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Il ruolo del Vaticano negli equilibri europei analizzato nel libro ''La Santa Sede alla Conferenza di Helsinki''. Intervista con l'autore, Giovanni Barberini

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Articolo in: Radio Vaticana  

Roberta Gisotti 22/09/2010

Il ruolo del Vaticano negli equilibri europei analizzato nel libro ''La Santa Sede alla Conferenza di Helsinki''. Intervista con l'autore, Giovanni Barberini
Il ruolo del Vaticano negli equilibri europei analizzato nel libro "La Santa Sede alla Conferenza di Helsinki". Intervista con l'autore, Giovanni Barberini
 

R. - Fu un ruolo che io ritengo molto, molto importante, almeno per due motivi: prima di tutto, perchè la Santa Sede - allora governata da quel grande uomo di Stato che era Paolo VI con il suo collaboratore, il grandissimo diplomatico mons. Casaroli - seppe inserirsi sulla scena internazionale in un momento particolarmente difficile e delicato. In ciò, devo dire, anche sotto la pressione - può sembrare strano - dell'allora Unione Sovietica, che aveva intravisto, era convinta del ruolo che avrebbe potuto giocare la Santa Sede nelle relazioni internazionali, per la distensione e per la pace. L'altra questione che va sottolineata è la formulazione di quello che è passato alla storia come il settimo principio del decalogo di Helsinki: cioè, la libertà di pensiero, di coscienza, di religione, che fu una rivendicazione non di carattere generale o meno che meno in favore della fede cattolica, ma costituì la base ideologica per tutti i movimenti di dissenso che poi portarono gradualmente alla caduta dei regimi comunisti.

D. - Passiamo all'Osce di oggi, che resta la più vasta organizzazione regionale per la sicurezza. Ma quale importanza riveste, nell'attuale scacchiere internazionale? Qualcuno dice anche che sia un organismo superato ...

R. - Io ritengo che, come molte organizzazioni internazionali, anche l'Osce stia passando un momento non vogliamo dire di crisi, ma di trasformazione, come lo sta passando la Nato: la stessa Unione Europea ha problemi, il Consiglio d'Europa pure. Non mi meraviglio allora che anche l'Osce stenti a trovare il suo ruolo. E' chiaro che questo ruolo, oggi, deve essere trovato coordinandosi con le altre organizzazioni internazionali, in particolare con la Nato. Perchè la sicurezza non può essere più affidata soltanto alla Nato, ma deve abbracciare anche uno scacchiere che va ben al di là dei confini della Nato: si pensi agli Stati dell'Asia centrale, per esempio.

D. - Professore, il ruolo dell'Osce è forse anche offuscato da altri organismi di maggiore interesse economico: non crede che oggi viviamo tempi di sbilanciato asservimento della politica all'economia?

R. - Certamente. Però, non dimentichiamo una cosa: stante il complesso delle relazioni economiche e i problemi di carattere finanziario che stringono il mondo intero - e l'abbiamo visto recentemente - è anche vero che gli Stati, soprattutto gli Stati europei, questa enorme massa di Stati europei, compresi poi gli Stati Uniti e il Canada, non può fare a meno di un sistema di sicurezza che sia globale e che consenta anche relazioni economiche e finanziarie, più pacifiche, più equilibrate. Quindi, le due cose - l'aspetto economico e l'aspetto della sicurezza politico-militare - non sono in contraddizione ma devono essere coordinate.

D. - Professore, un concetto di sicurezza basato su principi etici?

R. - Certamente. E qui, se mi permette, mi rifaccio a quello che ha sempre detto e insegnato il grande collaboratore di Paolo VI, mons. Casaroli. Allora la pace si reggeva sull'equilibrio del terrore e più o meno ha funzionato, perchè ha impedito che scoppiasse la terza guerra mondiale. Però, io penso che oggi non sia più un problema di equilibrio, inteso come 50 anni fa, ma sia un problema di equilibrio ragionato, rispettoso l'uno dell'altro. E in particolare, si tratta di trovare un equilibrio tra le varie aree che compongono questo immenso mondo "europeo", che ormai va dall'Iran, praticamente, fino agli Stati Uniti d'America.




 

 

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