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Roberta Gisotti 21/10/2010

Benedetto XVI ha ricevuto il nuovo ambasciatore della Romania, Bogdan Tataru-Cazaban. Integrità, onestà e rettitudine - ha sottolineato nell'occasione il Pontefice - sono tre virtù essenziali per gestire la complessità cres
20 anni fa, ha ricordato Benedetto XVI, "la Romania ha deciso di scrivere una nuova pagina della sua storia. Ma tanti anni vissuti sotto il giogo di un'ideologia totalitaria lasciano delle ferite profonde nella mentalità, nella vita politico-economica e negli individui". Così "dopo i tempi dell'euforia e della libertà", la Romania "si è impegnata - ha riconosciuto il Papa - con determinazione in un processo di ricostruzione e di guarigione", e "la sua entrata nell'Unione Europea ha segnato anche una tappa importante nella ricerca di una democratizzazione autentica". Tuttavia ora "per proseguire questo rinnovamento in profondità, le nuove sfide da raccogliere sono numerose" - ha ammonito il Santo Padre - al fine di evitare che la società romena "non si basi unicamente sulla ricerca del benessere e l'allettamento del profitto, conseguenza comprensibile d'un periodo di oltre 40 anni di privazioni". Da qui l'invito a che prevalgano "l'integrità, l'onestà e la rettitudine" in tutte le componenti della società romena, così contribuendo "in modo efficace alla rigenerazione del tessuto politico, economico e sociale nella complessità crescente del mondo contemporaneo".
Ha sottolineato ancora il Papa che la Romania "è costituita da un mosaico di popoli. Una tale varietà - ha detto - può essere letta come un ostacolo all'unità nazionale ma anche essere vista come un arricchimento della sua identità". E così anche ha ricordato che la Romania possiede "una lunga e ricca tradizione religiosa", ferita anch'essa da decenni oscuri e "certe ferite sono tutt'ora vive". Da qui l'auspicio a riparare le ingiustizie ereditate dal passato attraverso un doppio livello d'intervento: favorendo "un autentico dialogo tra lo Stato e i diversi responsabili religiosi" e "incoraggiando armoniose relazioni tra le differenti comunità religiose". Benedetto XVI infine ha rimarcato: gli sforzi realizzati dai governi che si sono succeduti per stabilire relazioni tra la Chiesa cattolica e la Romania; la ripresa, ormai da 20 anni, dei rapporti diplomatici con la Santa Sede; e la nuova Legge sui culti.
Rievocando la visita di Giovanni Paolo II in Romania, nel 1999, la prima in un Paese a maggioranza ortodossa, Benedetto XVI, ha assicurato che la Chiesa cattolica intende proseguire nel dialogo desiderato con l'insieme delle comunità cristiane. "La testimonianza di una fraternità tra cattolici e ortodossi, in uno spirito di carità e di giustizia - ha concluso - deve prevalere sulle difficoltà e aprire il cuore alla riconciliazione".