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Roberta Gisotti 15/07/2009

"Trovare soluzioni alla crisi economica generata dall'avidità e dalla mancanza di responsabilità etica": questa sfida implica un nuovo modello di sviluppo globale. Lo ha sottolineato mons. Silvano Tomasi, Osservatore permanente
"La crisi economica globale prosegue inesorabile" - ha esordito l'arcivescovo Tomasi - citando le previsioni della Banca mondiale: nel 2009 fino a 65 milioni di persone saranno colpite da povertà estrema e gli affamati cronici saliranno fino a 1 miliardo. Una moltitudine di poveri a maggior rischio di contrarre malattie sia croniche che contagiose, come l'influenza A, generata da un virus finora sconosciuto. Questo scenario - ha sottolineato il rappresentante della Santa Sede - evidenzia "il nesso tra povertà e salute e il fardello sproporzionato che grava sui Paesi in via di sviluppo", dove la sanità pubblica già così debole non sarà in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini più vulnerabili se dovrà affrontare tagli negli aiuti internazionali. Ecco perchè - ha ammonito il presule - "l'aiuto allo sviluppo deve essere mantenuto e perfino aumentato", "più che un'espressione di solidarietà è una questione di giustizia".
Ha ricordato mons. Tomasi che la Chiesa cattolica sostiene oltre 5 mila ospedali, più di 18 mila cliniche e circa 15 e 500 case per anziani e disabili e altri programmi sanitari in tutto il mondo, specie nelle aree più isolate ed emarginate e tra le persone che non beneficiano di alcuna assistenza pubblica, in particolare in Africa. Ma a fronte di questo impegno ingente, riconosciuto dall'OMS, "le organizzazioni confessionali - ha lamentato il rappresentante vaticano - non ricevono una parte equa delle risorse destinate al sostegno delle iniziative sanitarie globali, nazionali e locali". Ha ribadito mons. Tomasi che "l'accesso all'assistenza sanitaria primaria e ai medicinali salvavita a prezzi accettabili è fondamentale per migliorare la salute globale".
Se l'attività economica - ha concluso il presule citando l'ultima enciclica del Papa Caritas in veritate - non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile", che va finalizzata al bene comune, "di cui deve farsi carico anche e soprattutto la comunità politica", allora bisogna ripartire da un approccio etico allo sviluppo globale "incentrato sulla persona umana piuttosto che sul profitto, e che tenga conto dei bisogni e delle aspirazioni dell'intera famiglia umana".