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Roberta Gisotti 16/02/2010

Tutti i giornali parlano oggi della grande affluenza di fedeli alle spoglie di Sant'Antonio nel primo giorno dell'ostensione nella Basilica di Padova, dopo 29 anni dall'ultima ricognizione, avvenuta a 750 anni dalla sua morte nel 1981. Pellegr
D. - Padre Ugo, vi aspettavate in tempi secolarizzati e di diffuso malcostume e malaffare tanta devozione popolare?
R. - Sant'Antonio ha sempre amato la gente e le folle vanno a lui. Ieri mattina, lunedì, alle 3.30 è arrivato il primo pellegrino e già alle 4.00, c'era una coda che si sviluppava per più di duecento metri fino al Prato della Valle, malgrado facesse davvero freddo. Abbiamo contato nella prima giornata di ostensione 20 mila pellegrini: la Questura ha calcolato che ogni ora, su per giù, 1.500 persone passano davanti alle spoglie mortali del Santo per il loro gesto di profonda venerazione.
D. - Padre Ugo, agli occhi di atei, miscredenti o agnostici tutto ciò può apparire anche ingenuo. Ma quale ricompensa possono aspettarsi le persone da questa visita a Sant'Antonio: un miracolo, una grazia o che altro?
R. - Sant'Antonio agisce nei cuori e credo che ognuno abbia il diritto di aspettarsi un miracolo; abbia il diritto di aspettarsi che la sua vita un poco possa cambiare, perchè non la cambiamo da soli, la cambiamo con l'aiuto della grazia del Signore. Una grazia che Sant'Antonio sa chiedere e sa poi mediare per gli uomini. Cosa ci si può aspettare? Sicuramente, un incontro autentico con una persona che è stata vera, una persona amica di Dio e amica degli uomini, una persona felice, perchè questo sono i Santi. Io credo che, in un tempo di "vetrinizzazione", in un tempo di reality show, in un tempo in cui la gente si esibisce, abbiamo l'esempio di qualcuno, di un Santo, che dopo otto secoli non ha bisogno di esibizionismi particolari perchè la gente lo va a vedere, la gente capisce che in quelle ossa vecchie di 800 anni c'è la traccia di una vita riuscita e di una vita felice.
D. - Padre Ugo, sabato prossimo, ultimo giorno dell'ostensione, è previsto un evento speciale...
R. - Il mensile di contenuto più diffuso in Italia, invita i suoi lettori ad una Santa Messa. Quindi, una comunità - quella che noi chiamiamo la "famiglia antoniana" - si troverà a celebrare insieme un'Eucaristia. Ci tengo, però, a precisare che anche chi non potrà venire, ha avuto la possibilità di far arrivare vicino ai piedi del corpo del Santo la sua preghiera. Abbiamo spedito più di mezzo milione di copie e ci stanno tornando ogni giorno più di duemila suppliche da portare a Sant'Antonio. Quindi, anche i malati e tutti coloro che sono a casa ed impossibilitati a venire saranno con noi quel giorno, tutta la grande Famiglia antoniana, i lettori del "Messaggero di Sant'Antonio".