Crisi istituzionale nel Lussemburgo dopo il rifiuto espresso lunedì scorso dal Granduca Henry di firmare, per ragioni di coscienza, la legge sulla legalizzazione dell'eutanasia nel piccolo Regno nel cuore dell'Europa. Il servizio di Roberta
Terremoto nei vertici istituzionali del Lussemburgo dopo il 'no' del Granduca Henry, cattolico, a sottoscrivere il testo che se approvato dal Parlamento, in seconda lettura entro dicembre renderà legale l'eutanasia. Per ovviare al rifiuto del Granduca di legittimare il provvedimento, come previsto dalla Costituzione del piccolo Stato retto da una Monarchia costituzionale, il premier Jean-Claude Junker ha proposto di emendare la Costituzione, cosicchè il sovrano perda il suo potere di veto. Il premier Junker, leader dei cristiano sociali, si era opposto anche lui alla legge sull'eutanasia, quando in prima lettura nel febbraio scorso, aveva spaccato la Camera con 30 voti a favore contro 26. Dopo una fase di attesa e serrate consultazioni, il premier - che pure aveva parlato della questione con il Papa nell'udienza in Vaticano nel marzo scorso - ha voluto così rispettare - a suo dire - la volontà del sovrano e pure gli interessi del Paese. La modifica costituzionale dovrà ottenere il consenso di due terzi del Parlamento. Il Lussemburgo abitato da 480 mila abitanti, per l'85 per cento cattolici, sarà il terzo Paese europeo dopo Belgio ed Olanda a depenalizzare l'eutanasia per i malati terminali, con gravi sofferenze fisiche e psichiche e senza prospettive di miglioramento, con l'assistenza di almeno due medici e di un gruppo di esperti. Il Granduca Henry, 50 anni, da otto sul trono del Lussemburgo, sposato con Maria Teresa sua compagna universitaria, padre di 5 figli, non ha dunque ceduto alle pressioni del Parlamento, confortato dalla fede, come ha messo in luce l'arcivescovo del Lussemburgo, mons. Fernand Frank