R. – A dir la verità, ho tanti ricordi, tanti bei ricordi, anche perché ho avuto la possibilità di lavorare con lui per più di dieci anni e abbiamo sempre mantenuto una grande amicizia. Anche se ero già un po’ preparato al fatto che venisse meno e che morisse, mi è dispiaciuto tantissimo e ancora adesso mi dispiace, mi dispiace veramente.
D. – Come è stata appresa la notizia?
R. – Sono diverse le comunità che ha servito: Mindanao, qui vicino a Manila, e poi anche le zone un po’ più centrali e l’ultimo suo impegno era nell’isola di Mindoro. Adesso sta cominciando ad arrivare la notizia alla gente comune. So, ad esempio, che i vescovi di queste diocesi stanno organizzando delle Messe in ricordo e a suffragio di padre Giancarlo. La notizia sta arrivando e ne stanno dando notizia sia i giornali che le televisioni e le radio delle Filippine.
D. – Quale eredità principale resta di quest’uomo, che aveva mostrato anche così tanto equilibrio nella tragica vicenda del suo rapimento?
R. – L’immagine che ha sempre dato è quella di una persona semplice e buona, molto vicina ai poveri e ai bisognosi, abbastanza riservata e silenziosa, ma soprattutto l’immagine che la gente ha davanti a sé è proprio quella di questa figura imponente da un punto di vista fisico, ma – allo stesso tempo – si vedeva la sua semplicità e anche la sua bontà di cuore verso coloro che gli si avvicinavano per chiedere aiuto in un modo o in un altro.
D. – Dopo il suo rapimento, c’erano stati cambiamenti nei rapporti fra cristiani e musulmani?
R. – Lui era stato rapito in una zona dove c’era una certa percentuale di musulmani, ma anche una forte presenza di cristiani. Per quanto ne posso sapere, i rapporti tra cristiani e musulmani sono rimasti uguali, anche perché sembra che chi avesse organizzato e portato avanti il rapimento fosse veramente un piccolo gruppo e lo scopo era quello di riuscire a fare qualche soldo, chiedendo un riscatto.
D. – E infatti lui, una volta rientrato, sottolineava con la sua comunità: "Sono stati dei criminali a rapirmi e non c’entra che fossero musulmani"...
R. – Sì, non era tanto da mettere sotto il punto di vista di conflitto tra cristiani e musulmani, ma semplicemente un rapimento a scopo di guadagno, a scopo di riscatto.
D. – Padre Re, com’è la situazione per voi missionari nelle Filippine di oggi?
R. – Dipende dalla zone, anche se attualmente nella maggior parte delle zone in cui lavoriamo la situazione è abbastanza tranquilla. Poi possono esserci dei momenti in cui la tensione aumenta un poco e allora, in quel caso lì, bisogna stare attenti.