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Roberta Gisotti 09/09/2010

Auguri del Papa alla comunità ebraica che oggi festeggia il Capodanno entrando nell'anno 5771 e per le ricorrenze di Yom Kippur e Sukkot. In un messaggio rivolto al Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, Benedetto XVI auspica "che queste
D. - Professoressa Pepi, qual è il significato religioso ma anche laico di questa festa? Si può paragonare al nostro Capodanno?
R. - Come è noto l'anno ebraico è un anno lunare e il giorno di Capodanno, che in ebraico si chiama "Rosh Ha-Shanah", segna proprio l'inizio dell'anno. Quindi, in questo senso, è uguale al nostro, anche se il nostro è un calendario solare. Il significato laico è proprio quello dell'anno nuovo che inizia. Il significato religioso, invece, è legato al fatto che in questo giorno nella tradizione ebraica si usa ricordare la creazione del mondo. E' interessante, a mio avviso, l'augurio che si scambiano gli ebrei tra di loro "Shanah Tova Umettucka", che letteralmente significa "Che sia un anno buono e dolce", quindi pieno di cose positive. Nell'ebraismo, come anche nella nostra tradizione culturale, ogni festa è legata a un incontro a tavola, quindi anche a dei cibi particolari. Il Capodanno è iniziato ieri sera perchè le giornate nell'ebraismo iniziano dalla sera al mattino, poichè in Genesi 1 è scritto: "E fu sera e fu mattina." Quindi, ieri sera in realtà si è già fatta la cena del Capodanno in cui si mangiano tantissimi cibi dolci. Il miele è l'elemento principe, perchè è un alimento di fondamentale importanza anche nel testo biblico. La tradizione ebraica fa sempre riferimento in ogni suo aspetto al testo biblico, alla Torah. "Rosh Ha-Shanah", il Capodanno, è anche un momento in cui bisogna riflettere sulla propria condotta morale, cioè fare un esame di coscienza, fare un bilancio di come si è svolto l'anno passato e anche porsi dei buoni propositi per l'anno che sta entrando. E, un augurio che gli ebrei religiosi fanno l'uno all'altro in italiano suona così: "Che tu possa essere scritto nel libro dei buoni".
D. - Professoressa Pepi, del mondo ebraico con il quale siamo da sempre in contatto di convivenza, a dire la verità, si continua a conoscere poco?
R. - Sì è vero. Diciamo che negli ultimi anni ci sono stati molti incontri, molti seminari dedicati proprio alla conoscenza di questa cultura che, tra l'altro, bisogna ricordare è alle radici della nostra cultura. Però, è vero, che si conosce ancora poco. Insegnando all'università, mi capita spesso di chiedere agli studenti, con cui mi piace dialogare, cosa sanno di questa tradizione culturale. Molto spesso gli studenti non hanno conoscenza di nulla, delle tradizioni culturali, delle credenze religiose. Quindi, a mio avviso, sarebbe molto importante proprio la reciproca conoscenza perchè molti problemi di incomprensione nascono proprio da queste lacune. Credo anche che conoscendosi meglio si potrebbero approfondire gli aspetti in comune che sono ovviamente tanti. Io citerei il fatto che il cristianesimo e l'ebraismo hanno in comune un testo, quello che noi chiamiamo nella nostra tradizione Antico Testamento e che gli ebrei chiamano Torah. E' un unico testo, quindi, anche quando si parla di religioni monoteiste e si fa un confronto tra religioni monoteistiche quali l'islam, il cristianesimo e l'ebraismo, l'accento sul rapporto tra ebraismo e cristianesimo è molto più forte perchè abbiamo in comune un testo.