R. – Devo dire che, negli ultimi anni, si è avuta una netta riduzione del fenomeno. Le agenzie internazionali, insieme alle agenzie locali e ai governi, stanno lavorando bene in questa direzione. Ancora oggi però troviamo 168 milioni di ragazzi - tra i 5 ed i 17 anni di età - che sono coinvolti nel lavoro minorile. Quindi, anche se abbiamo avuto negli ultimi 12 anni una buona riduzione, il problema ancora persiste ed è rilevante.
D. – Per questo il direttore generale dell’Ilo Guy
Ryder ha detto che: “La direzione è giusta ma ci stiamo muovendo troppo lentamente”. C’è infatti un obiettivo che difficilmente sarà raggiunto: quello di eliminare le forme peggiori di lavoro entro il 2016...
R. – Se guardiamo agli ultimi trend - soprattutto l’ultimo tra il 2008 ed il 2012 - abbiamo 78 milioni in meno di bambini coinvolti, anche partendo dal 2000. Purtroppo, se consideriamo l’attuale tasso di diminuzione del lavoro minorile non raggiungeremo per niente gli obiettivi nel 2016 e difficilmente nel 2020. Quindi, bisogna sicuramente lavorare di più, accelerare le azioni e coinvolgere sempre di più i governi nella lotta contro il lavoro minorile.
D. – Ci sono due convenzioni dell’Ilo, quella sull’età minima e quella sulle peggiori forme di lavoro minorile. Quanti Paesi le hanno ratificate e soprattutto le rispettano?
R. – Per quanto riguarda le convenzioni, la numero 182 - sulle peggiori forme di lavoro minorile - è stata ratificata da quasi tutti gli Stati membri dell’Ilo, ne mancano soltanto 8. Per quanto riguarda la convenzione numero 138 - sull’età minima di ammissione al lavoro che varia tra i 13 e i 15 anni - è stata ratificata da ben 166 Stati membri. Sono state ratificate ma adesso un problema ulteriore è quello di implementazione. Anche se quello che vediamo è molto incoraggiante - i governi reagiscono sempre meglio – però a questo punto quello che serve è più un approccio di politica integrato: che non guardi soltanto al problema del lavoro minorile in sé ma che agisca anche con politiche di protezione sociale; che guardi al mercato del lavoro migliorando l’accesso al lavoro per i giovani e per gli adulti. Servono anche politiche di advocacy: far capire alle famiglie quanto sia importante affrontare il problema del lavoro minorile per migliorare il futuro dei propri figli e di tutti i giovani. In tal senso ci si sta muovendo bene, quindi ci aspettiamo nei prossimi anni di avere anche risultati migliori.