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Roberta Gisotti 01/06/2010

Una grande folla commossa ha partecipato questa mattina alle esequie di don Mario Picchi, il fondatore del Ceis, il Centro italiano di solidarietà, scomparso sabato scorso all'età di 80 anni. A presiedere i funerali, nella Basilica di Sa
D. - Don Luigi Ciotti, la sua vita e quella di don Mario Picchi sono scorse parallele. Alla fine degli anni '60, lei a Torino, lui a Roma, avete avvertito l'esigenza di essere accanto a chi soffre, in particolare accanto a chi vive il dramma della tossicodipendenza. Che cosa vi ha accomunato in quegli anni lontani e che cosa vi ha poi unito nel vostro percorso di vita, nel vostro percorso sacerdotale?
R. - La strada è stata la nostra grande protagonista, perchè sulla strada noi abbiamo incontrato chi faceva più fatica. Così insegna il Vangelo, la Parola di Dio, in modo così chiaro, categorico: cercate prima di vedere Dio e poi la sua giustizia. Don Mario è stato veramente, anzitutto, un prete capace di saldare terra e cielo, con una grande attenzione per le persone e una vita vissuta nella fatica. Quella fatica che ti permette di comprendere anche la fatica delle persone e soprattutto di farsi carico della vita di tutte le persone. Per me, poi, diventa importante non dimenticare mai la sua grande dignità nella malattia. Quella bomboletta di ossigeno che si portava in giro per poter continuare a respirare ha dato ossigeno anche a noi, per trovare la forza di guardare avanti e di non fermarci davanti agli ostacoli, di impegnarci di più.
D. - Don Luigi, lei nel corso degli anni ha pensato bene di allargare il suo impegno anche su molti altri fronti ed anche don Picchi. Qual è la sua eredita, che dobbiamo raccogliere?
R. - Don Mario è stato testimone della Parola di Dio, un'eredità immensa: questa fedeltà a Dio e fedeltà all'uomo. Soprattutto, io vedo che l'eredità è in noi: non c'è un "io", ma c'è un "noi". Don Mario ha fatto questo, ha cercato di responsabilizzare, di coinvolgere, di dare dignità, partecipazione a tanti, alle famiglie e a tanti collaboratori. E' quello che ho cercato di fare anch'io nel mio piccolo, prima con il Cnca, poi con la Lila ed oggi con Libera, continuando a stare sempre sulla strada e sempre con chi fa più fatica: lottando contro la grande criminalità contro le mafie, contro chi ci toglie la libertà e la dignità, con un'azione culturale, politica in senso lato per il bene comune e soprattutto con il voler bene, ampiamente, nell'ascolto della Parola, nella preghiera, nell'Eucaristia, nel portare questo grido di amore e di impegno nella coscienza della gente.