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Roberta Gisotti 26/01/2009

Si celebrerà domani la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell'Olocausto. Innumerevoli le iniziative in tutto il mondo in memoria dei milioni di ebrei innocenti perseguitati in Europa negli anni del nazismo, deportati nei l
D. - Professore, passato oltre mezzo secolo da quegli eventi tragici, quanto è ancora importante fare memoria, memoria sul piano emotivo e sul piano storico?
R. - Si potrebbe dire che sono passati 60 anni e più, e ormai l'evento è a un punto che si perde all'orizzonte, ma io non credo. Io credo che la Shoah sia una chiave del Novecento e dell'eredità che il Novecento ci lascia. La Shoah ha significato la scesa all'abisso, in cui gli uomini non erano più uomini. L'abisso che non è solo - lei ha detto giustamente - "un progetto di pochi uomini", ma purtroppo un progetto che ha avuto tanti collaboratori, consenso, testimoni muti, silenziosi, traditori. Non è solo un fatto tedesco, ma nella Shoah c'è una responsabilità europea, anche italiana, con la collaborazione dei fascisti, con tanti collaboratori che. anche per guadagnarci. vendettero gli ebrei ai tedeschi.
D. - Professore, sul piano storico ci sono ancora pagine da indagare?
R. - Non c'è tanto da dibattere con i negazionisiti, perchè io penso che il negazionismo sia uno di quei fatti aberranti che non si fondano su nulla e che non meritano di entrare in dibattito con loro. Io credo che ci sia ancora da studiare, da scoprire nuovi documenti, da dare alla luce nuove testimonianze. Una storia responsabile si deve assumere il compito di trasmettere, riproporre: insomma, deve avere la capacità di spiegare alle giovani generazioni che non si può dimenticare. Per esempio, quando si dibatteva la Costituzione europea al di là delle radici cristiane, io pensavo che bisognasse ripartire da Auschwitz. Come si fa a parlare dell'Europa e dell'Unione Europea senza dire che essa nasce proprio dal "no" ad Auschwitz e dall'esperienza dell'abisso di orrore di Auschwitz?
D. - Professore, ricordare la Shoah significa lavorare oggi per la pace...
R. - Io credo che l'Europa, che noi europei che abbiamo vissuto quel grande dolore, davanti a quel grande dolore dobbiamo scegliere per il rispetto dell'uomo, per la ricerca della pace. E del resto è quello che l'Europa poi ha fatto. Perchè mai più una guerra in Europa? Perchè le guerre sono propizie a questi eventi genocidari. Ho in mente quello che avvenne nella Prima guerra mondiale, con la strage degli armeni e dei cristiani nell'Impero Ottomano o nell'isolamento della Cambogia comunista.
D. - Professore, possiamo dire che la storia non finisce mai di darci insegnamenti?
R. - Ma certo, giusto. Leggere la storia, riflettere sulla storia, ricordare, studiare: questo ci rende più sapienti e più avvertiti e fa sì che noi non siamo miopi, ma vediamo meglio la profondità degli eventi di oggi.