Robertagisotti.it

Frase esatta: Sí No    

 

Un drammatico fatto di cronaca in Italia riporta in primo piano l'influenza negativa dei media sui bambini, cosi come evidenziato

Notizia letta 120947 volte
Articolo in: Radio Vaticana  

Roberta Gisotti 25/01/2007

Un drammatico fatto di cronaca in Italia riporta in primo piano l'influenza negativa dei media sui bambini, cosi come evidenziato

Un drammatico fatto di cronaca, protagonisti quattro ragazzini sotto i 14 anni, i ‘violentatori’, ed una bimba di soli 9 anni, la ‘vittima’, è rimbalzato oggi sulle pagine dei giornali in Italia, riaprendo un acceso dibattito sul ruolo della Televisione nella vita dei ragazzi, all’indomani del messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dedicato proprio al tema dell’educazione dei bambini davanti ai media. Il servizio di Roberta Gisotti, autrice tra l’altro di diversi libri dedicati alla televisione:

 

“L’abbiamo visto fare in Tv”: l’agghiacciante confessione dei giovanissimi stupratori ai magistrati inquirenti. Sotto accusa questa volta non un film o una fiction violenti, o un cartone diseducativo, ma due programmi in orari di massimo ascolto che avevano trattato di analoghi episodi di violenza sessuale. Sarebbe utile conoscere quali sono questi programmi, non per avere un capro espiatorio di una Tv oggi in massima parte ‘irresponsabile’, ma per indicare che ognuno che lavora in Tv deve condividere al contrario responsabilità oggettive rispetto anzitutto ai minori, ma pure del pubblico tutto che siede davanti allo schermo.

 

Da troppi anni disponiamo infatti di ampi e accreditati studi messi a punto da psichiatri, pediatri, psicologi, sociologi, giuristi, massmediologi sui danni di una ‘cattiva televisione’ per la formazione dei giovani, ma anche sugli effetti negativi per gli adulti, soprattutto gli anziani che insieme ai bambini, trascorrono più ore in casa e subiscono maggiormente i programmi di bassa qualità. Studi che vengono inspiegabilmente ignorati dagli addetti ai lavori, ma anche dalle famiglie, dalla scuola, dallo Stato che viene meno al dettato costituzionale che impone di proteggere l’infanzia e la gioventù, anche dallo strapotere dei media.  Nell’incosciente collettiva indifferenza, si consuma così il dramma quotidiano di un’infanzia negata dalla Tv in primo luogo, ma anche dal Cinema e da Internet e da una stampa cinica, che oscurano i diritti dei bambini dietro l’alibi della libertà di espressione. Pochi sanno che in Italia esistono 27 Leggi, Carte e Codici per tutelare i minori nei media, in massima parte disattese ed una ventina di Comitati, Commissioni, Osservatori dove operano circa 500 esperti senza raggiungere lo scopo di garantire il rispetto di quelle norme.

 

Abbiamo allora il coraggio di stracciare tutte queste carte e sciogliamo pure tutti questi Comitati che non servono a nulla, ed anzi ingannano chi pensa di affidarsi al loro operato. Ricordiamo il caso emblematico del film Apocalyto, che dopo il visto ‘per tutti’ della Commissione di revisione cinematografica, ha avuto poi dal TAR il divieto cautelativo ai 14 anni. Ed ancora il consuntivo in questi giorni del Comitato Tv e minori, che in quasi quattro anni ha portato ad una cinquantina di sanzioni pecuniarie, massimo di 200 mila euro: poca cosa di fronte agli enormi interessi dell’industria televisiva, che continua ad inondare le case di prodotti nocivi per la salute psicofisica degli spettatori. E’ tempo che i cittadini riscoprano di essere depositari di diritti anche nel campo della comunicazione, perché sia orientata al bene della persona e della cosa pubblica.

  http://www.archivioradiovaticana.va/radiogiornale/#...]

Come ricorda Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, per “educare i bambini nella via della bellezza, della verità e della bontà” è necessario che i media sappiano promuovere “la dignità fondamentale dell’essere umano, il vero valore del matrimonio e della vita familiare, le conquiste positive ed i traguardi dell’umanità”. Ma accendendo la Tv spesso riscontriamo tutt’altro, come sottolinea, nell’intervista di Paolo Ondarza, il prof. Marco Derìu docente di Etica e Deontologia della Comunicazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano:


R. – Credo che le situazioni che tiene presente questo messaggio sono quelle che abbiamo un po’ tutti sotto gli occhi. Cito, solo per fare degli esempi, alcuni reality show televisivi o di un uso anche della rete Internet da parte dei minori in cui la violenza viene addirittura esaltata.

 

D. – Il Papa indica ai media valori come quelli della dignità della persona umana e della famiglia. Ecco, si tratta di valori che, a volte, vengono dimenticati?

 

R. – Più che dimenticati vengono tenuti ben presenti per essere, però, puntualmente stravolti. Purtroppo la normalità non fa notizia e non fa audience e, quindi, sempre più spesso si tende a proporre degli stereotipi – soprattutto attraverso il mezzo televisivo – che sovvertono i canoni classici delle nostre idee, per esempio, di famiglia o anche di persona. Pensiamo alla fiction seguitissima come “Un medico in famiglia”, si annuncia ora addirittura una nuova edizione con il tema dell’omosessualità affrontata in maniera un po’ particolare. Ci sono delle famiglie televisive che vengono presentate come assolutamente normali e forse così normali non sono.

 

D. – Importante – secondo Benedetto XVI – educare i bambini a valori quali bellezza, verità e bontà …

 

R. – Quando si parla di estetica si punta molto a qualcosa che sia bello da vedere e cioè spettacolare, ma la spettacolarizzazione in sé può essere un eccesso. Bisogna imparare a cogliere ciò che c’è di bello, vero e positivo e spettacolarizzarlo quello e se ci accorgiamo che di bello, vero e positivo c’è troppo poco. Bisognerebbe allora fare in modo, se non altro attraverso il telecomando, che la nostra azione ed anche il nostro disgusto rispetto ad un certo tipo di offerta si faccia sentire, e magari obblighi davvero l’industria mediatica – come il Papa sollecita – a produrre qualcosa di più e qualcosa di diverso.

 

D. – Il Papa rivolge un appello al mondo educativo: “Aiutate i vostri figli ad essere selettivi”…

 

R. – Per poter educare ad una fruizione critica e consapevole i minori, dobbiamo essere noi per primi ad avere questo tipo di sguardo critico, quello che è un vero e proprio discernimento. Teniamo presente che per i bambini mai la televisione è la prima scelta quando gli si chiede come vogliono passare il loro tempo libero. Una recente indagine ha confermato che prima di dire “vedo la televisione”, dicono “voglio fare i compiti con i genitori”. La nostra fruizione adulta è una fruizione diciamo distratta o forse più consapevole, la loro è invece una fruizione che tende a dare veramente tutto per vero.

 

D. – Per assistere ad una inversione di tendenza della televisione c’è da aspettare molto o forse questa inversione, dal suo punto di vista, è già in atto silenziosamente?

 

R. – I dati di ascolto ci dicono che dal 2006 in poi, la televisione nel suo complesso ha cominciato a perdere spettatori e che i reality hanno subito – finalmente dico io – una flessione. Questo è un segnale che fa ben sperare. Bisogna vedere come, però, i produttori di reality, e la televisione in particolare, coglieranno questo segnale: se reagiranno con una programmazione ancora più spietata, ci aspettano tempi ancora più duri.

 


 

 

 

 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità,
non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.