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Roberta Gisotti 21/06/2010

"L'educazione fra fede e cultura". Nel cuore del Medio Oriente si tiene oggi a Beirut il sesto incontro della Fondazione internazionale Oasis, istituita nel 2004 dal cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, per promuovere la reciproca c
D. - Eminenza che cosa vi ha spinto a parlare di educazione in questo critico momento storico per il Medio Oriente, che Lei nel suo intervento ha paventato "molto vicino ad un punto di non ritorno"?
R. - Perchè siamo convinti - e abbiamo già avuto una buona conferma nella prima mezza giornata di lavori che è stata aperta dal patriarca Sfeir e che ha visto gli interventi di due o tre autorevoli personalità islamiche - che proprio per poter porre rimedio a questa situazione che è sempre sull'orlo della caduta, è assolutamente necessario riuscire ad entrare in una prospettiva di medio-lungo periodo. Allora, è prassi di Oasis affrontare ogni anno un tema-chiave per la buona vita della persona e della famiglia umana, e avendo parlato lo scorso anno della "tradizione" abbiamo visto che la tradizione resta morta se non passa attraverso una proposta educativa che consenta a ciascuna generazione di assimilare la tradizione, aprendola alle necessarie novità. Per esempio, nel confronto tra il sistema scolastico libanese - in cui esiste il problema del dialogo, delle integrazioni non soltanto tra cristiani e musulmani, ma anche con i drusi, e dove le stesse comunità cristiane sono molto articolate in diversi riti - questo confronto ha fatto emergere taluni spunti di grande interesse per affrontare il problema della convivenza pacifica tra gli islamici ed i cristiani, tra gli occidentali e gli orientali anche in questo momento estremamente delicato.
D. - Dunque, l'integrazione e il dialogo partono dai banchi di scuola...
R. - Esattamente, perchè c'è scuola e scuola. E qui s'è visto molto bene: nello stesso Libano, dove ci sono molte università e dove c'è un sistema talora molto avanzato di scuole, sia di tipo libero che di tipo statale, c'è scuola e scuola da dove sono venuti fuori sia i militanti violenti sia gli uomini di pace.
D. - Le religioni possono dunque ancora giocare un ruolo positivo nello scacchiere mediorientale, che sempre più è assimilabile ad una "polveriera"?
R. - Lo possono giocare - secondo me - più che mai. E ci sono uomini, non soltanto dal punto di vista cristiano, ma anche musulmano - per citare le due grandi religioni - che sono ben consapevoli dei problemi difficili che esistono. Il punto è sempre quello: la religione non si lasci "parassitare" dall'ideologia. La religione cade nel fondamenalismo quando non si vede con chiarezza il nesso tra la verità e la libertà e questo succede quando l'ideologia politica diventa un parassita della religione, strumentalizza la religione per il proprio progetto. E l'educazione - l'educazione autentica - è il vero antidoto contro questo rischio: ovvero che la politica, l'ideologia politica "parassiti" la religione.